Il Consiglio di Stato, con sentenza 28 giugno 2007, n. 3809, ha dovuto valutare l’ammissibilità di ritornare su una sua decisione di circa 8 anni prima a seguito del ricorso di un
maresciallo che accusava l’Amministrazione della Difesa di aver omesso di presentare carte decisive in un precedente processo sulla stessa materia.
Oggetto del contendere era di valutare se i destinatari di una indennità supplementare per “aerosoccorso” fossero da individuare solo nel personale in possesso del brevetto di incursore
o di operatore subacqueo presso il centro di sopravvivenza ed aerosoccorritori, piuttosto che anche in altri settori.
Per cui, secondo il maresciallo, a suo tempo il Consiglio di Stato non avrebbe avuto gli elementi necessari per valutare se l’indennità di aerosoccorso potessero essere espletate anche
da parte di altre unità oltre a quella del Centro di Soccorso Aereo.
Entrando nel merito, il Consiglio di Stato ha dichiarato inammissibile il ricorso del maresciallo in quanto non ha ritenuto credibile che non fosse da tempo pervenuta ai naturali destinatari
ancora in servizio o, comunque, sicuramente legati da rapporti di conoscenza con le strutture organizzative in cui hanno prestato attività e sulla base di tali considerazioni ben poteva
a suo tempo il ricorrente osservare i termini per la proposizione del ricorso per revocazione.

Fatto e diritto – Un maresciallo di 3^ classe nella riserva ha proposto ricorso per la revoca di una precedente decisione del Consiglio di Stato che, accogliendo l’appello
dell’Amministrazione della difesa, aveva negato al ricorrente il diritto a percepire la speciale indennità di aerosoccorso sul presupposto che i destinatari di detta indennità
supplementare fossero da individuare soltanto nel personale in possesso del brevetto di incursore o di operatore subacqueo presso il centro di sopravvivenza ed aerosoccorritori.

Le ragioni del maresciallo – Il maresciallo ha sostenuto che tale decisione deve essere revocata, in conseguenza del comportamento sleale tenuto dall’Amministrazione nel corso del
giudizio di appello, nonché del reperimento di nuovi documenti decisivi (che l’Amministrazione stessa non aveva prodotto).
A tale riguardo il maresciallo ha posto in rilievo il dolo dell’Amministrazione della difesa, che non avrebbe prodotto elementi decisivi a conforto delle sue tesi come comprovato, in un secondo
momento, dalla successiva acquisizione dei documenti recanti gli elementi anzidetti.
Per cui a suo tempo il Consiglio di Stato non avrebbe avuto gli elementi necessari per valutare se le indennità di aerosoccorso potessero essere espletate anche da parte di altre
unità oltre a quella del Centro di Soccorso Aereo (CSA).

Le ragioni del Ministero della difesa – Si è costituito per resistere in giudizio il Ministero della difesa sia per la tardività e l’inammissibilità della richiesta
del ricorrente e per l’infondatezza in fatto e diritto della pretesa avanzata dal maresciallo.

La decisione del Consiglio di Stato – Per il Consiglio di Stato, l’esistenza dei documenti asseritamente decisivi ai fini della revocazione è emersa in epoca di molto anteriore a
quella della proposizione del ricorso per revocazione in esame, mentre l’interessato non ha fornito alcun elemento di valutazione in ordine alla effettiva impossibilità di conoscenza e
di tempestiva produzione in giudizio della documentazione di cui si tratta.
Il Consiglio di Stato ha fatto rilevare che la sentenza cui l’interessato fa riferimento è stata “pubblicata” circa otto anni prima della proposizione della istanza di revocazione,
divenendo in tal modo conoscibile ed accessibile a tutti gli interessati e, come evidenziato dalla difesa dell’Amministrazione, la materia controversa di cui si tratta riguarda un numero
consistente, anche se circoscritto, di soggetti, che in gran parte hanno avviato un ampio contenzioso, ancora attualmente in corso, per l’accoglimento delle pretese avanzate ai fini del
conseguimento della indennità di aerosoccorso in questione.
Quindi, per il Consiglio di Stato, pare poco attendibile, sul piano fattuale, che la notizia di una pronuncia concretamente favorevole per le anzidette pretese non sia da tempo pervenuta ai
naturali destinatari, ancora in servizio o, comunque, sicuramente legati da rapporti di conoscenza con le strutture organizzative in cui hanno prestato attività.
In tale situazione, le affermazioni del ricorrente non consentono, in effetti, di verificare l’osservanza dei termini per la proposizione del ricorso per revocazione, sicché il medesimo
ricorso risulta inammissibile anche sotto tale profilo.

Consiglio di Stato, sentenza 28 giugno 2007, n. 3809
Scarica il documento completo in formato .Pdf