Indicazione dell’origine dei prodotti alimentari, Federalimentare: Dibattito letteralmente fuori luogo

Si ripropone in Italia il dibattito sulle indicazioni, in etichetta dei prodotti alimentari, del luogo di manifattura ovvero di quello di origine delle materie prime.

Un dibattito letteralmente fuori luogo, posto che da circa trenta anni la disciplina di etichette e pubblicità dei prodotti alimentari è stata devoluta alle competenze del
legislatore comunitario. I Paesi UE non sono legittimati a modificare il regime vigente come la Commissione europea e la Corte di Giustizia di Lussemburgo hanno affermato in ripetute
occasioni, arrivando persino a diffidare il Governo italiano, ad astenersi dal dare attuazione a una norma nazionale tesa a introdurre l’indicazione obbligatoria
dell’origine sull’etichetta dei prodotti alimentari.

Nel documento Federalimentare intende ribadire che qualsivoglia disposizione nazionale relativa all’origine determinerebbe una grave discriminazione – sul piano della concorrenza
– tra i nostri prodotti e quelli provenienti dagli altri Paesi UE, nonché problemi applicativi complessi oltre a un aumento dei costi, valutabile tra il 10 e il 20 % dei prezzi
alla produzione.

Inoltre, anziché tutelare il Made in Italy, snaturare il criterio di definizione dell’origine, quale luogo di provenienza delle materie prime anziché di ultima
trasformazione sostanziale del prodotto, condurrebbe al paradosso di qualificare come italiani prodotti realizzati in altri Paesi utilizzando materie prime italiane, e al contempo
negare l’italianità ad alimenti fabbricati sul nostro territorio utilizzando materie prime di diversa origine, non presenti in Italia in quantità e qualità
sufficienti.

Leggi il documento di Federalimentare

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