È entrato nella sua fase operativa «Industria 2015», il programma di politica industriale varato dal governo nel 2006, il ministro Bersani ha ricordato che si tratta di ‘un
progetto di tutti’, vista anche la grande adesione raccolta nei primi 18 mesi di lavoro, e ha chiesto ad entrambi gli schieramenti di inserirlo nei rispettivi programmi «per la riscossa
del nostro sistema produttivo».

Cinque i «cambi di passo» illustrati da Bersani alla presentazione di questa nuova fare del progetto.
Innanzitutto è abolita la legge 488: non si premierà più ‘la promessa di un impegno’ da parte delle imprese, ma gli incentivi avverranno sotto forma di sconti fiscali a
fronte di investimenti già fatti.

Il credito di imposta sarà particolarmente vantaggioso per gli investimenti in ricerca e innovazione. Sarà detraibile il 10% delle spese in attività di ricerca industriale
e sperimentale e fino al 40% per i progetti in collaborazione con le Università.
A marzo (il 3, il 17 e il 31) partiranno tre dei cinque programmi di sostegno a progetti di innovazione industriale d’eccellenza relativi a tre ambiti strategici: efficienza energetica,
mobilità sostenibile e nuove tecnologie per il Made in Italy. I due bandi successivi riguarderanno le «nuove tecnologie per la vita» e le «tecnologie innovative per i
beni culturali».

Secondo il principio «chi inquina, paga», saranno varate nuove norme e risorse per il recupero della vocazione industriali di siti inquinati, rafforzando gli obblighi di tutela
ambientale.
Lo stesso Ministero dello sviluppo economico subirà una riorganizzazione secondo tre missioni guida: promozione della competitività, sviluppo e coesione con il resto d’Europa e
regolazione del mercato. L’Istituto di promozione industriale (IPI) dovrà diventare una «macchina operativa in house al ministero» per fare innovazione con meno costi di
consulenza. Sviluppo Italia sarà invece un’agenzia nazionale, snella, per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo di impresa.
Bersani lancia quindi un invito perché il piano venga portato avanti dalla prossima legislatura, di qualunque colore politico dovesse essere. «E se diranno di no, dicano anche il
perché di questa scelta».

Laura Svaluto Moreolo