La pasta fa segnare il record dell’ aumento dei prezzi tra i prodotti della tavola nel corso del 2008 che, per il piatto piu’ amato dagli italiani, è iniziato a gennaio
con un crescita su base annua del 10 per cento e si è concluso con un balzo del 28 per cento a dicembre, toccando in diversi mesi incrementi anche superiori al 30 per cento.

E’ quanto afferma la Coldiretti, sulla base dati Istat relativi al 2008, nel sottolineare che si tratta di un andamento non giustificato dal prezzo del grano che nel corso dell’anno si
è dimezzato su valori inferiori a quelli di venti anni fa, insostenibili per le imprese agricole

Nel corso del 2008 si è scandalosamente allargata – sottolinea la Coldiretti – la forbice dei prezzi dal campo alla tavola con il prezzo pagato agli agricoltori per il grano duro
che è sceso attorno ai 0,20 euro al chilo, mentre quello della pasta è salito a 1,6 euro al chilo.

Una situazione che penalizza le imprese agricole che – continua la Coldiretti – non riescono a coprire i costi di produzione ed i cittadini con consumi medi procapite che in Italia sono
sui 28 chili a persona, tre volte superiori a quelli di uno statunitense, di un greco o di un francese, cinque volte superiori a quelli di un tedesco o di uno spagnolo e sedici volte
superiori a quelli di un giapponese. L’aggravio della spesa per la pasta dovuto ai rincari colpisce soprattutto le classi meno elevate di reddito, dove la pasta è una
delle componenti fondamentali della dieta.

L’elevata forbice tra prezzi alla produzione e quelli al consumo dimostra che – conclude la Coldiretti – c’è sufficiente margine da recuperare per garantire acquisti
convenienti ai consumatori e redditi adeguate agli imprenditori per non mettere a rischio la produzione Made in Italy.