I dati Istat di settembre sull’andamento dell’inflazione confermano che sul fronte dei prezzi alimentari (più 2,9 per cento) si sono scatenati rincari selvaggi e speculazioni, a
sottolinearlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori la quale ricorda che tali aumenti, rilevanti per alcuni settori (è il caso di pane, pasta e ortofrutta) sono
ingiustificati, poiché le quotazioni all’origine hanno registrato, rispetto allo scorso anno, un calo generalizzato del 2,5 per cento.

Neanche la crescita dei listini del grano sui mercati internazionali può determinare gli incrementi che si sono avuti per pane e pasta. Incrementi che hanno così determinato una
flessione media di oltre 2 per cento dei consumi agroalimentari.

La Cia rileva che i prezzi si “gonfiano” in maniera abnorme nei vari passaggi dal campo alla tavola. Una filiera troppo lunga e complessa che genera distorsioni e, spesso, aumenti artificiosi.
Un trend che in settembre si è riscontrato in maniera tangibile per i prodotti derivati dai cereali (in particolare pane -più 7,3 per cento- e pasta -più 4,5 per cento),
nell’ortofrutta (più 5,6 per cento) e nel settore lattiero-caseario (più 3,4 per cento).

A tal riguardo la Cia evidenzia che in un anno (agosto 2006-agosto 2007) i prezzi all’origine della frutta sono scesi del 15,2 per cento, quelli degli ortaggi dell’11,5 per cento, quelli dei
suini del 10,8 per cento e quelli dei bovini dell’8,0 per cento. Diminuzioni alle quali si è invece contrapposto un rincaro consistente al dettaglio. Il che ha danneggiato sia i
consumatori, costretti ad un preoccupante “salasso” per acquistare anche prodotti di prima necessità, sia gli agricoltori che vedono lievitare a dismisura, lungo tutta la filiera, il
prezzo praticato alla produzione.

I riflessi per i consumi sono stati evidenti. Gli acquisti di pasta -afferma la Cia- sono scesi, sempre nell’ultimo anno, del 5,2 per cento, di pane del 5,8 per cento, di frutta del 3,5 per
cento, di ortaggi dell’1,6 per cento, dei lattiero-caseari dello 0,8 per cento.

La fase della produzione è, dunque, quella più penalizzata. L’andamento dei prezzi all’origine in agricoltura degli ultimi anni -rimarca la Cia- lo dimostra chiaramente. Si
è andata sempre più allargando la “forbice” tra listini sui campi e quelli praticati al dettaglio con forti penalizzazioni per i produttori che hanno dovuto registrare un
ulteriore calo dei redditi (nel 2006 sono diminuiti del 3,4 per cento).

La Cia, davanti a questa preoccupante situazione, propone che nella finanziaria 2008 sia prevista la costituzione, a livello nazionale e regionale, di Osservatori prezzi, partecipati dalle
organizzazioni agricole. Questi, sulla base di metodologie comuni, devono acquisire, per i più significativi prodotti, le quotazioni dei prezzi nelle diverse fasi, dall’azienda al
consumo, e li devono diffondere in tempo reale come strumenti di informazione per gli agricoltori, innanzitutto, e per i consumatori.