La Cia sottolinea che le quotazioni all’origine sono scese, in media, dell’1,9 per cento. Sono, quindi, ingiustificati gli aumenti (più 2,7 per cento) registrati in maggio al dettaglio
dei prodotti agroalimentari, specialmente nel settore dell’ortofrutta. La sovrapproduzione, causata dall’anomalo andamento climatico, ha determinato pesanti danni agli agricoltori.

I prezzi al consumo degli alimentari crescono, ma sui campi è ancora netta discesa (meno 1,9 per cento nel primo quadrimestre). Quindi, i rialzi registrati sugli scaffali (più 2,7
per cento tendenziale) risultano del tutto ingiustificati. A rilevarlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori la quale, a commento dei dati Istat sull’inflazione a maggio, ricorda
per i prodotti agricoli all’origine il 2007, fin dal mese di gennaio, è stato, infatti, contraddistinto sempre dal segno negativo. E questo dimostra che il settore primario ancora una
volta ha contribuito a frenare il costo della vita.

Così, anche in questa occasione, la discesa dei prezzi nelle campagne -avverte la Cia- non ha influito in positivo sul dettaglio agroalimentare, i cui aumenti sono tra i più alti
fra i settori presi in esame dall’Istat. Solo il comparto delle bevande alcoliche e i tabacchi (più 4,4 per cento) ha avuto un incremento superiore.

Per quanto riguarda i prezzi praticati sui campi, la Cia evidenzia che a determinare il “raffreddamento” del primo quadrimestre è stato, soprattutto, il clima mite che ha alterato i
cicli vegetali, in particolare per gli ortaggi, generando squilibri sui mercati. Distorsioni che hanno avuto ricadute pesanti sugli stessi redditi degli agricoltori che in molti casi, proprio
per la sovrapproduzione, non sono riusciti a collocare il prodotto che è rimasto così invenduto. Un danno rilevante che in regioni, come Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia,
è stato drammatico, specialmente nel settore dell’ortofrutta.

Nel dettaglio, si registrano -sostiene la Cia- cali dei prezzi all’origine, sempre per quanto concerne i primi quattro mesi dell’anno, del 1,8 per cento della frutta (in particolar modo agrumi,
kiwi, fragole), del 3,8 degli ortaggi, dell’1 per cento dell’olio d’oliva e dei prodotti zootecnici e del 5,2 per cento delle colture industriali.

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