INFLUENCER E VINO, LA FORZA DEL WEB DOVE CI PORTERA’?

INFLUENCER  E VINO, LA FORZA DEL WEB DOVE CI PORTERA’?

VINO E VINI, ITALIANI E NON, NEL MONDO. QUALE MERCATO E CONSUMO CI ATTENDE? BERREMO IL VINO CHE CI CONSIGLIA L’INFLUENCER PIU’ INFLUENCER DI UN ALTRO E CHE “GARANZIE” PROFESSIONALI E DI CONOSCENZA ABBIAMO? IL CONSUMATORE ITALIANO SI FIDA DI CHI? ALL’ESTERO E’ TUTTO DIVERSO, MA ATTENZIONE NEI PROSSIMI ANNI CAMBIERA’ TUTTO

 

Il vino italiano guarda troppo al mercato estero, è troppo concentrato in pochi paesi esteri, ha poche referenze e titoli sul tipo di consumatore straniero, ha abbandonato l’impegno sul mercato nazionale, lascia troppi margini operativi e gestionali a distributori e importatori, limita l’e-commerce al proprio portale e al servizio locale, ha alti costi di servizi e gestione sul mercato nazionale, lascia un margine discrezionale di prezzo troppo alto al rivenditore o operatore nazionale, ha troppe etichette aziendali, ha troppa diversificazione tipologica nell’area di produzione di riferimento…eppure la qualità percepita e riconosciuta nel mondo e in Italia è fortemente cresciuta negli ultimi 15 anni.

Nel 2003 in Italia c’era 1/3 delle vigne in più rispetto ad oggi, la produzione nazionale media di vino era come oggi pressappoco con volumi maggiori per il vino sfuso e vino da tavola, un valore globale vino-Italia esportato pari a 3 mld/euro e un valore-fatturato al consumo nazionale pari a 7 mld/euro circa.

Ebbene  nel 2018 abbiamo un mercato italiano che vale 14,5 mld/euro con circa 22 milioni di ettolitri di vino consumato (la Francia 26 milioni), e un fatturato export di 6,2 mld/euro, record.  Il vino rosso resta ed è al primo posto nel consumo degli italiani ma da qualche anno è molto stazionario….mentre cresce ed è cresciuto il mondo delle bollicine, sta lentamente aumentando quello dei vini rosati, bene per il biologico, male per i vini troppo dolci e per i passiti.

Vive e si diffonde ancora la moda dell’aperitivo rinforzato, per questo spritz, bollicine e winemix sono in buona posizione. Il consumo è meno abitudinario, più occasionale e spesso riferito ad alcune ritualità come consumo domestico che fuori casa.

I principali consumatori italiani sono i giovani millennials ( 18-34 anni) e gli over-baby (55-70 anni), ma con un consumo pro capite annuo nazionale sempre e ancora in calo pronto a fissarsi nel 2019-2020 alla soglia fatidica dei 30 litri a testa.

Va assolutamente fermata la discesa dei consumi di vino in Italia: ne vale anche per il turismo, ospitalità, made in Italy non solo occupazione e imprese di settore.

Ecco alcuni segnali-elementi-analisi su cosa ci attende il futuro del vino in generale:
a) il consumo del vino non è come il consumo di un dentifricio o di una borsetta per cui necessita di tempi, modelli, esperienza, cura che non è alla portata delle occasionalità digitali e di persone neofite al punto che per il vino l’influencer non ha alcun valore in Italia, mentre ha peso all’estero;

b) i vini più graditi sono beverini, bassa gradazione alcolica, di origine sostenibile, biologici ma non alternativi;

c) i grandi paesi sviluppati segneranno un altro calo e uno spostamento tipologico di consumo più evidente;

d) occorre diversificare il più possibile i canali di vendita, i paesi e i mercati con forte accezione ai vini varietali e al tipo di cultura anche non alimentare e di usi del paese;

e) per vendere bisogna saper spendere meno dettagli tecnici ed avere più strumenti servizi di penetrazione e soddisfazione del cliente individuale;

f) l’origine del vino è fondamentale, ma per molti paesi neofiti nel mondo è sufficiente una etichetta con scritto “ Italia” e qualche regione;

h) l’origine geografica deve essere integrata con altre info e di ampio spettro funzionale e attraente e accattivante;

i) è fondamentale ascoltare il bisogno e la valutazione del cliente e del consumatore e solo dopo dare consigli e indicare ricerche di abbinamento alla cucina locale;

l) il consumatore abituale come il neofito è attratto da etichette nuove, tipologie ideali, soddisfacimento di un gusto-piacere sempre più unitario passando anche attraverso il vino biologico e a seguire altre formule;

m) l’approccio di certi paesi non produttori nel mondo deve avvenire attraverso la produzione temporanea e limitata di vini particolari in linea con usi e cultura;

n) la dimensione globale d’impresa è fondamentale, alternativa è solo il marchio collettivo ma molto ampio e molto ben identificato-identitario-ideale.

In questo contesto “mondiale”  il gusto-piacere femminile sarà da traino, la presenza in un mercato o in un canele di wineleader sono fondamentali per diffondere e far conoscere altri vini, il cambio di rapporto con enoteche-ristoranti diventa indispensabile in certi paesi esteri oltre che in Italia ma per motivi e obiettivi differenti, all’estero e in certi paesi il prezzo del vino al consumo non è fattore discrezionale o limitante la penetrazione.

La varietà del vitigno e la storia del vitigno stanno diventando fattori determinanti negli ordini di importatori e distributori esteri. In ogni caso l’ Italia non può permettersi di non avere molte enoteche nelle città d’arte e nelle città turistiche vicino a zone di produzione ma anche integrate con altri territori, di non presentare molte etichette nei supermercati e di aprire molte boutique del vino; deve avere molti eventi con assaggi vini in tutte le stagioni e in tutte le città, deve incrementare e avere liste vini territoriali e non in tutti i ristoranti, alberghi, trattorie e pensioni sul territorio nazionale. Ne va del futuro del vino reale.

 

Giampietro Comolli

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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

Mob +393496575297

Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
Curatore Rubrica Assaggi in libertà

 

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