Influenza A e vaccino. In medicina, il rischio zero non esiste

Influenza A e vaccino. In medicina, il rischio zero non esiste

In Italia e nel resto del mondo, continua la polemica sulla sicurezza o meno dei vaccini contro l’influenza A, con favorevoli e contrari a sbattersi in faccia vantaggi svantaggi. Sull’argomento
è intervenuta anche la dottoressa Isabella Donatelli, responsabile del Centro nazionale influenza dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS).

Spiega la dottoressa Donatelli: “In medicina, il rischio zero non esiste. Ma attenzione: il vaccino pandemico (quello contro l’influenza A) ha lo stesso sistema di produzione e monitoraggio di
quelli dell’influenza stagionale, usati da 10 anni, ben tollerati e con controindicazioni scarse, anche se non assenti”.

  Sul problema adiuvanti (tra i principali sospettati degli effetti collaterali), la dottoressa fa notare come il più contestato di questi lo squalene sia presente “Nei vaccini
dell’influenza stagionale, è utilizzato da anni su milioni di pazienti e non ha mai presentato reazioni avverse rilevanti”.

In generale va però comunque ricordato come tali sostanze moltiplicano la risposta del sistema immunitario ma possono moltiplicare “Anche le reazioni avverse”.

Riguardo a tali effetti collaterali, i più comuni sono arrossamento, dolore, tumefazione nel punto di somministrazione. Bisogna mettere comunque in conto la possibilità di
problemi, come “Reazioni sistemiche a carico dell’organismo”.

Detto questo, esistono almeno altri due punti essenziali da tenere in conto quando si decide se fare la vaccinazione.

Primo: i vaccini, sono controllati, sia prima che durante la somministrazione. Organismi come li tengono sotto osservazione costante (farmacovigilanza) pronti ad individuare eventuali
malfunzionamenti.
Secondo, il vaccino non è fatto a caso. L’immunizzazione deve essere vagliata dal proprio medico curante, che peserà i pro ed i contro. Ad esempio, la procedura è
sconsigliata a chi soffre di allergia alle sostanze presenti nel farmaco, come le proteine delle uova e del pollo.

Infine, anche dopo aver accettato l’iniezione, non bisogna pensare di avere uno scudo immediato.

Conclude così la dottoressa Donatelli: “Bisogna considerare che il vaccino ha bisogno di 15-20 giorni per avere effetto, quanto serve all’organismo per produrre gli anticorpi necessari a
contrastare il virus, un periodo che può variare da persona a persona a seconda della risposta del sistema immunitario e se esistevano già difese immunitarie o meno”.

Matteo Clerici

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