Informazione al consumatore: coerenza e fantasia (Etichettatura alimentare)

Informazione al consumatore: coerenza e fantasia (Etichettatura alimentare)

La cortese nota con la quale il dott. Riccardi ha inteso rispondere al nostro articolo (il testo è disponibile in fondo all’articolo Le etichette dei prodotti alimentari: seconda parte) contiene un argomento interessante, che cercheremo di sviluppare brevemente.

Scrive il dott. Riccardi:
Parliamo di qualità nutrizionali che, sovente, non sono tra le migliori ! Alludo ai molteplici grassi ed oli tropicali utilizzati, dei grassi idrogenati ecc. ecc.
Credete che se il consumatore sapesse che, tanto per fare un esempio, la nutella, anche se buonissima, è composta per l’ 80 % di zucchero e olio di palma, la comprerebbero tanti consumatori ?

L’importanza del tipo di grasso non sfugge al Movimento Consumatori il quale, nell’opuscolo di cui già ci siamo occupati, scrive a pag. 17 (ripetendolo poi, per sicurezza, a pag. 18):

COME UTILIZZARE I GRASSI – Per scegliere i condimenti, è bene conoscere i loro componenti principali: gli acidi grassi saturi e quelli insaturi

Segue un’utile tabella che indica la composizione in acidi grassi di vari prodotti (olio d’oliva, arachide, girasole, cocco, soia, ecc.).

Sin qui tutto bene.
Ma, ci domandiamo, come può il povero consumatore capire quale grasso/olio sta mangiando? Cosa trova, oggi, in etichetta?

Come è noto l’attuale normativa (All. 1 del D.to Leg.vo 109/92) consente di racchiudere tutti i grassi raffinati  nella definizione generica di «“Grasso” o “materia grassa”, completata dal qualificativo “vegetale” o “animale”, a seconda dei casi ovvero dalla indicazione della origine specifica vegetale o animale.» Lo stesso vale per gli oli diversi dall’olio d’oliva.

A questo punto ci si dovrebbe aspettare un’azione coerente con quanto affermato ed utile a raggiungere lo scopo.

Vediamo.
Forse, l’origine geografica obbligatoria (sui cui effetti in termini di sicurezza dei prodotti già abbiamo ampiamente scritto)  potrebbe risolvere almeno questo problemino?

Dunque, se l’indicazione dell’origine geografica fosse obbligatoria, noi leggeremmo, ad esempio: grassi vegetali (Singapore).

Non sarebbe, secondo noi, più utile proporre l’obbligo di indicare l’origine botanica dei grassi vegetali: grassi vegetali (palma, cocco, ….)?

Perché nessuno (salvo errori da parte nostra) ne parla?  A cosa serve dare utili consigli senza fornire gli strumenti necessari a seguirli (o almeno battersi per cercare di ottenerli)? Come mai a fronte dei fiumi d’inchiostro spesi per l’indicazione geografica, nessuno abbia pensato ad una simile proposta?

Anche nelle battaglie per il bene comune, un po’ di fantasia, oltre alla indispensabile coerenza, non guasterebbe.

 

Dott. Alfredo Clerici
Tecnologo Alimentare

Newsfood.com

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