Integratori? Sì grazie. Questa sembra essere la risposta corale di una nutrita schiera di italiani alle prese con una “cocente passione” per capsule, compresse, polveri in bustina a base
di vitamine, minerali, aminoacidi e altro ancora. Le statistiche parlano chiaro: il mercato degli integratori alimentari è tra i più pingui, com’è emerso, tra l’altro,
dalla ricerca condotta da AcNielsen, presentata al Convegno “Integratori alimentari: la moderna farmacia protagonista del mercato”, organizzato da Federsalus (Federazione Nazionale Aziende
Prodotti Salutistici, www.federsalus.it), a Bologna, durante Cosmofarma 2007.

“A marzo 2007, le vendite al pubblico degli integratori attraverso il canale delle farmacie hanno registrato un incremento del 10,1% annuo, pari a circa 1.090 milioni di euro negli ultimi 12
mesi. Ma anche la distribuzione nei supermercati, pur essendo ancora una realtà relativamente marginale – il fatturato è intorno ai 90 milioni l’anno – segnala buone prospettive
di crescita con il suo più 11% d’incremento”, ha sottolineato Simone Nucci, dell’AcNielsen. Morale: nell’ultimo decennio il mercato del cibo si è evoluto ed ha inglobato con
entusiasmo (secondo alcuni, anche eccessivo) quello, a metà strada tra farmaceutica ed industria alimentare, degli integratori.

Un trend che riguarda non solo l’Europa, ma anche gli USA (dove il mercato degli integratori e dei cibi arricchiti sfiora i 23 mila milioni di dollari) e che ha scatenato un dibattito molto
acceso tra gli esponenti della comunità scientifica. Secondo i National Institutes of Health, Usa, per esempio, considerata la varietà di integratori disponibili e il diverso uso
che ciascun individuo può farne, è praticamente impossibile sancire dei criteri oggettivi che dimostrino se sia effettivamente utile ricorrervi oppure no. Di più: da una
ricerca condotta in Danimarca dal Cochrane Hepato-Biliary Group del Copenhagen Univesity Hospital, recentemente pubblicata dal Journal of the American Medical Association, è risultato
che l’assunzione di integratori a base di vitamine e complessi antiossidanti, in particolare di vitamine A, C, E e selenio, non sembra apportare vantaggi significativi in termini di
allungamento dell’aspettativa di vita rispetto ad una normale dieta che includa la regolare assunzione di frutta, verdura e altri alimenti ricchi di antiossidanti, come l’olio extra vergine di
oliva. Questo, secondo diversi autori, accade perché rispetto agli alimenti che le contengono, le “vitamine in integratore” hanno, per così dire, una marcia in meno, perché
nei cibi, oltre a vitamine e minerali sono presenti numerosi composti, nutrienti e non nutrienti, ed è estremamente difficile distinguere a quale elemento ricondurre l’effetto
funzionale.

Claudia Bortolato

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