Biella – Oltre 40 comuni, i consorzi socio assistenziali, le comunità montane, il consorzio dei comuni, l’Asl e alcune scuole hanno ratificato l’accordo di programma triennale per
l’integrazione scolastica degli alunni disabili nelle scuole biellesi proposto dalla Provincia.

Il documento era stato approvato all’unanimità nella seduta del consiglio provinciale dello scorso 19 ottobre e attendeva la firma delle parti per diventare operativo.
Un accordo che punta a favorire l’integrazione di tutti i portatori di handicap nelle scuole di ogni ordine e grado, dagli asili nido alle superiori. Gli interventi previsti, come si legge nel
documento, dovranno «garantire le condizioni strutturali, ambientali, strumentali e personali più idonee a facilitare il processo con il coordinamento puntuale, funzionale e
integrato degli interventi di tutti i firmatari».

Come? Percorsi educativi personalizzati, miglioramento delle attrezzature, sostegno all’ingresso negli asili, accesso ai centri estivi, trasporto, abbattimento delle barriere architettoniche,
assistenza, aggiornamento dei docenti e molto altro.

Il tutto con un investimento di 167 mila euro per coordinare i servizi di tutti i soggetti impegnati nel realizzare un definitivo inserimento scolastico e sociale dei portatori di handicap.

Ciascun firmatario, secondo le proprie competenze, si impegnerà a raggiungere un obiettivo che, come sintetizza l’assessore provinciale all’istruzione Anna Fazzari «non è
più derogabile. L’integrazione è la base per il futuro della nostra scuola e dei nostri ragazzi: dobbiamo perseguirla con tutti i mezzi che abbiamo a disposizione e in tutte le
sue forme, a partire dalla scuola, e poi nella società e nel nostro approccio culturale ed educativo».

Gli interlocutori diretti dei diversi soggetti che interverranno sono le scuole e le famiglie, cui saranno messe a disposizione le linee guida. Periodicamente i firmatari si incontreranno per
confrontare le proprie esperienze e risultati al Tavolo disabili.

«L’interconnessione dei servizi – commenta ancora Fazzari – in altre parole la collaborazione e la condivisione, sono i metodi più efficaci per raggiungere gli obiettivi che ci
siamo prefissati, che in fondo sono quelli di garantire a tutti il migliore dei servizi possibili e l’opportunità di studiare senza discriminazioni».

Una parte dell’accordo, tra l’altro, impegna i firmatari a creare e «favorire forme di collaborazione con le università del territorio e con l’ente di diritto allo studio
universitario per facilitare l’inserimento degli studenti che terminano con successo le superiori e desiderano proseguire gli studi a livello universitario».

L’accordo individua anche le figure professionali più adatte a raggiungere gli obiettivi; di fatto, tutti coloro che a vario titolo hanno a che fare con gli studenti: dai docenti agli
insegnanti di sostegno, dai collaboratori scolastici agli assistenti, dagli educatori agli interpreti per la lingua dei segni.

Tutti coadiuvati da un organismo chiamato Unità multidisciplinare che comprende un neuropsichiatra infantile, uno psicologo dell’età evolutiva, uno specialista nella patologia, un
pediatra, un fisiatra, un terapista della riabilitazione e un logopedista, oltre al personale dei servizi sociali.

Ma qual è l’iter per l’integrazione scolastica? La famiglia segnala il proprio figlio ai servizi sociali su consiglio del pediatra, il quale consegna all’Asl una relazione analitica
sull’alunno.

Entro 10 giorni si avvia così l’iter diagnostico individualizzato, che permette di attivare un intervento di integrazione personalizzato. A questo punto l’Unità multidisciplinare
elabora la diagnosi funzionale, che sarà consegnata alla scuola. Essa comprende gli elementi clinici, psicologici e sociali e registra le potenzialità dello studente dal punto di
vista cognitivo, relazionale, linguistico, sensoriale, motorio e neuropsicologico, uno strumento flessibile che si può aggiornare rispetto ai risultati ottenuti.

Ogni istituto darà vita a un gruppo di studio e di lavoro, che tiene conto delle particolari esigenze espresse dal territorio di riferimento. Lo scopo è avere a disposizione un
profilo dell’alunno: l’ultimo tassello per giungere al progetto educativo personalizzato, vale a dire il programma formativo calibrato sulle reali esigenze di ciascuno.

Al momento del passaggio dello studente a un altro ordine di scuola, l’istituto di provenienza dovrà fornire tutte le informazioni utili a garantire la continuità educativa.

L’accordo impegna la Provincia a coprire il 50 per cento dei costi per il trasporto dei disabili che frequentano il triennio conclusivo delle superiori e il 25 per cento per coloro che
frequentano il biennio.