Intervista a Fabio Perini, neo Vice-Presidente di Fedagri Confcooperative

Intervista a Fabio Perini, neo Vice-Presidente di Fedagri Confcooperative

Giri di poltrone in Fedagri Confcooperative, il mantovano Fabio Perini 46 anni, già Presidente di Fedagri Confcooperative Lombardia,  vicepresidente di ALPROPAT (Associazione lombarda dei produttori di patate), è stato nominato alla vicepresidenza di Fedagri Confcooperative, nel corso del Consiglio Nazionale di Fedagri dello scorso 8 maggio 2014.

Gli abbiamo sottoposto alcune domande.

Come si sente a ricoprire questa carica a livello nazionale?

Sono molto orgoglioso e onorato di ricoprire questa carica. Fedagri Confcooperative è la principale organizzazione della cooperazione agricola ed agroalimentare in termini di fatturato, cooperative aderenti, produttori associati e occupati. Al 31 dicembre 2013 aderiscono a Fedagri 3.349 cooperative che associano 436.000 produttori e che generano un fatturato complessivo di 26,9 miliardi di euro. Abbiamo, dunque tutte le carte in regola per dare una svolta concreta all’intero settore agroalimentare italiano.

Quali sono gli obiettivi che ritiene necessario perseguire in veste di Presidente della Fedagri Lombardia e di Vice per la compagine nazionale ?

I nostri obiettivi devono articolarsi in maniera sempre più profonda nelle filiere agroalimentari e devono traguardare sempre più l’orizzonte della nutrizione dei consumatori, sia perché è forte il nostro interesse verso EXPO 2015, sia perché siamo sempre più convinti che ormai non basta essere produttori agricoli, ma dobbiamo essere produttori di cibo: è questo l’obiettivo strategico vero della nostra cooperazione e dell’essere cooperatori.

Tra gli obiettivi principali che perseguiremo c’è quello ambizioso di investire sui giovani, per permettere loro di continuare ad occuparsi di agricoltura che, come accennavo prima non si limita alla sola produzione di prodotti agricoli, ma è produzione di cibo, di cui il mondo ha sempre più bisogno; tutela del territorio, dell’ ambiente e delle tradizioni ad esso legate, che rendono così unici i nostri prodotti, soprattutto agli occhi dei consumatori esteri.

Il capitolo riguardante l’internazionalizzazione è sempre più cruciale per le nostre cooperative, che vedono nei mercato oltre confine l’unica valvola di sfogo a consumi interni ormai stagnanti. Esportare vuol dire però, essere efficienti ma soprattutto conoscere i mercati e saper adattare i propri prodotti trasformati, alle diverse esigenze dei consumatori esteri. La cooperazione è la risposta a tali presupposti, perché consente alle aziende di raggiungere una dimensione e dei quantitativi di offerta economicamente rilevanti sui mercati esteri.

Come si augura si chiuda la partita sull’implementazione nazionale della PAC?

La posizione di Fedagri a tale proposito è molto chiara. Ci stiamo battendo affinché l’Italia opti per utilizzare l’intero budget a disposizione degli aiuti accoppiati. Il nostro Paese, infatti, si è battuto a livello europeo per un plafond pari al 15%, comprensivo di un intervento a favore delle colture proteiche. Soprattutto in virtù del fatto che, eventuali somme non utilizzate, ripartite su tutto il territorio nazionale potrebbero comportare incrementi inconsistenti dei pagamenti disaccoppiati per i produttori. All’Italia spetterebbero oltre 570 milioni all’anno, una cifra consistente con la quale si può fare una vera politica agricola, si possono risolvere problemi di alcune filiere e rilanciarne altre.

Redazione Newsfood.com

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