INVECE DELLA PAC… COMOLLI LANCIA LA PAE PER TUTELARE GLI AGRICOLTORI

INVECE DELLA PAC… COMOLLI LANCIA LA PAE PER TUTELARE GLI AGRICOLTORI

LA UE DISCUTE LA NUOVA PAC. “MEGLIO METTERE AL CENTRO GLI AGRICOLTORI”

INVECE DELLA PAC… COMOLLI LANCIA LA PAE

COMOLLI RITORNA SUL TEMA: LA POLITICA AGRICOLA COMUNITARIA PUNTI SULLE PLURIFUNZIONI DELL’AGRICOLTORE

 

Il nostro ministero può essere un esempio per l’Europa: azioni integrate orizzontali e verticali. Meno burocrazia, meno leggi, meno finanza, meno calcoli matematici.  Passiamo da una politica agricola comune (che di condivisione ha molto poco) alla centralità delle tante funzioni, scopi, obiettivi che ha l’agricoltore come nuovo obiettivo politico europeo. Meno agricoltura estensiva e intensiva mono-coltura, più sostegno e servizi legati a “che cosa serva una presenza operativa continua sul territorio coltivato e allevato”…soprattutto nelle aree-zone più difficili, più svantaggiate, precarie, spopolate. Deve essere la biodiversità produttiva e agricola (intendendo il binomio uomo-lavoro) al centro della nuova PAC.  Comolli lancia la PAE al posto della PAC per i prossimi 20 anni. E’ il primo approccio concreto per governare il cambiamento climatico, il no-spreco, il recupero attività agricole al servizio dell’ambiente.

Il Ministero italiano   ha licenziato recentemente  un piccolo e marginale provvedimento legislativo che però lancia un segnale di cambiamento e affida alla agricoltura una funzione sociale di riferimento. Nei secoli di storia dell’agricoltura, già nota a Plinio, Columella e Virgilio, la figura dell’ ’’agricoltore” non è solo quella di produrre beni per se (al tempo dell’autoconsumo totale o del baratto poi) e per la comunità nell’ambito di un commercio normale, ma svolge anche una funzione di “vita diretta” con il territorio. Non parliamo di presidi sociali, o di figura civile o di guardiano del parco perché non è accettabile e corretto, ma di una attività integrata con tutto l’ambiente circostante che va dalla produzione alla cura, dalla coltivazione al pascolo, dalla gestione a monte (e a valle poi) di regimazione acque, pulizia canali di confine della proprietà, creazione di invasi, taglio degli alberi malati e del bosco ceduo e di tenuta di strade interpoderali. Attività concrete, constatabili anche da un cittadino comune. una attività oggi fortemente aiutata dalla tecnologia, dal digitale da usare con intelligenza al servizio dell’impresa e di tutti i servizi-operatività sul territorio agrario soprattutto di collina e di montagna.

Questo in sintesi la proposta-politica che fa Comolli, un piacentino Doc,

agronomo e enologo, esperto di economia, normative e politiche agricole da 40 anni. Da giovane è stato anche agricoltore-produttore in Anga-Confagricoltura, poi dirigente nazionale in Coldiretti e Terranostra-Turismo Agrario,poi fondatore e ideatore della nuova FEDERDOCC (1998) per i Consorzi di tutela del vino, quindi consulente dei distretti produttivi agroalimentari e turistici integrati a fare sistema territorio. Esperienze formanti, come dice lui, al Parlamento Europeo nel 1980 vicino al ministro Giovanni Marcora, poi con ministro Goria per la legge 164/1992 sui vini Doc, dal 2011 al 2014 tecnical-advisor per parlamentari membri della Commissione Agricoltura UE.

Tempi diversi, mondi diversi ma che forniscono grande visione ed esperienza. Gli facciamo qualche domanda per spiegare la sua progettualità per una nuova PAC e OCM.

Comolli, cosa è la proposta della nuova Politica Europea per l’Agricoltore?

La PAC deve essere sempre più  un regolamento che finanzia azioni e misure tecniche-produttive del mondo agricolo legato all’alimentare e al tipo di territorio produttivo, sempre meno legata al singolo prodotto e al prezzo del prodotto stesso, integrata anche in termini di Ricerca e Coesione Territoriale altri capitoli di spesa UE che però devono rientrare in un unico pilastro. La NUOVAPAC deve guardare all’agricoltore del futuro, non al reddito e ai prezzi. Un assistenzialismo sofisticato e burocratico che non giova a nulla, neanche ai NON-Agricoltori. Ho studiato che un futuro certo e consistente per l’agricoltura europea passa solo attraverso due canali: leggi dedicate alla figura operativa dell’agricoltore e leggi quadro generali e strette per politiche nazionali-interregionali-trasversali di filiere uguali supportate anche da programmi e Fondi di coesione e ricerca sulla nuova globalizzazione e nuovo status-climatico. Ogni Paese UE ha sue prerogative: l’Olanda con le mega multinazionali dell’agri-business, la Francia con la concentrazione medical-business di ricerca e …..l’Italia il 95% di piccole aziende familiari in tutti i settori con 2/3 del territorio agrario svantaggiato, difficile, precario, senza acqua…..

Comolli, da dove si può partire con un cambiamento così radicale?

Innanzitutto ci sono strumenti formali e sostanziali, economici e non cui fare riferimento. E’ arrivato il momento di vedere l’agricoltura, la PAC o qualunque norma relativa alla “coltivazione e uso della terra” non più solo e prioritariamente come attività solo economica. Ci sono già piccoli passi avanti su resilienza e economia circolare, norme di Governo e leggi diventate operative su ecosistema, ecosostenibile, sussidiarietà, riuso, no-spreco, efficienza produttiva e anche il riconoscimento che una “ impresa agricola” può svolgere attività sociali che diventano sostegno per un distretto, una area, una popolazione che invecchia, anche attraverso la multifunzionalità, il re-inserimento lavorativo, attività terapeutiche, l’ippoterapia, il benessere sociale per anziani, disabili. E’ un riconoscimento del welfare agricolo: sopperire e implementare certe carenze di enti pubblici che purtroppo ci sono e non si riesce a modificare per situazioni ataviche, fremi a mano, no-modifiche, no-cambi, paura di perdere privilegi pubblici…. La multifunzionalità è solo il primissimo punto per dare più poliedricità alla figura dell’agricoltore e della funzione della azienda agricola.

Sì ma come?

L’agricoltore (oggi il 30% delle aziende vede una donna al timone) è figura sempre più centrale, un perno attorno a cui si muovano più attività. Penso alla coltivazione del campo come alla cura del bosco, all’allevamento stabulare di bestiame e alla regimazione di acque in montagna e collina, all’allevamento brado al pascolo e alle piccole produzioni di nicchia, all’attività part-time e integrativa di un altro lavoro e alla filiera cortissima agro-industriale del latte, del pomodoro, della frutta per arrivare a fare formaggio stagionato in azienda agricola, il concentrato rosso, il succo di frutta. E’ evidente però che leggi, finanziamenti, contributi e leggi comunitarie devono essere adeguate e in linea con figure di imprenditori agricoli assai diversi che operano dai terrazzamenti delle dolomiti alle distese della pianura ferrarese o lodigiana.

Quindi prevede una PAE, più legata all’uomo-agricoltore e meno al reddito-prodotto?

Certamente! L’uomo differenzia, controlla, sviluppa, crea reddito e prodotti. Ha bisogno solo della libertà d’impresa legata al luogo-modo in cui vive. Il sostegno diretto al prodotto agrario standardizza, omogenizza, distrugge la biosfera agraria. A lungo andare questo è un pericolo per l’intero settore, distrugge la politica delle DOP-DOC! L’uomo/donna agricoltore oggi è un imprenditore attivo, dinamico, polivalente, funzionale al luogo e ambiente, figura importante per il sistema territorio/prodotto ma che necessita di leggi, considerazioni diverse, infrastrutture utili e gratificanti il lavoro. E’ l’Europa, oggi, il motore di partenza. Non può e non deve considerare paritario il vivaista olandese con il vivaista siciliano, il giovane contadino a 1000 metri di altitudine con l’omologo nelle pianure estese della Polonia o della Ungheria. L’Europa, secondo il mio progetto, doveva già prevedere dalla Pac 2014-2020 questa diversità di operatore agricolo, per dare poi un indirizzo certo e completo nel mandato 2021-2027. Purtroppo l’idea è stato solo presa agli atti parlamentari fra le tante interpellanze, richieste di risposte e proposte da discutere. Ora però il Mipaaf anticipa in parte il tutto, ma senza un accoglimento europeo è una scelta di parte, di uno Stato da solo. Di conseguenza non c’è quella biodiversità anche mentale e legislativa: le misure e azioni europee restano uguali per tutti

In sintesi quale è la sua proposta?

L’agricoltore ha una funzione sociale e civile a parole, ma non nei fatti concreti, per esempio i fondi comunitari oggi alla basa del 100% dei PSR regionali. L’agricoltore è indicato sia come figura della sostenibilità e sussidiarietà fra produzione e ambiente che custode sociale civile di una proprietà soggettiva, ma con valenze e impatti sempre più evidenti sia pro che contro la collettività, la cittadinanza, i luoghi. Ma nessuna legge agricola, nazionale ed europea, prevede concretamente e operativamente la polifunzionalità e la multisettorialità di chi vive in aree a rischio disastri climatici, idrogeologici. L’Italia deve chiedere questo!

Quindi anche la PAC deve cambiare?

Certo, l’Europa deve arrivare a licenziare una formula legislativa che punti a sostenere progetti, programmi interessanti Marco-Regioni, ovvero distretti economici produttivi di filiera d’origine o manifatturieri in diversi luoghi, deve diventare una PAC collettiva E destrutturata, di indirizzo strategico di lungo periodo, con una autonomia produttiva nell’ambito di leale concorrenza e di controllo indiretto di domanda/offerta non basata sul alchimie di conti, quote, calcoli e numeri per cercare di favorire già il più forte. La nuova PAC deve avere una innovazione tecnologica e una riduzione burocratica, anche mentale, strumentale. Non è più una questione nord-sud o est-ovest, la PAC non deve essere più vista come calmiere, o bilancia verso i singoli Stati, ma disegnata per rispondere al valore, sicurezza, garanzia e certezza del mondo produttivo per il consumatore. Quindi la PAC deve guardare in primis alla trilogia: distretto territoriale produttivo…..multifunzionalità agricoltore…..sicurezza per consumatore europeo.

La PAE, la politica europea dell’agricoltore, deve essere indirizzata a sostenere e guidare almeno 4-5 “agricoltori”, ognuno con più funzioni, anche diverse nei paesi d’Europa, giusto?

E’ proprio così. All’attualità è più imprenditoriale, più libertaria, più in linea con i tempi, più solidale la prima ipotesi. L’Europa deve saper disegnare diverse e chiare figure di referenti agricoli, destinatari di norme, misure e fondi specifici legati a funzioni e settori. Ipotizziamo quali FIGURE-AGRICOLTORE TIPO possiamo immaginare nella PAE, nuova PAC. Esiste già oggi un agricoltore che lavora-vive in zone svantaggiate e montagna (dove arrivano i fondi Fas) che coltiva il proprio e altrui terreno, anche su vaste dimensioni, produce più prodotti, ha più settori, è anche una figura sociale-civile, svolge attività ecosostenibile pari al 70-80% delle risorse e del suo reddito. Esiste già un secondo agricoltore  part-time, sussidiario, solidale che fa parte di un sistema cooperativo per Area Vasta, per distretto economico prettamente produttore di materie prime facenti capo a OP o AP che vive anch’esso parte del suo tempo nei campi coltivati. Esiste poi l’imprenditore agricolo della filiera corta, dei prodotti di nicchia e prevalentemente Dop con reddito totale derivante da agricoltura, con piccoli allevamenti in zone collinari, intermedie, in aziende grandi e piccole, proprietario e affittuario, con famiglia e figli che possono continuare l’attività che è anche ospitale, impegnato. Esiste infine – e questo anche in Italia oltre che in tutta Europa – l’imprenditore agro industriale, anch’esso legato a OP e AP e a consorzi che gestisce una filiera completa ma di grandi numeri, sia dop che non-dop; agisce direttamente sul mercato, con punti vendita commerciali, particolarmente competitiva e strutturata, di solito grandi aziende anche in comunità di proprietà, anche cooperative. E’ evidente che la PAC per ognuno deve prevedere una azione, in questo modo anche eliminando le finte aziende agricole.

Giuseppe Danielli
Direttore Newsfood.com

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