Date: Thu, 26 Apr
Subject: Economia e Bellezza – Nuova Rubrica di Achille Colombo Clerici sulla Rivista del turismo «Master Meeting» – Europasia

 
INVITO A UN DIALOGO SUL TURISMO
Ambiente, arte, territorio,  citta’, infrastrutture di servizio, strutture turistiche e alberghiere
 

Con “Invito a un dialogo sul turismo” Achille Colombo Clerici, presidente  di Assoedilizia, di Istituto Europa Asia e di Instat- Istituto Nazionale di studio per la tutela dell’ambiente e del territorio, inaugura sulla rivista Master Meeting-Il meglio del turismo Business&Leisure edita da Communication Agency, cui fa capo l’annuale “Premio Excellent” per il Turismo, giunto ormai alla 23^ edizione. E’  una nuova rubrica   che ha lo scopo di avviare un colloquio con i lettori sul tema Economia e Bellezza: non solo natura, arte e filosofia, ma anche imprenditoria e turismo.

Il contenuto della rubrica, il cui testo sara’ redatto da Davide Deponti, e’ formato dai temi, dai fatti, dai luoghi, dalle situazioni segnalati dai lettori e commentati attraverso le riflessioni di illustri figure del mondo della cultura,  dell’arte, dell’economia, della pubblica amministrazione, della politica, di volta in volta interpellati.

Achille Colombo Clerici cosi’ ne spiega il carattere:
« Oggi si impone un nuovo approccio culturale sui temi dell’ambiente, del territorio, dell’ urbanistica e sui temi agli stessi connessi.

Quali: Economia – Sociologia – Ecologia – Arte e Storia, Infrastrutture di servizi legate alla mobilita’ ed alla logistica.

Tematiche tutte che ricorrono quando si deve affrontare il problema del turismo.

Un new deal culturale che si ponga nell’ottica non di un Paese arretrato che cerchi di sopravvivere, ma di un Paese moderno che cerchi di competere.

In tutti questi anni la visione urbanistica e ambientale e’ stata condizionata da preconcetti ( o pregiudizi ) che hanno impedito alla politica di conciliare tradizione e progresso, valori territoriali, cioe’ bellezza ed economia.

In fondo, a ben guardare, molti dei problemi dell’odierna urbanistica dipendono dall’ assenza di una vera politica del territorio, generata da questa incapacita’.

Di conseguenza il nostro e’ sempre stato il Paese degli eccessi, delle opposte misure: mai una via di equilibrio.
Dall’ eccesso di tutela e di rigore normativo all’eccesso di permissivimo. Dal profluvio di regole ( che proliferano nella latitanza della cultura) al lassismo e alla dismissione-abdicazione dai valori.  

Vogliamo qualche esempio?

Per non dire della storica prevenzione nei confronti della locazione abitativa privata, che ha prodotto i ben noti danni, ricordiamo che in nome del mantenimento della tradizione abbiamo optato per la conservazione acritica del manufatto edilizio contro ogni logica economica, ma anche sacrificando la sicurezza dell’edificato. E che dire poi della prevenzione verso la costruzione in altezza, contro ogni logica di interesse sociale ed economico? Solo ora ci accorgiamo di aver consumato una quantita’ smisurata di suolo.
Mentre il bisogno economico spinge lo Stato a pensare di dismettere financo i beni demaniali primari sedi naturali delle bellezze italiche.

Voglio ricordare le bellissime pagine dettate da Romano Guardini nelle sue ” Lettere dal lago di Como”. Briefe vom Comer See tradotte in italiano e pubblicate per i tipi della Morcelliana nel 1959.
Guardini, filosofo esistenzialista cattolico tedesco, di origine italiana ( occupava la cattedra di filosofia di Heidelberg, nell’Universita’ dove aveva insegnato Immanuel Kant ) nelle sue lettere, osservando il dolce e armoniosamente classico paesaggio del comasco ( ‘vedevo un campanile… e accanto una ciminiera’) , e ricordando quello tedesco, occupato da capannoni e fabbriche, immagina lo snaturamento cui andra’ incontro una volta sottoposto alle trasformazioni derivanti dal progresso tecnico.

E vede tutto il contrasto tra il progresso e il paesaggio, tra la tecnica e l’ambiente.
La sua risposta non e’ sulla linea dello storico dell’arte statunitense Bernard Berenson il quale paradossalmente diceva: ‘l’Italia sara’ bella sinche’ sara’ povera’. In fondo auspicando il permanere di una condizione di arretratezza economica, ma, alla fine, anche culturale. Poiche’ si trattava di un vero e proprio appello a remare contro il progresso.
Guardini non e’ di questo avviso. La sua idea, espressa nella nona lettera, e’ quella che l’uomo si debba adoperare per “umanizzare la tecnica” rifiutando i compromessi che portino a snaturare la terra, per ottenerne uno strumento viceversa per “umanizzare la terra”.
In questo passaggio la bellezza si trasforma e si perpetua.
E’ questo il compito della nostra politica, ma ancor prima, della nostra cultura. E il nostro  compito e’ quello di muovere in campo culturale per propiziare questo passaggio.»