Se l’inflazione sale, non è colpa dei prodotti energetici. I prezzi di carne, pasta e conserve sono raddoppiati nel giro di un solo anno: il loro contributo alla crescita complessiva
dell’indice è raddoppiato tra inizio e fine 2006 (da 0,3 a 0,6 punti percentuali). Lo rileva l’ultimo Rapporto sulle previsioni per l’economia italiana dell’Isae.

Più in generale, rileva l’istituto di analisi economica che fa capo al Tesoro, l’inflazione non ha subito forti accelerazioni “nonostante le pressioni inflazionistiche di origine
esterna, con un profilo sostanzialmente piatto per gran parte del 2006” ed ha segnato un “rallentamento” nell’ultimo scorcio dell’anno. Il cambiamento della tendenza è stato determinato
dalla discesa delle quotazioni del petrolio che “hanno portato ad un rapido rientro dei listini dei prodotti energetici non regolamentati e a un rallentamento della dinamica per quelli
controllati”.

La discesa nell’inflazione è dovuta alla “netta decelerazione della dinamica di crescita dei beni non alimentari e non energetici, scesa allo 0,3% nell’ultimo trimestre del 2006”. In
questo senso, un ruolo strategico lo hanno svolto i prodotti relativi all’elettronica di consumo i cui prezzi sono calati del 10% circa.

I beni alimentari hanno invece “concorso a sostenere l’inflazione” ma anche i servizi – in particolare il tempo libero e il turismo – nei quali soprattutto “nel secondo semestre si sono
alternati episodi di rallentamento a fasi di accelerazione”.

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