Un peptide naturalmente presente nel frumento di grano duro è in grado di contrastare gli effetti tossici della gliadina, la proteina principale contenuta nel glutine responsabile della
malattia celiaca. La scoperta, la prima del genere, è stata ottenuta nei laboratori dell’Istituto Superiore di Sanità da un gruppo di studiosi coordinati da Massimo De Vincenzi,
ricercatore del reparto Alimentazione, Nutrizione e Salute dell’ISS.
Il Presidente dell’ISS Enrico Garaci annuncia la pubblicazione su Pediatric Research della ricerca italiana che potrebbe portare importanti vantaggi ai pazienti affetti dal morbo celiaco.
“L’identificazione di questo peptide, che non solo non e’ tossico, ma che sembra anche in grado di inibire la patologica risposta immunitaria che si scatena nei soggetti celiaci – afferma De
Vincenzi, responsabile della ricerca – potrebbe rappresentare una strategia terapeutica alternativa alla dieta, unico strumento finora a disposizione dei pazienti per evitare i sintomi della
malattia. In questo studio siamo riusciti a descrivere, per la prima volta, gli effetti antagonisti di questo peptide che, a differenza di altre molecole individuate in studi precedenti, tutte
sintetizzate artificialmente, e’ presente in natura nella farina di grano duro, ovvero in un cereale assolutamente bandito da una dieta priva di glutine”. La molecola in questione si chiama
10mer ed è un decapeptide ottenuto da una frazione proteica di grano duro solubile in alcol. La “carta vincente” di questa sostanza, come hanno potuto osservare in vitro i ricercatori
dell’ISS, sta nella sua abilità di prevenire nei celiaci l’attivazione e la proliferazione dei linfociti messi in moto nell’intestino di questi pazienti proprio dalla presenza del
glutine, considerato dal loro sistema immunitario alla stregua di un agente infettivo, quindi da distruggere. La sequenza di aminoacidi del 10mer riesce ad interferire con le cellule T
immunodominanti della gliadina, diminuendo, nello specifico, la produzione dell’IFN-gamma e del TNF – alfa, due delle maggiori citochine infiammatorie che si attivano proprio in reazione alla
presenza del glutine, e abbassa l’espressione dei CD25, marker dell’attivazione linfocitaria. “Modificando così il genoma della gliadina con una una sovraespressione del 10mer – conclude
De Vincenzi – si potrebbe ottenere un tipo di frumento non tossico per i celiaci. Il risultato sarebbe un cereale dotato delle stesse qualità nutritive di quelli prodotti in natura, ma
privo del potere di scatenare la malattia”. Lo studio al quale ha partecipato come primo autore Marco Silano dell’ISS, e’ stato condotto su 10 bambini tra i 3 e i 14 anni di età, che al
momento dell’arruolamento presentavano i classici sintomi della malattia celiaca (vomito, anemia, inappetenza) e che non avevano ancora iniziato a seguire una dieta priva di glutine.
Da questi piccoli pazienti sono state estratte, con metodo rapido e non invasivo, le cellule mononucleate del sangue periferico, per testare in vitro l’effetto antagonista del 10mer nei
confronti della gliadina. Il gruppo di controllo e’ consistito in 5 bambini della stessa età senza alcun segno della malattia.