Italia: pensionati e dipendenti pubblici fissi sono i nuovi “ricchi”

Italia: pensionati e dipendenti pubblici fissi sono i nuovi “ricchi”

L’Italia sopravvive grazie a pensionati e dipendenti pubblici fissi.
Fermiamo l’Inps, ripartiamo subito da zero, senza togliere diritti.
Un po’ di economia reale presa dai quotidiani, di Giampietro Comolli

Il 2016 apre ancora lo stesso libro dei problemi già visionati almeno dal 2011. In poche parole: Monti ha fatto la sua bella figura in Europa, ha fatto i compiti a casa pro-banche durante l’estate perniciosa, ma gli italiani affogano sempre più nella marmellata. A parte alcune categorie professionali che diventano consulenti obbligati e alcuni privilegiati da contratti indeterminati e in ambito lobby, tutto il resto continua a pagare balzelli, riduce sottozero i consumi, tenta di vendere la seconda casa senza successo, fa sacrifici anche a tavola, e manda i figli all’estero, sopravvive nella decrescita infelice e nella sopravvivenza.

Leggiamo che ci sono nuovi 10.000 esodati, quelli classificati per legge, senza contare tutti i “fuoriusciti” dal lavoro privati e autonomi, quelli non riconosciuti per legge, addirittura altri 120.000, ricompresi nell’età da 57 anni a 65 anni, con 28-36 anni di contributi versati (molti nella loro carriera di “donatori” hanno versato alle casse dell’Inps oltre 1 milione di euro), già colpiti da Dini e grazie alla Fornero si sono visti decurtare retroattivamente contributi versati, sparire  gli 11-17 anni di quota reddituale della pensione, allungare il traguardo della pensione di 3-6 anni perché aumenta la “prospettiva” di vita a 80/84 anni.

Attenzione questi “fuoriusciti” dal lavoro sono quelli che in 30-35 anni hanno lavorato sodo per il Paese-Italia, mentre ci sono italiani che da 40 anni prendono la pensione, altri che con soli 3 mandati di 5 anni hanno vitalizi, ci saranno italiani che prenderanno la pensione per soli 12-18 anni contro 40 di contributi versati e le nuove generazioni che saranno costretti a versare all’Inps  un contributo insignificante per una pensione inutile. Viceversa il settore privato potrebbe supplire egregiamente, se ben regolamentato, in piena e leale concorrenza fra diverse proposte sul mercato. Oggi un giovane di 30-35 anni è obbligato a versare all’Inps i suoi contributi, in ogni caso si deve costruire una alternativa autonoma… cosa gli resta per vivere, per consumare, per far crescere il suo Paese-Italia? Secondo noi, e alcuni grandi economisti della realtà sociale, gli resta assai poco.

Diversi studi economici sociali pubblicati parlano chiaro: l’Italia all’anno ha 490 mila nati e 650 mila morti, 100mila giovani e vecchi italiani prendono la residenza fissa o temporanea all’estero. Ebbene gli ultra 65 enni pensionati sono circa 13,5 milioni e solo grazie alla loro pensione rappresentano il 20% della ricchezza annuale spesa e generano il 14% del Pil nazionale, circa 220 mld/euro.

Se a questa disponibilità di spesa sommiamo i circa 80 mld/euro annuo della ricchezza spesa dai dipendenti pubblici, si può affermare che il 50% della spesa reale nel 2015 di tutte le famiglie residenti in Italia è dato da sole due categorie: pensionati e dipendenti pubblici. Se ha questi ci aggiungiamo i redditi e i ricavi dei “fuoriusciti” pre-pensionati ( cioè quelli che non lavorano ma in età a lavoro) che erodono quotidianamente il conto corrente, circa un altro milione di cittadini italiani (sottraendo quelli che se ne vanno quotidianamente dall’Italia comperando casa all’estero) arriviamo a una spesa di 350 mld/euro (+ i 150 annui dei dipendenti privati a stipendi fisso) .

Queste sono le categorie che stanno sostenendo l’Italia, quelli che pagano tasse, quelli che vanno al supermercato, dal medico, dalla assicurazione, cambiano auto… eppure la politica europea e italiana continua a pensare ai debiti delle banche, ai derivati da nascondere, ai titoli tossici da infilare di nascosto in un cimitero monetario arrivando a spendere, solo in Italia, mld/euro di sostegno al sistema creditizio-finanziario-bancario.

E la borsa italiana in due mesi ha perso il 24% del valore. Ma non è finita, anzi, molte voci passive/occulte non sono ancore emerse dall’omertà creditizia imperante. Molti economisti giovani e vecchi lo scrivono in poster di ricerca, in studi di dottorati, ma nei telegiornali, nei salotti dei prezzemolati, nei dibattiti qualunquistici, nei talk intellettuali, nei testa-a-testa giornalistici… non sono invitati. Giammai, possono far comprendere una certa realtà.

Eppure siamo fiduciosi perché ogni tanto qualcuno, anche dell’establishment, formula qualche proposta intelligente, innovativa, chiara. Fra i pochi illuminati penso alle frasi di Tito Boeri, ma appena nominato alla presidenza dell’Inps, del tipo “diamo la pensione agli studenti come prestito d’onore” oppure “riduciamo l’Inps, aprendo alla contribuzione privata” oppure “basta toccare diritti acquisiti solo quando fa comodo” oppure “chi ha avuto di più e in lunghi periodi, deve dare di più e spalmare su chi ha meno”. Tutte frasi interessanti, ma perse nel dimenticatoio.

Abbiamo fatto un breve calcolo economico per condividere una soluzione su versamenti, costi reali, disavanzo pubblico, diktat Europa a riguardo del sistema pensionistico italiano. Oggi il disavanzo annuo di bilancio Inps ammonta, in media negli ultimi 10 anni, di circa 6/7 mld/euro per una spesa annua di 270 mld/euro in crescita di 1 mld/euro annuo. Ebbene in 10 anni vuol dire uno sbilancio di 70/80 mld/euro che un paese come l’Italia deve essere in grado di colmare e ripianare indipendentemente dai nuovi iscritti all’Inps.

Questi numeri dell’Inps consentono di individuare una nuova via definitiva, equa, ugualitaria, audace e contro corrente: chiudere l’Inps ai nuovi assunti e aprire i canali dell’auto determinazione libera al 100%. L’Inps porta a termine il mandato solo per chi ha più di 20 anni di contributi versati, liquida tutti gli altri con un assegno vitalizio che deve essere reinvestito in fondi pensionistici privati che regolano il mercato e contribuiscono a stabilizzare i costi e i disavanzi Inps fino alla chiusura definitiva prevista fin da oggi all’anno domini 31 dicembre 2036.

Nel tempo lo Stato spalma a bilancio poliennale un esborso di 140/170 mld/euro, pari forse a qualche azione bancaria in meno, a qualche obbligazione tossica, a quella capitalizzazione le banche sono costrette e rimettere in pista. Fra soldi pubblici europei alle banche per ripianare proprie colpe oppure all’Inps e alle pensioni per nuove generazioni, opto a occhi chiusi per la seconda ipotesi.

Faccio un esempio concreto che riguarda la mia città natale, Piacenza: su 250.000 abitanti ci sono 87.000 pensionati (127mila gli assegni in totale!!) mettono sul mercato 1,5 mld/euro l’anno, il 33% solo per pagamenti verso lo Stato. I pensionati, a Piacenza, sono il primo contribuente delle casse pubbliche.

Giampietro Comolli
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Giampietro Comolli

Giampietro Comolli

Cum grano salis, a cura di Giampietro Comolli

Editorialista Newsfood.com
Rubrica di economia,  food&beverage e Gusturismo
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Redazione Newsfood.com
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Commento ( 1 )
  1. FRANCESCO GORGI
    24 Febbraio 2016 at 9:36 am

    Le pensioni attuali devono essere riviste e trasferire quei soldi su investimenti produttivi che creino lavoro vero e quindi ricchezza vera.
    Così sono solo una spesa passiva pagata con un mare di tasse!!! Basta!!! non possiamo vivere in attesa che questi “finalmente” vadano al camposanto…

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