Italiani nel mondo «risorsa per il mady in Italy»

Roma – «La legislatura appena conclusa ha avviato un processo positivo per i cittadini italiani residenti all’estero, un processo che deve essere confermato dal prossimo
importante e decisivo appuntamento elettorale» si apre con giudizio favorevole sulla XV legislatura, quella che ha visto per la prima volta in Parlamento i rappresentanti degli italiani
all’estero, il documento delle Acli internazionali sulle prossime elezioni politiche, presentato oggi a Londra in un incontro tra i dirigenti europei dell’associazione.

La Fai, la Federazione delle Acli internazionali, «giudica positivamente», in particolare, «sebbene le difficoltà siano state numerose, l’attività legislativa
che i parlamentari eletti nelle circoscrizioni estere hanno espresso in un arco di tempo così breve».

Il documento, che invita i cittadini italiani residenti all’estero ad una «convinta partecipazione al voto», segnala ai candidati obiettivi e priorità per «rafforzare i
diritti di cittadinanza, rappresentanza e partecipazione» degli emigrati italiani, quelli di lunga data ma anche le nuove generazioni.

La Fai parte dalla richiesta di una riorganizzazione – anziché riduzione – dei servizi consolari per gli italiani nel mondo, per «aumentare il livello di efficienza» non solo
con un ampio ricorso alle tecnologie, ma con un «cambiamento culturale» basato sui i principi della «meritocrazia, formazione e valutazione». Per garantire i diritti
pensionistici, fiscali e di assistenza sanitaria ai connazionali che vivono fuori dell’Italia, con un’attenzione particolare alle fasce più emarginate e meno abbienti, le Acli chiedono
al prossimo Parlamento «l’approvazione, non più rinviabile, del disegno di legge sull’assegno di solidarietà». Si propone la «riforma del quadro normativo per
l’insegnamento della lingua italiana all’estero», che favorisca la creazione di «percorsi compiuti e unitari di formazione, dai livelli di base a quelli più alti, e rivolti
non solo agli italiani e ai discendenti ma anche agli autoctoni».

«L’associazionismo degli italiani all’estero rappresenta una ricchezza e un patrimonio per l’Italia», sostiene la Fai, che invita per questo a sostenere, anche sul piano legislativo
il diritto dell’associazionismo in termini di benefici e agevolazioni: «La proposta di legge, già giacente in Parlamento, sul riconoscimento nell’ambito della Legge 383/2000
dell’associazionismo nazionale, di promozione sociale che opera all’estero, è uno dei provvedimenti più significativi da sostenere». Sul piano del lavoro, le Acli chiedono
per le comunità italiane «opportunità di formazione continua adeguate alle necessità formative delle nazioni di accoglienza», «interventi di
qualificazione, riqualificazione e aggiornamento delle conoscenze e delle competenze, con un occhio di particolare attenzione verso i giovani e la loro integrazione scolastica e professionale
nei Paesi in cui vivono».

«I nostri connazionali all’estero – dice il presidente delle Acli e della Fai Andrea Olivero – sono una risorsa eccezionale, finora poco utilizzata perché non compresa – per la
promozione della qualità italiana, del made in Italy». Nella competizione internazionale dei mercati e dei prodotti, «l’Italia ha la carta in più rappresentata dal
network di presenza italiana nel mondo». Il Sistema Italia – spiega il documento della Fai – deve essere promosso e valorizzato a livello mondiale facendo leva sui suoi capitali umani e
produttivi d’eccellenza, che comprendono anche le comunità all’estero e la nuova dimensione dell’emigrazione incarnata dai giovani italiani laureati che all’estero occupano spesso
posizioni di grande rilievo. «C’è un’Italia nel mondo che si afferma nelle Università e nell’imprenditoria: a questi protagonisti occorre dare un’immagine forte dell’Italia,
degna dei suoi valori e della sua tradizione. Il collegamento costante tra la business Community italiana all’estero e il Sistema Italia è dunque prioritario».

Infine il tema delle risorse. Per promuovere il Sistema Italia nel mondo e realizzare crescenti sinergie di rete, occorrono «più risorse» – afferma la Fai – «sapendo
che esse non sono a fondo perso». «Senza considerare il valore economico straordinario del turismo di ritorno e dell’indotto italiano nel mondo, occorre sottolineare, per esempio,
che soltanto dall’Europa giunge al nostro Paese un flusso finanziario annuo di 4,2 miliardi di Euro per le pensioni versate agli emigrati rientrati in Italia».

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