Italiani… poveri e sottopagati fra lavoro nero e mafia

Rate e doppio lavoro, l’arte di arrangiarsi agli italiani non è mai mancata, certo è che il futuro non si tinge di rosa per il nostro Paese, i dati presentati nel ‘Rapporto Italia
2008’ dell’Eurispes parlano di oltre 5 milioni di famiglie indigenti o che rischiano di diventarlo, venti milioni i lavoratori sottopagati e solo una famiglia su tre che riesce tranquillamente
ad arrivare alla fine del mese.

I salari sono fermi ed i prezzi continuano a lievitare. In un solo anno la situazione economica delle famiglie è peggiorata quasi nel 50% dei casi e sono raddoppiati i prestiti. Il
rapporto parla di un’economia sommersa arrivata al 35,5% del Pil ufficiale, a cui si somma la quota prodotta dalla criminalità organizzata (11,3% del Pil). Insieme danno 725 miliardi di
euro, circa la metà della ricchezza prodotta ‘in chiaro’ dal Paese. Le famiglie che ricorrono a prestiti sono passate dal 5 al 10%, mentre solo poco più del 13% riesce a
risparmiare qualcosa. Tutto a rate. Questo il motto. Ma non per dinamicità secondo l’Eurispes, tanto che si acquistano così non solo elettrodomestici e mobili ma anche libri
scolastici e perfino le cure del medico. Il dato più preoccupante riguarda il lavoro.

I salari sono fermi e «sono i più bassi d’Europa» sottolinea l’Eurispes. Gli italiani guadagnano il 10% in meno dei tedeschi, il 20% in meno degli inglesi ed il 25% in meno
dei francesi e ci si arrangia fra saldi e grande distribuzione dei discount. Così si è andata formando la schiera dei ‘working poors’, i poveri che però lavorano.
Già, perché chi non arriva alla fine del mese un lavoro ce l’ha, ma non basta. Oltre sei milioni di persone sono costrette a fare il doppio lavoro per cercare di ottenere un
reddito mensile che gli permetta di sopravvivere, alimentando il mercato del lavoro nero che di questo vive e si fa forte. Le indicazioni che arrivano dall’Eurispes parlano di «diminuire
la pressione fiscale sui redditi da lavoro dipendente e agire sulla struttura temporale della contrattazione». Speriamo..o disperiamo?

Antonella De Marco

Leggi Anche
Scrivi un commento