Dpef, il giorno dopo: la Cdl non risparmia critiche al documento di programmazione economica e finanziaria varato ieri dal Cdm e a più voci commenta e disapprova i contenuti.

Renato Schifani, capogruppo di Forza Italia in Senato: “Un film di illusioni già visto”
“Questo Dpef è soltanto un film delle nuove illusioni, gia visto l’anno scorso. Infatti anche nel 2006 registrammo a giugno clamori ed entusiasmi per gli annunci di contenimento della
spesa, di riforme strutturali e di quant’altro si attendevano gli italiani. Ma con la finanziaria avemmo lacrime e sangue, statalismo sostanziale camuffato da finte liberalizzazioni”.
“Quest’anno la campagna mediatica per guadagnare consensi è ancora più disperata e la vera azione di governo si vedrà all’atto pratico, con la prossima finanziaria. Sempre
che questo governo delle tasse, ormai in caduta libera, arrivi a questo appuntamento”.

Altero Matteoli, presidente dei senatori di An: “Un enorme pastrocchio”
“Prodi annuncia l’ennesima svolta ma finirà con un altro fallimento. Dietro il facile trionfalismo del presidente del Consiglio, anche stavolta si nasconde un pastrocchio di dimensioni
enormi perché il vero problema sul tappeto, le pensioni, resta insoluto e rinviato sine die per le divisioni politiche, mentre le tasse non verranno abbassate diversamente da quanto
sostiene Prodi”.
“Nella confusione che regna sovrana non si capisce bene cosa sia stato effettivamente deciso né quante siano le risorse impegnate visti i balletti di cifre che circolano, così
come non si comprende se il governo presenterà entro il 30 giugno l’assestamento del bilancio alle Camere”.
“Riguardo poi al decreto legge per distribuire il cosiddetto tesoretto, lo leggeremo attentamente quando sarà pubblicato, ma sin d’ora avanziamo serissime riserve sullo strumento
adottato, in quanto il governo obbligherà il Parlamento ad esaminarlo in meno di un mese rispetto ai due previsti dalla Costituzione, considerato che ad agosto Camera e Senato sono
chiuse per ferie”.
“E’ evidente che Prodi abbia deciso il blitz, che presuppone altre fiducie, per mettere il Parlamento ancora una volta sul fatto compiuto e determinando così un vulnus
costituzionale”.

Gianfranco Rotondi, segretario Dc per le Autonomie: “Il Governo svolta a sinistra”
“La svolta effettivamente c’é: la politica economica del governo svolta, infatti, più a sinistra con buona pace dei riformisti dell’Unione. Il Dpef si presenta come una
piattaforma confusa e il capitolo delle pensioni è rimasto lì appeso senza soluzione”.

Isabella Bertolini, vicepresidente dei deputati di Forza Italia: “Propaganda per ingannare gli italiani”
“Dpef? Prodi lo sa bene: solo uno specchietto per le allodole. Senza l’accordo sullo scalone, queste sono chiacchiere. In realtà arriveranno nuove stangate. Hanno fatto un’elemosina ai
pensionati dopo averli affamati con tasse medievali – aggiunge – Quella del governo è pura propaganda per ingannare gli italiani. Sullo scalone è buio fitto. La verità
è che l’esecutivo non governa. E’ ancora sotto il ricatto della sinistra massimalista. Manderà al macero le nostre pensioni”.

Lorenzo Cesa, segretario dell’Udc: “Paralisi e rinvio”
“Di una svolta non c’é nemmeno l’ombra e sul fronte decisivo della riforma pensionistica le parole d’ordine del governo restano sempre le stesse: paralisi e rinvio. Se Prodi
continuerà a scivolare sulla via di una propaganda lontana dai fatti contribuirà ad avvelenare la vita del Paese e a chiudere ogni prospettiva di ripresa economica. Quel che
occorre è senso di responsabilità e rispetto per la verità”.

Benedetto Della Vedova, deputato di FI: “L’elemosina per le pensioni è una misura demagogica da corte imperiale”
“L’elemosina governativa a vantaggio delle pensioni basse costituisce una misura demagogica da corte imperiale, non un atto di governo responsabile. Le misure a sostegno delle persone e delle
famiglie al di sotto della fascia di povertà si possono e devono adottare, riformando il welfare italiano, non usando come mancia una parte del cosiddetto ‘extra-gettito’ fiscale. E’
comunque molto significativo che la maggioranza si sia spaccata sulle pensioni, ma abbia subito raggiunto l’unità proprio sul principio del ‘tassa e spendi’, che Veltroni denunciava
l’altro ieri come principale vizio della sinistra.