In Italia, secondo i dati del Ministero della Salute, i celiaci sono 50.037 di cui 15.845 maschi e 34.192 femmine e 9 su 10 non sanno di esserlo.

L’incidenza della celiachia è aumentata negli anni progressivamente, passando da 1 soggetto ogni 2-3000 persone negli anni ’80 a 1 su 1000 negli anni ’90. Oggi l’incidenza è di 1
soggetto su 100-130 persone. Recenti studi epidemiologici hanno evidenziato una crescita annua in Italia pari al 10%.

Qual’è il legame tra celiachia e artigianato alimentare e/o industria alimentare? La dieta gluten-free che deve essere seguita dal celiaco in modo scrupoloso e rigoroso per tutta la
vita. Questo è stato l’argomento discusso dalla dottoressa Letizia Saturni, al BEA 2007, nell’ambito del convegno “La celiachia: nuova sfida per l’artigianato” . Ha chiuso
i lavori l’On. Orietta Baldelli coordinatrice Provinciale CNA.

La celiachia è una complessa condizione, dovuta a fattori genetici ed ambientali, che porta l’individuo a modificare la propria alimentazione.
Via pane, pasta, pizza, dolci e tutti gli alimenti preparati con farina di frumento. Il fattore ambientale responsabile della alterazione della struttura e funzionalità degli enterociti
compromettendo l’assorbimento dei nutrienti e lo stato nutrizionale, è il glutine. Una miscela proteica, presente in alcuni cereali come frumento, orzo, segale, farro,
kamut, spelta, triticale ed avena (la presenza del glutine è dovuta alla contaminazione)
. Attenzione anche alla spelta, varietà del farro, al seitan,
derivato del glutine, al greunkern grano greco.

Il celiaco deve anche prestare attenzione ad altri alimenti trasformati dall’industria alimentare poiché il glutine in piccole quantità è utilizzato per migliorare le
proprietà organolettiche e tecnologiche del prodotto.
Coesività, elasticità e resistenza sono le sue principali caratteristiche.

Le principali esigenze del celiaco sono: ricevere un’informazione completa, semplice e scientificamente corretta; praticare una dieta variata ed equilibrata e avere la
possibilità di mangiare fuori casa.

Un mercato di nicchia – quello dei prodotti gluten-free – nato allo scopo di soddisfare il bisogno di una alimentazione variata che ora sta avendo un enorme sviluppo. Un numero crescente di
Aziende sta rivolgendo l’attenzione a questa realtà. Se nel ’90 le Aziende erano solo 10 oggi sono 80. Il Registro Nazionale degli alimenti nel 2001 contava 238 prodotti oggi ne
comprende 1450, con una grande varietà di classi merceologiche (biscotti, snack salati e dolci, pasta, pane….). Negli ultimi sei anni si è registrato un aumento del
500%.
Ai 1450 prodotti si affiancano 6200 prodotti del libero commercio inseriti nel Prontuario dell’Associazione Italiana Celiachia perché idonei alla dieta del celiaco.

Lo storico canale di distribuzione è la farmacia – dove ad oggi è ancora l’unico luogo in cui il celiaco può spendere ciò che il Servizio Sanitario Nazionale gli
offre. Stanno affiancando questa realtà negozi specializzati e il canale della Grande Distribuzione Organizzata con ipermercati e supermercati.

Ammonta a 100 milioni di euro il mercato nel solo circuito farmaceutico.

Sicuramente da non trascurare l’alimentazione fuori casa. Sono indispensabili locali informati – ristoranti, pizzerie, gelaterie, pasticcerie, hotel e B&B – che offrano la
possibilità al celiaco di avere una normale vita sociale.
1039 sono le strutture – di cui 232 gelaterie – inserite nel progetto “Alimentazione Fuori Casa” di AIC.

Letizia Saturni