La composizione degli alimenti: nell’elenco degli ingredienti c’è proprio tutto?

La composizione degli alimenti: nell’elenco degli ingredienti c’è proprio tutto?

Il recente regolamento (CE) N. 1333/2008, peraltro apportatore di interessanti novità, non presenta alcuna modifica in merito alle definizioni di «additivo alimentare» e di «coadiuvante tecnologico».

Ciò è facilmente riscontrabile osservando sia la tabella di raffronto riportata nell’articolo Additivi alimentari: il nuovo regolamento  sia, per quanto attiene i coadiuvanti, l’art. 7 del d.to leg.vo 109/92.

Il fatto che nulla sia cambiato ci permette di affrontare, innanzitutto, una prima considerazione: le due definizioni erano (e quindi rimangono) talmente simili da far sorgere il dubbio che si stia parlando di un’unica categoria.

Vediamo alcuni esempi:

Additivi alimentari: s’intende qualsiasi sostanza abitualmente non consumata come alimento in sé;

Coadiuvanti tecnologici: s’intende ogni sostanza che non è consumata come un alimento in sé;

Additivi alimentari: aggiunti intenzionalmente ad alimenti per uno scopo tecnologico;

Coadiuvanti tecnologici: intenzionalmente utilizzati per esercitare una determinata funzione tecnologica;

Da questa ipotesi iniziale (additivi = coadiuvanti) nascono alcune considerazioni preliminari:

• Per gli additivi esistono liste positive e condizioni d’impiego, per i coadiuvanti no.

• Gli additivi, salvo eccezioni, devono essere dichiarati nell’elenco degli ingredienti, i coadiuvanti possono non essere dichiarati.

Per sviluppare il concetto espresso nel titolo dell’articolo, ci interessa soffermarci sulla seconda considerazione.

La possibilità di non dichiarare i coadiuvanti nell’elenco degli ingredienti è stabilita dal citato art. 7 del 109/92, che recita:

1. Non sono considerati ingredienti: … c) i coadiuvanti tecnologici (fatti salvi gli obblighi relativi agli allergeni, ma questo è un altro discorso…).

Passiamo ora ad occuparci degli additivi carry-over.

Per capire cosa sono ricorriamo ancora all’art. 7:

1. Non sono considerati ingredienti:… b) gli additivi, la cui presenza nel prodotto alimentare è dovuta unicamente al fatto che erano contenuti in uno o più ingredienti di detto prodotto, purché essi non svolgano più alcuna funzione nel prodotto finito (fatti salvi, ancora una volta, gli obblighi relativi agli allergeni).

Esempio:
Il produttore X fabbrica snack salati ed acquista il sale di spolvero dal fornitore Y. Quest’ultimo prepara il sale di spolvero, addizionandolo, come antiagglomerante, di carbonato di magnesio.

Quindi il produttore X utilizza per i suoi snack la seguente materia prima: sale con carbonato di magnesio ma, in forza dell’art. 7, comma 1, lettera b), può non dichiarare l’additivo sulle sue confezioni se, a suo insindacabile giudizio, questo additivo non svolge più alcuna funzione nel prodotto finito.

Poiché ci riesce difficile pensare che qualche produttore non faccia ricorso a queste opportunità («non sono ingredienti, quindi non li dichiaro»), possiamo arrivare ad affermare che, a meno che siano costituiti o derivino da allergeni, i coadiuvanti tecnologici ed i carry-over non compaiono nell’elenco degli ingredienti.

Non siamo certo i primi ad affrontare questi argomenti: qualcuno, ben più autorevole di noi, lo ha fatto da tempo:
«Sicuramente, però [il testo dell’art. 7, comma 1] induce a riflessioni critiche in ordine alla «filosofia» di esonero dall’obbligo di indicazione che ispira questa parte, come la rimanente del resto, dell’articolo in questione.

Infatti, le sostanze elencate in questo primo comma, venendo espressamente escluse dalla normativa, dalla qualificazione giuridica di «ingrediente», possono – ma non «debbono», peraltro – essere lecitamente taciute in sede di etichettatura. In tal modo il consumatore viene lasciato all’oscuro dell’effettiva e completa composizione della sostanza alimentare di cui si è indotto all’acquisto e al consumo.

In virtù di questo «esonero per legge» dall’obbligo di indicazione gli potrà così capitare di consumare anche:

• additivi «veicolati» [carry-over], ovvero presenti in uno o più ingredienti del prodotto da lui acquistato e che non svolgono più alcuna funzione nel prodotto finito [concetto questo quanto mai elastico, aggiungiamo noi!];

• residui di coadiuvanti tecnologici o di derivati da coadiuvanti lecitamente adoperati e tecnicamente inevitabili, senz’altro pure senza effetti tecnologici sul prodotto finito e, in linea generale, anche privi di rischio per la salute

Orbene, non si riesce a comprendere quale motivazione socialmente e moralmente apprezzabile abbia indotto ad emanare per questi casi una disposizione che volutamente tenga all’oscuro il consumatore della presenza di queste sostanze nell’alimento o bevande che si accinge a consumare personalmente o a far consumare da altri.

Appare, questa, una «filosofia» ingiustificatamente sbilanciata a considerare le sole esigenze del fabbricante e non di chi cimenterà la propria o altrui salute attraverso il prodotto alimentare in questione e, quindi, attraverso i suoi componenti».

C. Correra – Etichettatura, presentazione e pubblicità di alimenti e bevande – Pirola 1992

Riassumendo:

– additivi = coadiuvanti ?

se sì, allora

– perché per gli additivi esistono liste positive e condizioni d’impiego, ma per i coadiuvanti no ?

– perché carry-over e coadiuvanti possono essere NON dichiarati in etichetta?

E infine, come mai ai tanti paladini dei consumatori continuano a sfuggire simili argomenti?

Certo è che, per contestare le regole, bisognerebbe conoscerle…

Dott. Alfredo Clerici
Tecnologo Alimentare

Newsfood.com

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