Dal Brasile all’Olanda, dalla Francia agli Stati Uniti, fino al lontano Oriente: la nuova frontiera della ristorazione italiana di qualità sono i grandi alberghi internazionali. Un
segnale nuovo che si è affermato per la maggiore disponibilità economica degli Hotel di lusso ad acquistare materie prime di qualità. Ma anche per la rinomata attenzione a
considerare la cucina come bene culturale e a identificare lo chef come un artista, una figura in grado ricoprire posizioni esecutive sempre più importanti, grazie al suo enorme bagaglio
formativo.
“La cucina italiana in generale e la nostra gastronomia di alta qualità – afferma Giuseppe Dell’Osso, Presidente dell’Accademia Italiana della Cucina -stanno
conquistando i mercati mondiali, soppiantando molto spesso, nei grandi alberghi a quattro e a cinque stelle, la già preponderante cucina internazionale. Ad oggi il 50 % dei migliori
alberghi del mondo fanno cucina italiana. Nel grande albergo lo chef, svincolato da compiti di gestione del personale può concentrarsi esclusivamente sulla cucina e liberare il suo estro
creativo. Oggi all’origine di un grande cuoco c’è sempre una grande persona, con basi culturali eccellenti”.
Questa tendenza è confermata dalla ricerca “La cucina italiana all’estero” realizzata dall’Accademia Italiana della cucina attraverso le sue 73 delegazioni nel
mondo, l’8% delle quali ha indicato nell’Albergo di Lusso il baluardo della gastronomia italiana di qualità. I dati della ricerca rilevano
“l’imbarbarimento” della cucina italiana tradizionale: all’estero 6 volte su 10 la ricetta originale viene tradita. Anche perché quasi la meta (47%) dei cuochi
operanti nei ristoranti italiani all’estero non sono italiani. Tuttavia la cucina italiana riscuote ancora grande successo: è la preferita al mondo (68%), seguita dalla cinese(40%)
e dalla francese (38%). Di questo, ma non solo, si discuterà ad Abano Terme, il 5 maggio, nel corso dei lavori per il XX convegno internazionale sulla civiltà della tavola dal
tema “La ristorazione alberghiera nel mondo”, organizzato dall’Accademia Italiana della Cucina. L’evento sarà anche l’occasione per la presentazione
ufficiale in Italia della mostra itinerante “Un secolo di menu italiani”, che sarà esposta al pubblico nel Teatro Congressi “Pietro d’Abano”.

SEMPRE PIU RISTORANTI ITALIANI NEGLI ALBERGHI INTERNAZIONALI DI LUSSO
Dal Sud America al più profondo Oriente sono molti i ristoranti collocati negli alberghi di lusso che hanno scelto la nostra cucina per presentarsi al palato fine dei loro clienti.
Soprattutto in Asia è nato una vero e proprio idillio per la nostra gastronomia. “A Bangkok – spiega Giuseppe Dell’Osso, – ben 7 grandi alberghi hanno un ristorante
italiano. Il mitico “Oriental”, tra i primi Hotel al Mondo, ha da poco cambiato l’offerta della ristorazione francese a italiana. I ristoranti della Oberoi, la più
elegante catena alberghiera mediorientale hanno tutti un ristorante italiano guidato da uno chef italiano.” Tra i migliori ristoranti di albergo, veri e propri baluardi della tradizione
gastronomica nostrana Dell’Osso cita il “Bice” del lussuoso Hotel Continental di Abu Dhabi, il “Domus” di Singapore della catena alberghiera Sheraton segnalato con
distinzione accademica nella guida ai migliori ristoranti dell’AIC, e infine il “Cucina” del Grand Hyatt Hotel di Shanghai.
Questa nuova tendenza della ristorazione si è sviluppata in molti altri paesi stranieri. “A Las Vegas “Le Cirque” dell’Hotel Bellagio” e
“Canaletto” del Venezian Hotel – continua Dell’Osso – rappresentano una vera e propria garanzia di ristorazione italiana di qualità. “Fasano”, miglior
ristorante di San Paolo del Brasile è collocato all’interno di un lussuoso albergo d’affari. Senza dimenticare che il 90% dei ristoranti della prestigiosa catena alberghiera
Four Seasons hanno almeno un ristorante italiano.”
Anche in Italia, la ristorazione alberghiera registra una costante attenzione verso la gastronomia di alta qualità. D’altronde l’offerta di una cucina di classe nei ristoranti di
albergo è “fenomeno romano”, nato subito dopo gli anni della “dolce vita”, nei grandi alberghi della Capitale. Dall’Eden al Metropol, dal Grand Hotel al
Massimo d’Azeglio: per molti anni Roma, centro di banchetti politici per eccellenza, è stata il pioniere di una tendenza – poi esportata a Milano, Firenze e nelle principali
città d’affari italiane – oggi tornata di moda nelle grandi catene alberghiere di tutto il mondo.
In Italia il mercato alberghiero ammonta a 29 miliardi di euro, di cui il 30% (parliamo di 8,7 miliardi di euro) è imputabile alla ristorazione. Un’ indagine svolta
dall’Istituto Dinamiche per conto di Federalberghi – Confturismo dice che sono 22.373 gli alberghi in Italia dotati di un proprio ristorante (64,7% del totale).
Il 79,3% gradisce trovare nei menu degli alberghi piatti della cucina italiana e il 69,8% precisa di desiderare piatti della cucina della regione nella quale l’albergo è ubicato.
Solo il 23%, dichiara di gradire essenzialmente piatti della cucina internazionale.

LA CUCINA MEDITERRANEA PERNO DELLE STRUTTURE DI RICEZIONE TERMALI
Ad Abano Terme, simbolo del turismo termale italiano, si discuterà anche dell’evoluzione del ruolo della cucina all’interno delle strutture alberghiere di benessere. Il
Centro Benessere nasce in Francia mentre in Italia questa tendenza è arrivata con un po’ di ritardo, ma ultimamente si è affermata a livelli di qualità eccellenti.
Infatti nel corso degli ultimi anni dal termalismo inteso come giustificazione medica, terapeutica, si è passati ad una concezione del centro benessere basata sull’edonismo, sul
piacere fisico e culinario. Attualmente le strutture di ricezione termale, integrandosi con la valenza turistica del territorio e con la tradizione enogastronomia, stanno contribuendo alla
crescita ed alla qualificazione del territorio, dando vita ad un “turismo della salute” attento però all’aspetto gastronomico.
“Oggi la cura della persona – afferma Giuseppe Dell’Osso, Presidente dell’AIC – non può essere limitata al trattamento con fanghi e acqua termale. Lo stress
dell’uomo moderno implica una rieducazione completa, fisica e psicologica, ma soprattutto alimentare che consideri prioritaria la corretta nutrizione. Attualmente è sempre
più diffuso il costume di un’alimentazione veloce e perciò sbagliata che inibisce quel valore edonistico che esiste nel rito collettivo del cibo. Il centro benessere oggi
è uno dei luoghi dove è possibile apprezzare di più – perché all’insegna del tempo ritrovato e del piacere slow – la cucina italiana di qualità,
gustosa ma allo stesso tempo rispettosa della salute dell’uomo”.

Ufficio Stampa AIC