Nella pausa pranzo la ristorazione corre veloce e questo è ormai un dato assodato. Corre perché corre il consumatore, nel senso letterale del termine. Egli ha sempre meno tempo
per un pasto “slow” che invece è prerogativa della cena, momento in cui si sceglie il ristorante su misura. La tendenza è ormai consolidata e i due momenti di consumo
si sviluppano in modo diametralmente opposto. La sera i piaceri del palato si coniugano alla ricerca di templi della convivialità, dove le ricette gastronomiche sono sempre più al
centro di eventi, come presentazioni di libri o di mostre artistiche, menu speciali, serate a tema o dedicate al vino.
A mezzogiorno, viceversa, fra i luoghi di
consumo domina il bar (31,3%), seguono il ristorante/pizzeria (27,5%) e la mensa aziendale (19,4%). Solo l’8% del campione porta il cibo direttamente da casa. I dati emergono dal rapporto
annuale sui consumi alimentari extradomestici, che Rimini Fiera SpA, quest’anno, in occasione del MIA e in collaborazione con il Gruppo Food, ha affidato a NOMISMA. L’indagine, dal titolo
“NEW FOOD FOR NEW PEOPLE, nuovi prodotti tra GDO e ristorazione fuori casa: concorrenza o complementarietà?” è stata compiuta individuando un campione rappresentativo
degli italiani residenti nei centri capoluogo di provincia scelti in modo da garantire la rappresentatività della struttura urbana.

A qualcuno piace pronto
Uno dei passaggi di tale ricerca sui quali vale la pena di soffermarci è la nuova tendenza degli italiani ad approfittare dell’occasione di consumo
alimentare extradomestico presso la GDO. L’indagine Nomisma rileva infatti una crescita negli acquisti di piatti pronti confezionati a libero servizio presso la Grande Distribuzione
Organizzata: prodotti cotti e conditi, in vaschette già confezionate. C’è quindi da ritenere che offerta della GDO tende ad accreditare i punti di vendita a libero servizio non
più come semplici venditori di alimenti, bensì come potenziali centri di servizio di erogazione di pasti che non riflettono il concetto tradizionale proprio della ristorazione
commerciale ma la capacità del sistema di adeguarsi alle nuove esigenze dei clienti. Il 38,2% del campione – che rapportato all’universo di consumatori fuori casa fanno 6,6 milioni di
italiani – ritengono che i piatti pronti della GDO rappresentino un’ottima alternativa per il pasto fuori casa ed acquistano tali prodotti prevalentemente presso ipermercati e supermercati
(85%). Il 24% del campione NOMISMA, cioè circa un intervistato su cinque (4,1 milioni di persone), ha dichiarato di aver consumato, almeno una volta negli ultimi mesi, un cibo pronto
confezionato in alternativa ad un pasto fuori casa presso la ristorazione extradomestica. Di questi, il 50% ha acquistato “primi piatti/risotti cotti e conditi”, il 28%
“secondi piatti a base di carne cotti e conditi da scaldare/freddi”, il 27 “verdure lesse e spinaci”. La categorie meno consumate sono risultate essere la macedonia di
frutta (8,2%) ed i panini (5,5%).

Meno tempo per il pranzo, più tempo per shopping e fitness
Il dato importante su cui soffermarsi è che fra chi valuta i cibi pronti preconfezionati una valida
alternativa al » pasto fuori casa, l’aspetto economico inteso come “risparmio di denaro” è indicato come prioritario solo dal 13,6% del campione: la diffusione dei suddetti
prodotti non sembra dunque essere soggetta a barriere psicologiche legate al prezzo di acquisto. Ben più importanti le motivazioni legate al servizio connesso: Il 47,5% del campione
indica nel risparmio di tempo il principale motivo di apprezzamento (mentre il 31,6% li ritiene più pratici): il mutare dei ritmi e della natura dell’attività lavorativa è
dunque la base per considerare un approccio al consumo fuori casa che coinvolge anche la GDO. In una logica di tipo culturale, alcune occasioni di consumo, quali il pranzo di lavoro, risentono
della perdita degli aspetti conviviali, a vantaggio di una maggiore attenzione per l’individuo: la pausa pranzo viene utilizzata sempre più come momento di svago o attenzione agli
interessi della persona – shopping, fitness, internet, salutismo riferito alla freschezza dei cibi – che come momento di socializzazione tra i colleghi.

Guerra all’ultimo piatto
Obiettivo del convegno, evidenziare le nuove opportunità di consumo e spronare i manager della distribuzione a muoversi con più lena in
questa direzione. In Italia nella GDO non mancano esempi di ristorazione esterne ai supermercati che fanno capo a grandi catene di distribuzione: “Break” del gruppo Pam, “Il
gigante” che ha i suoi ristoranti nei centri commerciali, il gruppo Finiper per la gestione del noto marchio della ristorazione commerciale RISTO’, ecc. All’interno dei supermercati,
cominciano le prime sperimentazioni. Sergio Comito Viola (direttore Business Unit Out of Home Europa di Barilla, per il progetto realizzato con Conad) in una conferenza stampa ha raccontato il
successo dell’apertura di un “eat in” a Lorenteggio di Milano, zona di grande attività terziario, firmato da Barilla e Conad. Un luogo dove consumare pasta e altri piatti,
che il supermercato test ha vissuto con un successo straordinario. L’area ora passerà da 300 a 500 mq, l’incremento di vendite è alto e l’accordo si allargherà ad altri 25
locali nel prossimo biennio. A fare la sua parte è anche Novacoop, che di recente ha presentato Coop Cafè, due progetti elaborati di servizio di caffetteria e ristorazione
realizzati all’interno di 8 ipermercati del Piemonte. I format sono due: la caffetteria con servizio bar, panini, tranci e pizza e il punto di ristoro con cucina propria che, oltre al servizio
caffetteria produce piatti caldi. L’obiettivo da perseguire è la soddisfazione del socio e consumatore attraverso qualcosa di innovativo. Il punto di ristoro si presta ad eventi
serali legati alle tradizioni locali – ad esempio si serve il “tapulone” (polenta e spezzatino d’asino) la bagna cauda, un antipasto tipico della cucina piemontese, la
fasula, il fritto misto alla piemontese – oppure alla stagionalità, come la grigliata di carne, il misto di pesce o polenta con funghi. I piatti vengono realizzati all’interno del
laboratorio che si dedica ad una produzione suddivisa fra banco gastronomia, take away e punto ristoro. All’interno del Punto Ristoro si utilizzano “solo” prodotti a marchio
valorizzando e fidelizzando sempre più i clienti verso materie prime Coop e i prodotti all’interno dell’iper nei reparti pescheria, macelleria, orto frutta, panetteria e
pasticceria. Anche in questo caso i risultati in termini di immagine e di redditività sono eccellenti. In merito al quesito iniziale circa la complementarietà o la concorrenza fra
GDO e ristorazione fuori casa la risposta è certamente concorrenza e guerra – passateci l’ironia – all’ultimo piatto.

Maurizia Martelli

www.edizionicatering.it