Mosca – L’Unione sovietica è viva e scalcia sul web, tra nostalgia e nuovi Stati, cambia anche la geografia dei domini internet; lo sa bene l’Icann, che da tempo tenta di
riorganizzare la rete adeguandola ai cambiamenti dell’atlante geo-politico. Finendo talvolta per scontrarsi con le resistenze di nostalgici agguerriti, che di dire addio alle ultime reliquie
del tempo che fu non hanno proprio voglia.

L’ultimo episodio di questo genere oppone l’organismo che sovraintende al World Wide Web a circa diecimila internauti russi. Oggetto della contesa il dominio .su, assegnato prima della
dissoluzione dell’Unione Sovietica e ancora usato da migliaia di utenti della rete. Un codice ormai superato dalla storia, ma incredibilmente popolare in Russia, se è vero che solo in
quest’ultimo anno sono 1500 gli internauti ad avere registrato siti internet con questo dominio. Un successo traversale che riguarda uomini d’affari, gruppi politici ma anche semplici
appassionati d’informatica, tant’è che è sorta una vera e propria lobby, per difendere il dominio della vecchia Unione Sovietica.

L’Icann però non ne vuol sapere. Da tempo l’organizzazione che sovraintende all’assegnazione di nomi e numeri del web, ha intrapreso una vera e propria battaglia per ripulire la rete dai
domini obsoleti. I codici di ogni paese, infatti, sono regolati da un accordo internazionale chiamato ISO 3166-1, in base al quale a ogni nazione spetta una cifra di due lettere. Il dominio .su
fu assegnato all’Unione Sovietica il 19 settembre 1990, quando la rivoluzione informatica era agli albori. Quindici mesi dopo l’Unione Sovietica non esisteva più. Un evento epocale per i
destini del pianeta, ma destinato a incidere anche sulla geografia della rete. Tant’è che l’Icann ha sostituito il dominio .su con .ru.

E non è l’unico caso fa sapere l’organizzazione. Stessa sorte dovrebbe toccare al dominio .cs, dopo la dissoluzione della ex Cecoslovacchia nel 1993. E allo
Zaire, che da quando, nel 1997, ha cambiato il suo nome in Repubblica Democratica del Congo, ha reso obsoleto il suffisso .zr. Dal canto loro i nostagici dell’Urss, intendono provare a salvare
il vecchio dominio.

Secondo Alezei Platonov, direttore dell’Istituto indipendente russo delle Reti pubbliche: “Per prima cosa c’è una comunità e poi la storia del dominio è un valore
aggiunto”. Inoltre i lobbisti,che sono indipendenti dal governo, citano un altro caso di suffisso non inserito nella lista Iso e ancora in uso: è il codice uk, usato per il Regno Unito
al posto di .gb. Entrambi i contendenti comunque tendono ad abbassare i toni. Le trattative sono in corso, e almeno per il momento, non si paventa una guerra fredda online.

(21 settembre 2007)