la Legge sulla Dislessia recentemente approvata: a chi giova? Ai furbi, per non studiare!

la Legge sulla Dislessia recentemente approvata: a chi giova? Ai furbi, per non studiare!

Questa lettera mi ha colpito particolarmente perchè va a toccare i punti cardini alle fondamenta.
Viviamo una situazione di “crisi” e di difficoltà. I consumi sono calati (di alcune tipologie di prodotti e servizi primari ma aumentano i voluttuari ed il gioco), le imprese soffrono
(ma le banche gongolano e, rispettanto rigorosamente la legge, ma aggirandola con cavilli da Azzeccagarbugli, aumentano i loro profitti e riversano sulla loro clientela le loro “malefatte”
…).

Sono sempre di più coloro che pretendono, senza lavorare, senza impegnarsi.
Cosa sta succedendo? La squadra Italia, culla dell’Impero Romano, centro del Cristianesimo, patria di Leonardo da Vinci, del Rinascimento ed una miriade di eccellenze in tutti i campi ora nel
suo vivaio ha “cervelli vuoti”: aspiranti veline, aspiranti escort, aspiranti migliardari di Superenalotto, aspiranti calciatori …”aspiranti” polverina bianca (tanti).

I pochi giovani con il cervello, che oggi possiamo chiamare “diversamente stupidi” (citazione rubata a Paolo Marchi, patron di Identità Golose), li costringiamo all’esilio forzato. Per
loro non c’è posto, sono troppo seri, studiano e si impegnano, pensano a farsi una famiglia ed a fare carriera e non hanno alcuna vergogna ad ammettere che non guardano i programmi TV (non
voglio citarli perchè anch’io purtroppo non guardo più neppure il Telegiornale), non sanno nulla di Cassano o Del Piero.

I nostri giovani (oggi è considerato anche un adulto ultra-quarantenne e, secondo la Legge, i genitori sono costretti a mantenere  il “bamboccione” finchè non trova un
lavoro. E’ ignorante ma non è scemo: perchè dovrebbe lasciare la sua tana dominiciare dorata?), ormai sono il prodotto della “non educazione” perchè già da
piccolissimi si sentono autorizzati a fare ciò che vogliono.

All’Asilo gli insegnanti non hanno alcuna autorità e tanto meno autorevolezza.
A casa idem.
Come Lemming impazziti la nostra società sta correndo verso un baratro.
Ma non siamo Lemming. L’Italia, ma non solo il nostro  Paese, è piuttosto un cavallo senza più fantino.
Forse è il caso di riprendere le briglie, prima che sia troppo tardi!
Forse ci siamo dimenticati che tra i giovani di oggi ci sono i dirigenti di domani e che ormai anche l’artigiano ed il contadino devono non hanno futuro se non hanno una formazione
pluridisciplinare e costantemente aggiornata.

Giuseppe Danielli

Grazie Prof. , grazie per l’opportunità che mi ha dato.
Ecco la lettera
Da: “[email protected]
A: [email protected]
Data: Fri, 28 Jan 2011 22:28:53 +0100
Oggetto: Lettera al direttore

Egregio Direttore,
vorrei sottoporre alla sua attenzione la lettera che segue. Nel rispetto della privacy, chiedo come sempre la riservatezza dei miei dati personali.

Grazie
Cordiali saluti.

Prof.ssa M…..

Egregio Direttore,
dopo tanti anni di insegnamento è veramente frustrante e deludente vedere che la nostra scuola non solo non è stata migliorata ma si avvia verso un lento e sicuro declino deludendo
le aspettative degli studenti che vedono in essa un’opportunità e per molti di loro forse l’unica opportunità.

L’ultimo colpo di grazia è stata la Legge sulla Dislessia recentemente approvata in sede di commissione deliberante, non con votazione democratica nelle due camere parlamentari.

A chi giova ed a chi serve questa legge?

Mi ritrovo in quasi ogni classe con 4/5 alunni etichettati dislessici, non ci si accorge di niente, fino a quando l’insegnante di sostegno della classe nel consiglio di classe non ne fa i nomi
evidenziando se si tratta di discalculia (difficoltà nel fare i calcoli ) e/o disortografia ( errori di ortografia) o dislessia (lentezza o errori nella lettura). Con 30 alunni in classe e
con 9 classi spesso di questi alunni ci si dimentica il nome , si collega il loro nome a quanto era stato detto nel momento delle verifiche.

C’è l’alunno che rifiuta di farsi interrogare, che si è seduto all’ultimo banco perché si vergogna di
sbagliare e di mostrare a tutti che lui è diverso dagli altri.

C’è l’alunna che si blocca durante l’interrogazione , intimidita che si mette a piangere e anche se incoraggiata non risponde più.

Poi c’è l’alunno che durante la verifica scritta, vedendo la maggior parte dei suoi compagni consegnare, ti chiede preoccupato se puoi lasciargli più tempo perché ti dice:
“prof. io sono dislessico”.

Poi non solo ha consegnato entro le due ore prestabilite ma scopro che il suo compito è uno dei migliori della classe con una grafia più curata e corretta di quella di altri suoi i
compagni invece non etichettati dislessici.

Ci sono gli alunni, e sono la maggioranza, che seppure con vergogna ti dicono che sono dislessici, e che non sono tenuti a prendere appunti, non seguono neanche la lezione , non studiano.
Frequentano la scuola più per stare assieme ai loro compagni che per imparare, tanto alla fine dell’anno saranno promossi, è così che è andata negli anni precedenti e
sarà così anche quest’anno. I loro elaborati sono pieni di errori, pessima grafia, sembra che non abbiano mai frequentato la scuola eppure hanno fatto cinque anni di scuola
elementare e tre di media inferiore.

Parlando con qualche genitore ne scopri il perché: al figlio i compiti non venivano corretti, in alcuni casi l’insegnante evidenziava l’errore ma non spiegava perché aveva
sbagliato; lo studente preparava la lezione ma non veniva interrogato, non ci si aspettava lui imparasse alcunché, così lui abituato a non fare niente a scuola, ora non vuole fare
niente.

Un genitore addirittura mi ha detto che la psicologa che seguiva il figlio gli aveva detto di non leggere tanto non sarebbe servito a niente perché non avrebbe comunque imparato
perché di dislessia non si guarisce.

Questo è l’aiuto che sta venendo dato e che si vuole dare agli alunni che hanno difficoltà nel leggere scrivere e far di conto?

Perché gli studenti gli errori li fanno, se non hanno frequentato una buona scuola elementare le lacune le hanno e allora che facciamo diciamo che sono tutti malati? Che soffrono tutti di
disturbi dell’apprendimento? O ci rimbocchiamo le maniche e come ha fatto Don Milani nella sua scuola di Barbiana, ci prendiamo cura di questi studenti.

Don Milani non ha mandato i suoi studenti che erano stati bocciati più volte, ritenuti stupidi ed incapaci di apprendere nella scuola pubblica, dal neuropsichiatra infantile per verificare
il loro quoziente intellettivo o per una diagnosi di dislessia. Dopo anni di scuola elementare non leggevano fluidamente e senza errori, ne scrivevano correttamente con una buona grafia, e
probabilmente sbagliavano anche i calcoli, eppure lui con il suo impegno e soprattutto credendo nelle loro capacità ne ha fatto delle persone Istruite , ne ha fatto delle persone che
amavano la scuola e insegnavano ai bambini più piccoli.

Perché dobbiamo dare credito a teorie psichiatriche fallimentari che stanno buttando nello sconforto e nello scompiglio alunni e genitori e non recuperare gli insegnamenti e l’esperienza
di grandi pedagogisti ?

Perché un gruppo di psichiatri ha deciso a tavolino che gli studenti che in seconda elementare devono saper leggere fluidamente e senza errori, devono saper scrivere correttamente ed avere
una buona grafia, non devono superare il numero di errori nei calcoli prestabilito nei loro protocolli ?

Senza tener conto delle numerose variabili che intervengono nel processo di apprendimento, insegnante, metodo di studio, ambiente familiare ecc, hanno stabilito che gli alunni che cadono fuori
dai loro parametri, sono dislessici, sono affetti dai così detti disturbi specifici dell’apprendimento, sono disabili e non impareranno mai. Secondo le loro teorie se un alunno non ha
imparato dopo 18 mesi di esposizione alla lettura, c’è qualcosa che non funziona nel suo cervello, non si sa bene cosa, qualcuno parla di un gruppo non ben identificato di cellule
celebrali, qualcun altro sta facendo risonanze magnetiche, qualche anno fa si parlava del gene y, tutte teorie scientifiche che farebbero inorridire Galileo Galilei.

Una legge è stata approvata e corsi di aggiornamento per i formatori sui disturbi dell’apprendimento stanno venendo programmati per assicurarsi che sempre più studenti italiani e
famiglie vengano buttate nella confusione e scompiglio e che i sogni che un genitore ha per il futuro del proprio figlio vadano a finire nella pattumiera, perché la carriera di un
dislessico è segnata.

Qualche anno fa gli “esperti” dicevano che i “dislessici” erano il l 4% dei bambini, oggi già le stime sono del 7-8 % chissà fra qualche anno?

Ritengo di far parte di una generazione di persone fortunate, per aver vissuto in un periodo in cui avevi il diritto di sbagliare, l’opportunità di correggere gli errori, un’insegnante che
mi segnava di rosso o di blu i miei elaborati, di avere avuto il tempo che mi serviva per correggermi, esercitarmi per apprendere ed imparare, e soprattutto la serenità e
tranquillità con la quale ho vissuto il mio percorso scolastico.

Anche se non fossi stata veloce nella lettura, se avessi fatto molti errori nello scrivere, se avessi sbagliato i calcoli, nessuno avrebbe messo in dubbio la mia sanità mentale e
capacità di apprendere, nessuno avrebbe chiamato mia madre per portarmi a 7/8 anni dal neuropsichiatra infantile per una diagnosi di dislessia. Nessuno mi avrebbe inculcato l’idea di
essere incapace con tutte le conseguenze emotive, psichiche e sociali che questo comporta.

I bambini di oggi purtroppo non hanno questa possibilità, qualcuno ha lavorato duramente per assicurarsi che molti di loro non l’avessero. Questo riguarda tutti noi perché un giorno
quel bambino potrà essere tuo figlio.

A.M.P. Insegnante

Giuseppe Danielli
Newsfood.com

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