La Lidl: ”Abbiamo ritirato dai supermercati i Choco Honey”, ma non dice quando

La Lidl: ”Abbiamo ritirato dai supermercati i Choco Honey”, ma non dice quando

E, alla fine, la risposta della Lidl è arrivata.
L’accusa emersa dai test di laboratorio de Il Salvagente era chiara e circostanziata: dalle analisi è risultato che una marca di cereali prodotta e commercializzata in Italia dalla catena
discount è contaminata con il 4-metilbenzofenone. La Lidl replica con un comunicato di poche righe, solo quelle necessarie per affermare che “I Choco-Honey sono già da tempo fuori
assortimento e le eventuali rimanenze sono state volontariamente ritirate”.  Una risposta che lascia, a dire il vero, più dubbi che certezze.

Allora perché sono stati ritirati?
Innanzitutto perché i Choco-Honey sarebbero stati richiamati dal mercato? Il sospetto è che l’azienda sapesse che questa particolare marca di cereali era  imballata in modo
inappropriato, o comunque era ad alto rischio “migrazione” di inchiostro dalla scatola al suo contenuto.
E poi, se “volontariamente le rimanenze sono state ritirate”, come afferma il comunicato, come è stato possibile per Il Salvagente acquistare – appena il 19 marzo scorso – in un punto
vendita di Roma il prodotto “incriminato” per farlo analizzare?
Si tratta di dubbi destinati per ora a rimanere tali. Al di là del laconico comunicato ufficiale, infatti, parlare direttamente con qualcuno dell’azienda è stato, finora,
impossibile.
A sua difesa la Lidl sostiene, inoltre, che “il prodotto indicato dalle Autorità sanitarie italiane a seguito dell’allerta di febbraio (ci si riferisce con ogni probabilità ai
cereali della marca Master Crumble risultati positivi al 4-mbp in Germania) è stato ritirato sotto la supervisione delle Autorità sanitarie stesse”, e che sulla questione “è
ancora in corso una valutazione dell’Efsa basata su studi la cui conclusione è attesa per la fine di maggio 2009”.

L’azienda “si copre” dietro le autorità italiane Il comunicato conclude dicendo: “Anche il ministero della Salute non si è ancora pronunciato sulla questione sollevata da Il
Salvagente”.
Questo in effetti è vero. Ma è una “mancanza” dell’Autorità italiana che non può scusare in alcun modo l’azienda.
La storia da ieri mattina nelle edicole di tutta Italia  
Da ieri mattina è nelle edicole il numero del Salvangente con i test di laboratorio che documentano la contaminazione dei Choco-Honey, in vendita sugli scaffali della Lidl. Nello stesso
numero si attesta che altre 20 marche di cereali che finiscono sulle tavole degli italiani (e nella colazione di molti bambini) non sono contaminate. Nessun allarmismo, quindi. Ma solo il giusto
allarme per un prodotto specifico. Da ieri mattina, inoltre, la notizia è andata ben al di là del Salvagente. Ne ha parlato diffusamente, infatti, Emanuela Falcetti, nel corso del
seguitissimo programma di RadioUno, Italia istruzioni per l’uso. La conoscono, ormai, anche migliaia di lettori di salvagente.it, assieme alle altre migliaia che hanno preferito recarsi in
edicola, per portarsi a casa la copia del nostro settimanale. Eppure il ministero della Salute tace. Non un gesto, non un segnale. Ci stanno riflettendo. Speriamo che la riflessione finisca al
più presto e si concluda – nella giornata di oggi – con un gesto concreto.     Esposto del Codacons in 104 Procure Il Codacon, intanto, chiede il sequestro dei Choco Honey,
risultati positivi a un test del Salvagente e distribuiti nei supermercati italiani di Lidl.  Dice Carlo Rienzi, presidente dell’associazione: “Ci chiediamo cosa facciano le autorità
sanitarie italiane per tutelare salute dei cittadini. Il principio di precauzione imporrebbe il ritiro dal mercato di tutti quei prodotti il cui grado di contaminazione da sostanze a rischio
(come l’inchiostro) superi la soglia di legge”. Rienzi ha presentato un esposto, anome del Codacons, a 104 Procure italiane e all’Efsa in cui si chiede “non solo di disporre su tutto il
territorio il sequestro cautelativo del prodotto risultato positivo al 4-Mbp, ma anche di verificare se vi siano stati ritardi od omissioni  da parte degli organi di controllo del nostro
paese, che ancora non si sono mossi e non hanno nemmeno diffuso la notizia ai consumatori”.   Altre associaizoni sul piede di guerra 
Gran parte delle associazioni dei consumatori sono, del resto, sul piede di guerra. A indignare è, soprattutto, l’idea che, nonostante l’allerta europeo di febbraio, in Italia siano ancora
in circolazione confezioni di cereali contaminati con il 4-metilbenzofenone: intollerabile che chi avrebbe dovuto controllare non l’abbia fatto.

Trefiletti: “Ritardo ingiustificabile” Così commenta Rosario Trefiletti di Fedeconsumatori: “Siamo in un ritardo ingiustificabile, perché dopo l’allarme dell’Europa non sono stati
tolti subito dagli scaffali i prodotti inquinati?”. Per quanto riguarda le azioni da intraprendere, Trefiletti non ha dubbi: “Non c’è tempo da perdere. E’ necessario fare subito una
verifica, ritirare i cerali contaminati e soprattutto intervenire sui processi produttivi come nel caso dell’Itx: allora siamo riusciti a obbligare la Tetrapack a modificare i sistemi di
produzione”. 
Longo: “Alzare la sorveglianza sui contenitori”
Per Antonio Longo del Movimento difesa del cittadino, “è necessario alzare la soglia di attenzione sui contenitori alimentari, specie se si tratta di prodotti di cui i bambini fanno largo
uso”. Anche Longo mette sotto accusa le tecniche di produzione degli imballaggi: “Pur evitando allarmismi generalizzati bisogna verificare la tossicità degli agenti chimici utilizzati per
imprimere l’inchiostro. Non è ammissibile che anche solo per fenomeni casuali e incontrollati si possano creare situazioni pesanti per la sicurezza dei cittadini”. 
Anna Bartolini: denunciare tutto alla Sanco È combattiva Anna Bartolini, rappresentante italiana nel Consiglio dei consumatori dell’Unione europea: “In questi casi l’unica strada è
rivolgersi alle autorità competenti, denunciare. Innanzitutto alla dg Sanco, la direzione generale della salute e della tutela dei consumatori europea, segnalando quanto è stato
trovato in Italia. E poi all’Efsa e al ministero della Salute italiano: non si possono lasciare circolare sul mercato prodotti pericolosi”. Peccato che dal ministero della Salute non sono ancora
arrivate risposte, anche se è stato tempestivamente interpellato.

La dichiarazione del ministro Zaia  
Il ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia, paladino della “tolleranza zero” in una dichiarazione a ilsalvagente.it dichiara: “Non bisogna avere indulgenza nei confronti di ogni tipo di
sofisticazione. È grave che si continui con pratiche che danneggiano la salute del consumatore ed è dovere di chiunque sia preposto alla difesa dei valori di convivenza dare un
contributo per estirpare queste radici velenose”.  

Rienzi: “Potete rivolgervi al Codacons per una causa” Rienzi, forte della recente sentenza che ha condannato la Nestle e Tetrapack a risarcire due genitori che avevano somministrato alle proprie
figlie latte contaminato da Itx, invita i cittadini a far valere i propri diritti: “Coloro che hanno acquistato e consumato i cereali da colazione con una quantità di inchiostro tre volte
superiori ai limiti, possono rivolgersi al Codacons per intentare una causa di risarcimento danni dinanzi al giudice di pace. A prescindere dal fatto che la sostanza sia dannosa o no – continua
Rienzi –  il problema vero  è che si tratta comunque di frode in commercio, perché viene somministrata ai consumatori una sostanza che questi non hanno comprato e che non
risulta indicata in etichetta”.     Come per il “caso Itx” Un nuovo caso Itx rischia di rovinare la colazione degli italiani. Ancora inchiostro che dall’imballaggio “migra”
inspiegabilmente negli alimenti. Nel 2005 a far scalpore era stato il caso del latte per bambini contaminato con Isopropyl Thioxanthone, un fotoiniziatore usato per fissare l’inchiostro nella
stampa delle confezioni. Oggi a “sporcare” la tavola dei consumatori è un altro fotoiniziatore, il 4-metilbenzofenone (4-Mbp) i cui dati sulla tossicità sono ancora pochi e
incompleti, ma la cui presenza nei cereali da colazione ha messo in allerta l’intero sistema di controllo europeo. Da febbraio, quando in Germania è scattato il primo allarme, prodotti
contaminati o a rischio contaminazione sono stati ritirati in Belgio, Spagna, Portogallo e Grecia. Subito si è mossa anche la Commissione Europea incaricando l’Efsa di valutare la
tossicità del 4-metilbenzofenone e fissando la quantità massima di questo agente chimico ammessa negli alimenti. L’inchiesta di Salvagente Ora, seppure nel totale silenzio delle
autorità competenti, l’allarme arriva anche in Italia. Un’inchiesta del settimanale il Salvagente – pubblicata nel numero in edicola da oggi e firmata da Giorgia Nardelli – rivela che la
contaminazione non ha risparmiato il nostro Paese.
Su 21 tipologie di cereali di diverse marche fatte analizzare in laboratorio una ha mostrato una quantità di 4-Mbp di quasi tre volte superiore al limite consentito dalla Comunità
europea, pari a 0,6 mg per Kg di alimento. Si tratta dei cereali Choco-Honey della marca Crown Field, frumento soffiato con cioccolato, che viene venduta dalla Lidl.

La Lidl ci ricasca La catena discount europea già finita nel mirino lo scorso febbraio, ci ricasca. Allora a risultare positivi all’inchiostro erano stati i cereali della marca master
Crumble e la Lidl aveva assicurato di aver ritirato da tutti i punti vendita europei le confezioni a rischio contaminazione. Evidentemente non erano le sole scatole contaminate, visto che ora
risultano inquinati anche i cereali Crown Field. La Commissione europea in un documento del 6 marzo lascia la palla alle aziende e ai singoli Stati.
Tocca alle prime dimostrare con una documentazione di supporto che i loro prodotti sono “puliti” e agli Stati monitorare la qualità degli alimenti già sul mercato.
Come mai allora i cereali Choco-Honey erano ancora in vendita? E il ministero del Welfare italiano non ha niente da dichiarare?

Miozzi (Movimento consumatori): e il ministero che fa?   “Si ripete nuovamente la storia: dopo il latte contaminato da tracce di inchiostro, oggi sono i cereali per bambini ad essere nel
mirino. Evidentemente i processi di produzione dei cartoni per gli alimenti, nonostante l’allarme lanciato dall’Unione Europea, non ha subito modifiche”. È il commento di Lorenzo Miozzi,
presidente del Movimento consumatori che denuncia: “Come mai Paesi come la Spagna, Portogallo, Belgio, Grecia e Germania, appena scattato l’allarme nel febbraio scorso, hanno subito ritirato i
prodotti contaminati, mentre il nostro non si è mosso? Chiediamo a gran voce – conclude Miozzi – che per il principio di precauzione gli alimenti, anche se solo sospettati, vengano
ritirati immediatamente e che il ministero faccia chiarezza quanto prima”.

Barbara Liverzani

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