La Corte di Cassazione, sezione civile, con sentenza n. 407 dell’ 11 gennaio 2007, pronunciandosi in merito a un contenzioso avente per oggetto il mantenimento di figli di genitori separati, ha
affermato che l’obbligo dei genitori di concorrere tra loro, secondo le regole dell’articolo 148 c.c., al mantenimento dei figli non cessa automaticamente con il raggiungimento della maggiore
età, ma perdura immutato finché il genitore interessato non provi che il figlio ha raggiunto l’indipendenza economica (o sia stato avviato ad attività lavorativa con
concreta prospettiva di indipendenza economica), ovvero finché non sia provato che il figlio stesso, posto nelle concrete condizioni per poter addivenire all’autosufficienza, non ne
abbia, poi, tratto profitto per sua colpa.

La vicenda

In seguito ad una controversia sorta tra due coniugi separati legalmente in merito al mantenimento dei figli, la Corte di Bologna con sentenza in data 19.7/21.9.2002 dichiarava non dovuto
l’assegno di mantenimento, da parte del padre, per il figlio maggiorenne dall’1.11.2001 e rideterminava il concorso del padre al mantenimento del figlio minore affidato alla madre in euro
450,00 mensili dalla medesima data.
Avverso tale sentenza ricorreva per Cassazione il padre, deducendo quattro motivi di gravame ai quali resisteva con controricorso la madre.
La Corte di Cassazione cassava la decisione suddetta con rinvio, anche ai fini delle spese del giudizio di cassazione, alla Corte di Appello di Bologna in diversa composizione, affinché
tale Giudice potesse provvedere a decidere la controversia demandata alla sua cognizione, tenendo conto dei principi enunciati dalla S.C. nella stessa sentenza.

Motivi della decisione

La S.C. ha motivato la sua decisione adducendo, tra l’altro, i seguenti motivi :
a) che “l’esistenza del contratto di lavoro di apprendista” e, quindi, “il comprovato svolgimento di attività remunerata” non possono, di per sé solamente, costituire prova della
“raggiunta autosufficienza economica del figlio maggiorenne”;
b) che incombe al genitore che chieda di essere esonerato dall’obbligo di mantenimento (il padre) l’onere di comprovare l’autosufficienza economica del figlio maggiorenne attraverso la
dimostrazione specifica dei profili (retributivi e di durata) caratterizzanti il rapporto di apprendistato in esame, senza possibilità, capovolgendo l’onere de quo, di gravare, invece,
la parte richiedente la determinazione del concorso al mantenimento del figlio maggiorenne ad opera dell’altro genitore (la madre) della prova circa la perdurante carenza di autonomia economica
del figlio stesso ed, in particolare, circa la mancata idoneità della retribuzione percepita da quest’ultimo a comportare il raggiungimento dell’autosufficienza anzidetta;
c) che, nel caso di specie, “il permanente “status” di studente presso l’Istituto alberghiero per conseguire un ulteriore diploma è rilevante ai fini della valutazione in ordine al
mancato raggiungimento (o meno) dell’autosufficienza economica.

Considerazioni

In sostanza la Corte di Cassazione ha ritenuto che la prestazione di lavoro da apprendista, pur remunerata, si differenzi sotto vari profili, anche retributivi, da quella di lavoro
dipendente.
Essa si basa sulla totale precarietà che non permette al figlio di affrontare la vita con le proprie entrate di semplice apprendista.
Pertanto, la valutazione della raggiunta autosufficienza economica non può prescindere dalla verifica e dalla prova dei caratteri del rapporto di lavoro, con riferimento in particolare
alla entità del trattamento economico, nonché alla sua durata, passata e futura.
Infine, la prova del raggiungimento dell’indipendenza economica del figlio – ricorda la Suprema Corte – deve essere fornita dal genitore che chieda di essere esonerato dall’obbligo di
mantenimento.

Matteo Mazzon