La mia Europa, quella che vorrei… by Giampietro Comolli

La mia Europa, quella che vorrei… by Giampietro Comolli

Questo articolo di Giampietro Comolli, credo che rappresenti il sogno di ogni Europeo che abbia a cuore il bene della propria Famiglia e della loro Terra natia. Se L’Italia è dei Comuni, l’Europa è degli Stati; una “biodiversità” di uomini e culture, di pensieri e di tradizioni. E’ questa la forza della Italianità che tutti ci invidiano. Se, nello stesso modo, riusciremo a creare la Europeità avremo gettato le basi per un futuro più sostenibile per i nostri figli.
Giuseppe Danielli

La mia Europa, quella che vorrei… by Giampietro Comolli

LA MIA EUROPA ALLA VIGILIA DI ELEZIONI CHE POSSONO ESSERE MOLTO IMPORTANTI.

NON CI SARANNO STRAVOLGIMENTI, MA I PICCOLI SEGNALI SONO INDIRIZZI DI UN CAMBIAMENTO FORTE. OCCORRE CHE SIANO UOMINI GRANDI A GOVERNARE IL CAMBIO, NON DEI NOMINATI CON IL MANUALE CENCELLI

NON DIAMOLA VINTA A CHI URLA, MA IN EUROPA C’E’ BISOGNO DI DIMOSTRARE FORZA E UNICITA’ OLTRE ALLA MONETA E ALLE BANCHE. LO STATO FEDERALE, FRA POPOLI CHE SI CONOSCONO E SI CAPISCONO REALMENTE, E’ L’UNICA SOLUZIONE

La mia Europa, quella che vorrei… by Giampietro Comolli

Mi capita sempre più spesso ultimamente di girare molto i paesi europei. Non più solo per lavoro, ma anche per diletto, con più tempo a disposizione. Diventa molto facile fare domande, parlare con la gente, anche quella per strada, cercare di capire come vivono, cosa cercano, quale livello di cultura e informazione ha ognuno di noi, dell’altro e reciprocamente.

Siamo in Europa ma forse non sappiamo perché. L’Europa è un continente diverso dagli altri, difficile ma anche facile. Quello che sto scoprendo è una fortissima “non conoscenza” dei nostri vicini di casa, che parlano una lingua diversa, abbiamo molte cose in comune e ne potremmo costruire altre, ma andiamo sempre a cercare in primis le differenze mai le cose che ci uniscono.

In questo poi oggi la comunicazione giornalistica, il web, i social non aiutano, anzi accentuano, cercando, tutti, superficialmente più la notizia brutta che la bella, e più quella facile da vendere perché legata all’immediatezza della esperienza personale, al vissuto del lettore piuttosto che indurre ad un allargamento dei suoi orizzonti e a guardare un po’ nel giardino d’oltralpe.

Eppure viaggiare per il mondo è sempre più facile. Un biglietto d’aereo a 30 euro rispetto a 1 milione di lire nel 1975 per la stessa tratta dovrebbe essere già un esempio banale superficiale materiale per dirci che siamo più vicini, più uguali.

Ma oggi a girare l’Europa si respira una aria non tanto erroneamente e semplicisticamente chiamata “sovranista” dalla maggior parte di giornalisti di tutti i 28 paesi alla ricerca di termini sempre portatori di un po’ di negatività, di “ ..ismi”, quanto di popoli e di persone, a tutti i livelli,  che non si conoscono e, soprattutto, non si vogliono capire per motivi anche opposti e magari giusti.

Non parlo dell’Europa Politica Burocrate di Bruxelles e Strasburgo che va assolutamente cambiata e urgentemente prima che essa stessa crei il più grosso vulnus, buco nero, o disastro epocale grazie a un guida “#finanziriomonetariounica”. Parlo dell’Europa delle diverse persone con le loro aspettative, le scelte comuni, gli obiettivi individuali, con i loro grandi uomini che sono stati accantonati, o come Pawel Adamowicz e Olof Palme.

Che guarda caso sono stati uccisi, io direi sacrificati per tutti noi. Ma che cosa ci hanno insegnato questi “delitti”? Che i poteri forti stanno da una parte e si annidano in tutti i partiti europei, piccoli e grandi, alla ricerca di vantaggi personali, corruzione e speculazione. Forse non ha ragione chi sostiene che speculare finanziariamente su un paese forte e grande che non potrà mai fallire si guadagna molto di più, ma il dubbio viene.

Dall’altra parte ci sono gli europei deboli, illusi che chiedono diritti e giustizia vera, uguaglianza nel rispetto delle regole, lavoro per chi ha voglia di costruire in pace. In tutto questo si inserisce anche l’urgenza di mettere ordine e limitare gli abusi sull’ambiente che anche in questo caso non trova una “matrice” comune condivisa.

Italiani e francesi sono sicuramente, insieme agli inglesi, i popoli più attaccati alla loro storia, alla tradizione, alle antiche regole, ma queste vanno oggi declinate più come principi a sostegno di grandi autonomie decisionali, certamente non fonte di antagonismo su fatti e obiettivi di ordinaria normalità fra buon padri di famiglia.

Con le stesse regole,  i neo-europei paesi dell’est non possono continuare a essere in bilico fra est e ovest, non ci può essere una serie di piccoli paesi europei satelliti di uno o dell’altro che per condizioni stataliste o di opportunità solo economica sono ago di una bilancia e si chiamano fuori da tutte le questioni sociali e civili che l’odierna follia di fenomeni bellicosi muove i paesi più poveri, impuntandosi sempre e solo sui “soldi”, bilanci statali.

L’Europa faccia l’Europa Federalista per intero e in tutti i settori, e i pruriti negativi delle sovranità spariranno da sole. E’ facile teorizzare un modello, quando lo stesso modello non è supportato da una maggioranza popolare, ma vale anche il contrario perchè le minoranze “ che non si conoscono” possono essere una barriera più forte di un muro di cemento.

Ci vuole subito, con il nuovo mandato degli eletti, una Costituente Europea Federalista che non nasconda e neghi la storia, le tradizioni di tutti, i diritti e i doveri incrociati di tutti i popoli.  Ci vuole una forza “statistica” di uomini non al servizio di chi li ha nominati e ci vuole che modelli come Erasmus siano allargati anche a dirigenti, politici.

L’Europa, oggi, ha bisogno di scambi e di contaminazioni come è stato con il “cibo e la cultura” nell’alto Medioevo, quanto uno stesso “frate” era accolto in Francia come in Germania come in Italia per fondare lo stesso tipo di monastero, uno diverso dall’altro, ma sulle stessa linea. Si facciano le dovute traslazioni ai tempi contemporanei!  L’Europa deve essere più ampia possibile, ma non c’è l’obbligo di aggregare chiunque e comunque.

Kohl e Mitterand mano nella mano è un grande simbolo, da rispettare, un insegnamento, ma l’Europa non ha bisogno di 2 paesi locomotiva e tutti gli altri dei vagoni … letto. L’Europa deve formare, fin dall’asilo nido di un giovane europeo, una cultura europea insegnando cosa è stato e come deve essere, perché l’oggi non va bene. Una scuola coesa, europea, anche simile deve saper creare  “il cittadino europeo” da subito, dai miei figli, dai miei nipoti.

Solo così si farà una vera Europa Federale.

L’Europa è diversissima dagli Stati Uniti, deve nascere un nuovo modello. Uscire dall’Europa non è la strada, ma cambiarla e fare in modo che unisca i popoli deve essere l’obiettivo. Un po’ di contaminazione intelligente, saggiamente guidata, ben dosata fra tutti i popoli d’Europa  può solo fare del bene.

 

Giampietro Comolli

Redazione Newsfood.com
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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

Mob +393496575297

Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
Curatore Rubrica Assaggi in libertà

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