La noia del Natale: era meglio quando portavamo i calzoni alla zuava?

La noia del Natale: era meglio quando portavamo i calzoni alla zuava?

Attilio Scotti:
Il Natale sta trascorrendo tra la noia e tra pranzi e cene terribilmente uguali a quelli di tutto l’anno, anche il panettone, che si trova già a fine settembre nei negozi, non è
novità.
Il salmone, il fois gras, lo spumante e lo champagne hanno soppiantato la Barbera frizzante, il cappone e i mandarini (le bucce sui cerchi caldi della stufa emanavano profumi naturali ed
unici).
Pochissimi ricordano i Natali di tanti anni fa: erano giorni di vera festa: si mangiava la
carne, il pollo, i dolci ed arrivava il vestito nuovo.
Oggi assistiamo ad una sorta di capovolgimento generazione ed i nostri nipoti non si riconoscono in queste manfrine natalizie.
Non ho nostalgia dei Natali poveri, adesso abbiamo i piedi al caldo, la tv e i telefonini, ma abbiamo perso, e per sempre, il candore di un tempo povero dove almeno il buongiorno suonava
veramente Buon Giorno.
Attilio Scotti
Enogastronomade
[email protected]


Caro Attilio,

uno dei mali più angosciosi che possa colpire un uomo è la depressione.
E colpisce proprio chi ha successo, chi è all’apice di una carriera, chi…non deve più conquistare nulla (o crede di non dover conquistare
più nulla).

Colpisce chi non si meravigia più di nulla, chi è convinto che ogni cosa che potrebbe fare, sarebbe inutile, senza alcuna
motivazione.

Credo che si guarisca da questo “mal sottile”, solo se qualcosa ci scrolla, ci obbliga a reagire a questo stato di autodistruzione.
Credo che oggi la nostra società soffra di depressione: siamo tutti scontenti, ci ritroviamo in un tunnel e non scorgiamo uno spiraglio di
luce.

Chi ha una certa età, ed una consolidata esperienza di lotta quotidiana, non se ne preoccupa troppo, continua a vivere, giorno dopo giorno, rassegnato ai
cambiamenti che è costretto a subire.

E’ però preoccupato per le nuove generazioni  che stanno crescendo in un clima di “libertà virtuale”, dove tutto è permesso e le regole
non vengono rispettate.

Già da piccolissimi hanno tutto e non imparano a desiderare o meritarsi nulla.
Tanto meno imparano a rispettare i genitori, i nonni, gli insegnanti…
e ad affrontaree e superare  le difficoltà.

Oggi è Natale tutto l’anno ma ognuno di noi vive al di sopra delle proprie possibilità.
Oggi, in quasi tutte le famiglie, c’è ancora uno stipendio, una pensione, un “reddito”, “una capacità di credito (di indebitamento)”, che
permettono alla maggior parte di soddisfare  i bisogni che ormai sono considerati “primari”: il telefonino, il Suv, il TV al plasma, il ristorante, i piatti pronti in gastronomia, le vacanze
esotiche…
il consumismo senfa alcun freno.
Tra qualche anno cosa succederà quando mancheranno queste forme di “sostentamento”?
Cosa faremo, se il mondo del lavoro non troverà un assestamento che possa dare una certa sicurezza ad un futuro più sereno?
Se non troveremo il modo di convivere “in libertà”, rispettando la libertà di chi ci è vicino?

La speranza è quella che in ognuno di noi si faccia largo una consapevolezza di necessità a riscoprire il valore delle cose e dei
sentimenti.

Spero in un rinascimento dei valori dell’uomo che ponga in primo piano non solo i diritti dell’individuo ma anche i suoi doveri.
Solo così, dopo una giornata di lavoro ritroveremo il piacere di una cena a casa con i nostri cari.
Solo così, dopo un anno di lavoro, ritroveremo il gusto di un buon pranzo di Natale e potremo aspettare l’Anno Nuovo con ottimismo.

Buon Anno, Attilio,
Buon Anno a tutti gli uomini e le donne di buona volontà.
Buon Anno a tutti, ai Cristiani ed ai Musulmani (ma lasciateci il nostro Crocefisso).
Buon Anno ai governanti ed ai politici, con la speranza pensino un po’ a noi oltre che ai loro interessi.

Giuseppe Danielli
Newsfood.com

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