Roma, 3 ottobre 2007 – La peste suina africana (ASF) rimane radicata in Georgia ed ha di recente colpito il nord dell’Armenia e la periferia della capitale Erevan, ha reso noto oggi la
FAO, è ormai accertato che la causa dei focolai in Armenia sia l’epidemia della malattia in corso in Georgia.

“La diffusione del virus della peste suina africana nella regione del Caucaso potrebbe portare ad una situazione drammatica”, ha detto il Veterinario Capo della FAO, Joseph Domenech. “In
assenza di attività di sorveglianza e strategie di controllo della malattia più vigorose, il virus potrebbe diventare endemico nel Caucaso e alla fine espandersi in altre regioni.
La UE, la Russia, l’Ucraina e gli altri paesi limitrofi hanno un problema molto serio alle frontiere con cui fare i conti con urgenza”, ha aggiunto.

La presenza della peste suina africana è stata confermata in Georgia all’inizio dello scorso giugno – la prima volta che il virus ha fatto la sua comparsa nella regione caucasica. Il
virus è stato probabilmente introdotto dallo smaltimento improprio di rifiuti provenienti da navi internazionali che trasportavano carne o prodotti animali contaminati.

Nuovi focolai

il virus si è rapidamente diffuso in tutta la Georgia, ed al momento sono 52 i distretti colpiti dall’infezione su un totale di 65. È molto probabile che si verifichino nuovi
focolai, ha avvertito la FAO. Già sono morti oltre 68.000 maiali, o direttamente a causa del virus o abbattuti. Per tenere la malattia sotto controllo è essenziale un’adeguata
attività di sorveglianza insieme all’abbattimento degli animali infetti o di quelli a rischio, al controllo dei movimenti del bestiame ed a misure di biosicurezza negli
allevamenti.

In Georgia si stima vi siano circa 500.000 suini, per lo più in allevamenti di tipo familiare. Nella maggior parte dei casi i suini non sono tenuti al coperto, ma circolano liberamente,
elemento che contribuisce alla diffusione della malattia. La produzione suina è un’importante fonte di proteine animali e di reddito per le comunità rurali.

In Armenia i focolai sono in aumento ed è probabile che il virus continui a diffondersi. “Tutte le unità di suini devono considerarsi a rischio”, ha avvertito una recente missione
congiunta della Comunità Europea, della FAO e dell’Organizzazione per la salute animale (OIE) che ha visitato il paese. In Armenia il numero stimato di suini si aggira tra parecchie
centinaia di migliaia ed oltre un milione di capi. I maiali sono per lo più tenuti in piccoli allevamenti familiari.

“Se entrambi i paesi non riescono a tenere sotto controllo il virus, c’è il rischio reale che vada perduta buona parte della popolazione di suini attualmente esistente”, avverte
Domenech.

Senza protezione

La FAO fornirà assistenza tecnica d’emergenza alla Georgia ed all’Armenia allo scopo di accelerare la sorveglianza e sostenere i governi dei due paesi nell’attuazione di una strategia
nazionale di controllo. L’agenzia punta anche a rafforzare i servizi veterinari mediante formazione e fornitura di attrezzature. Sono necessarie campagne di sensibilizzazione per coinvolgere la
popolazione nel controllo della malattia.

“In Georgia la riduzione drastica del numero di veterinari, la mancanza di trasporti, programmi di sorveglianza e controllo insufficienti, scarse misure di biosicurezza, l’utilizzo vietato di
acque grasse nell’alimentazione animale, sono tutte questioni devono essere affrontate con urgenza”, ha detto l’esperto veterinario Klaus Depner. “La Georgia è un paese del tutto esposto
e non protetto per quanto riguarda l’introduzione di virus molto pericolosi. Questa è l’occasione per migliorare la sorveglianza delle malattie e la capacità di controllo e
costruire una linea di difesa contro future epidemie animali”.

L’ASF è un’infezione virale altamente contagiosa che attacca i suini e che di solito ne causa la morte. È endemica nei suini domestici e selvaggi nella maggior parte dell’Africa
sub-sahariana ed in Sardegna. La malattia può annientare intere popolazioni di suini con serie conseguenze per la sicurezza alimentare e la condizioni di vita delle comunità
coinvolte. Non è pericolosa per gli esseri umani. Non esistono vaccini o medicine per prevenire o controllare l’infezione.