Il Vinitaly 2007 lascerà, come gli altri anni, un’impronta nel mondo eno-gastronomico grazie alla qualità dei vini in esposizione ma anche al loro accostamento alla prelibatezze
culinarie del nostro paese, che ci permettono di coglierne ancora di più la qualità .Una città del vino appare ai nostri occhi appena attraversato l’ingresso, numerosi
capannoni con esposte le insegne delle regioni italiane, ci fanno capire che il “viaggio eno-gastronomico” nazionale ed internazionale sta per iniziare;tutt’intorno palazzi e ci si
chiede:ma le persone che ci abitano, durante i 5 giorni di mostra, saranno perennemente inebriate dal profumo di vini e cibi che si spandono nell’aria?

L’itinerario del viaggio è soggettivo: c’è chi sceglie di partire dalla degustazione di vini conosciuti o chi ricerca quelle qualità che sul mercato risultano le migliori e
anche le più costose così da, almeno una volta, poterle assaggiare ma soprattutto apprezzare. Saltano subito all’occhio i calici:tutti in vetro e da degustazione, il vino esposto
è di qualità e non potrebbe essere bevuto in classici bicchiere da cucina; purtroppo in alcuni stand non sono sufficienti e si rischia di attendere un quarto d’ora per l’assaggio,
che comunque risulta adeguato come quantità.Ma, dopo aver portato alle labbra il primo calice di Barolo, Brunello di Montalcino e Chianti, per citarne alcuni, ci si dimentica subito
dell’attesa; al contrario come spesso capita, se ci si trova di fronte sommelier e operatori con il viso corrucciato, magari stanchi per la fatica della chermesse, il possibile cliente passa
oltre, un vero peccato!

In alcuni stand sono allestiti dei laboratori del vino, come in Friuli Venezia Giulia, dove è possibile fare una semplice degustazione dei prodotti locali:6 sono le qualità di
Ramandolo proposte diverse per colore profumo e gusto, un vino dolce a volte fruttato, a volte speziato che viene accompagnato da del prosciutto di San Daniele e biscottini di pastafrolla,
successivamente con del formaggio piccante per poi finire con delle deliziose “Gubanette” dolci tipici friulani che di solito sono imbevute di zwetschgen-wasser “uccidendone” il
gusto mentre il Ramandolo lo esalta. Percorsi eccellenti per fare capire al consumatore come il nettare d’uva possa influire sull’apprezzare un cibo, chi avrebbe mai pensato di accostare un
vino dolce con retrogusto di vaniglia a del prosciutto crudo?

La presenza di compratori esteri è evidente, negli stand, seduti al tavolino con una bottiglia di “barricato” che tentano di imparare ad apprezzare, si vedono molti asiatici,
alcuni americani e qualche australiano che forse, essendo un produttore di quei paesi definiti del Nuovo Mondo, è incuriosita dal tradizionale “buon vino” italiano che
è certamente di alta qualità.La concorrenza è alta, i nostri produttori si vedono scavalcare nelle vendite da vini di paesi lontani che, certamente hanno un prezzo
contenuto, ma non sono di qualità così i nostri espositori affermano:”bisogna far capire il rapporto che esiste tra qualità e prezzo del vino”.

Nel pomeriggio, quello che per cinque giorni diventa il “paese del vino” sembra il regno della serenità: tutti sorridono, con gli occhi un po’ sbarrati si dispongono
sull’erba e cercano di riprendere il possesso delle loro azioni un po’ offuscate e rallentate; vi ricordate il film “L’erba di Grace”?E’ proprio così, tutti sono felici e
contenti senza sapere perché.

Claudia Logoluso

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