Nel corso degli ultimi anni le Università e le imprese europee sembrano essere interessate da un peculiare processo di “convergenza”, dato che nell’ambito delle loro
attività di ricerca e sviluppo si intrecciano sempre più spesso dinamiche di collaborazione.
Si sta affermando la consapevolezza che gli interventi mirati alla valorizzazione della ricerca e la produzione di risultati sempre più innovativi, rappresentino i pilastri delle azioni
necessarie per rendere l’economia europea più competitiva e dinamica.

La crescente importanza attribuita allo sfruttamento dei risultati della ricerca scientifica in termini di applicazioni industriali, sta alimentando l’attività svolta da un gruppo
di giovani laureate dell’Università degli Studi della Tuscia, con competenze in ambito scientifico ed economico.

Il progetto, nato da un’idea del prof. Marco Esti (Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-alimentari della Facoltà di Agraria) e che si sta svolgendo grazie al sostegno
economico dalla Finanziaria Laziale per lo Sviluppo (Filas), si propone di produrre biotecnologie sostenibili applicabili all’industria alimentare.

Il progetto ha l’obiettivo di mettere a punto un metodo per eliminare una micotossina che spesso si ritrova in diversi prodotti alimentari, con particolare riferimento all’uva ed ai
suoi derivati (mosti, vini e succhi d’uva); gli enti preposti alla sicurezza alimentare vietano la commercializzazione di questi alimenti se contaminati oltre certi limiti, causando
perdite economiche per i produttori del settore. In questo modo è possibile valorizzare e sfruttare i risultati della ricerca attraverso una loro concreta applicazione nel settore
produttivo/industriale.

Attualmente, non esiste un trattamento capace di ridurre il contenuto della tossina senza compromettere la qualità del vino; per questo motivo è nata l’esigenza di studiare
lo sviluppo applicativo di enzimi vegetali immobilizzati che, grazie alla loro specificità, possono agire su concentrazioni minime della tossina, degradandola nella forma non tossica
senza alterare in alcun modo le caratteristiche organolettiche del vino.

L’immobilizzazione dell’enzima su supporti solidi garantisce un trattamento temporaneo e sicuro dell’alimento poiché può essere allontanato dal prodotto finale
senza difficoltà.

Il problema della contaminazione dalla micotossina è maggiore nei vini prodotti nelle regioni mediterranee, fra queste uno dei paesi più colpiti è proprio l’Italia,
quindi l’applicazione industriale della biotecnologia bianca (no OGM), che verrà messa a punto presso i laboratori dell’Università della Tuscia, troverà ampia
applicazione nello stesso territorio in cui è stata sviluppata. In questo contesto la realtà universitaria verrà coinvolta nella nascita di una nuova generazione di
ricercatori/imprenditori contribuendo così allo sviluppo economico della regione.

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