La Cia ribadisce il suo impegno per una politica di sicurezza e di protezione sociale nelle campagne che tenga conto del ruolo degli agricoltori nella società moderna. Occorre una pari
dignità con le altre categorie del lavoro. Positiva la scelta fatta dal governo di Madrid.

Attualmente gli agricoltori spagnoli hanno diritto ad una pensione mensile intorno ai 420 euro al mese, molto vicina a quella dei coltivatori diretti italiani. Il governo Zapatero, accogliendo
le richieste di tutte le organizzazioni agricole spagnole, ha varato una profonda riforma del sistema previdenziale degli agricoltori che entrerà in vigore dal prossimo anno. In
sostanza, viene abolito il “regime speciale agrario della sicurezza sociale” mediante la sua integrazione nel “regime dei lavoratori autonomi”. E’ quanto evidenzia
la Cia-Confederazione italiana agricoltori ribadendo l’esigenza che anche nel nostro Paese si proceda ad una riforma della previdenza agricola, prevedendo, comunque, da subito un aumento
delle pensioni al minimo.

E’ vero -dice la Cia- che il provvedimento spagnolo comporterà una maggiore contribuzione a carico dei 350 mila iscritti al regime agrario, ma, di contro, il beneficio sulle
prestazioni a favore dei coltivatori sarà di gran lunga più vantaggioso. Basta pensare che le pensioni autonome minime corrisposte dal regime degli autonomi è pari a 664
euro mensili, per non citare le altre prestazioni erogate.

E’ questo un segno evidente -constata la Cia- della necessità per un paese moderno di integrare l’attività agricola nel sistema economico generale, anche da un punto
di vista sociale.

Ancora più interessante -aggiunge la Cia- è la decisa scelta del governo spagnolo che, al fine di agevolare il lavoro in agricoltura di giovani e donne, ha previsto per queste due
categorie e per la durata di 5 anni la riduzione del 30 per cento dei contributi da versare.

Innovativa, inoltre, anche la norma sui requisiti minimi di iscrivibilità non più basati su parametri lavorativi come in precedenza, ma sul reddito ricavato dalle attività
agricole e da quelle complementari stabilito nel 50 per cento del totale sia per arrestare il continuo calo degli agricoltori che per favorire la multifunzionalità aziendale ed il
part-time.

Non a caso -rileva la Cia- la Spagna è un Paese in fase di crescita economica e sociale che, purtroppo, ancora stenta a decollare nel nostro Paese.

Da tempo la Cia si batte perché anche il sistema di sicurezza e protezione sociale nelle campagne tenga conto del ruolo degli agricoltori nella società moderna e della loro
richiesta di pari dignità con le altre categorie del lavoro e per questo giudica positiva la riforma spagnola e auspica che possa servire come sprone al nostro Governo e al Parlamento
per mettere in campo interventi sociali più equi nelle nostre campagne, come l’innalzamento dei minimi pensionistici ai coltivatori e servizi sanitari degni di tale nome.

www.cia.it