Come avevamo previsto anche l’Istat, pur in ritardo, registra gli aumenti che si sono verificati, già da agosto del 2007, sui beni di largo consumo, pane, pasta, latte, ecc, a febbraio
gli alimentari hanno registrato percentuali molto elevate con punte annuali per pane e pasta del 12,5% e del 14,4%.

Su queste voci, insieme a latte, carne e formaggi, per l’Istat, le famiglie italiane avranno rincari pari a 140 ? annui. Sono dati sottostimati rispetto a quelli dei nostri osservatori che
registrano ricadute ben più elevate, pari a 245 ? annui, per queste stesse voci, mentre, per tutto il settore alimentare, gli aumenti saranno dell’ordine di 445? l’anno, pari 8,9% della
spesa complessiva.

Siamo di fronte, inoltre, ad una violazione delle più elementari regole di mercato: infatti, i consumi alimentari stanno calando in quantità, peggiorando qualitativamente la vita
delle famiglie ed a ciò dovrebbero corrispondere diminuzioni dei prezzi. È evidente perciò la presenza di comportamenti anomali e speculativi, minimamente giustificati
dagli aumenti dei prezzi delle materie prime.

Ribadiamo quindi che bisogna intervenire, con ancora maggiore determinazione:
– mettendo in campo verifiche e sanzioni al fine di colpire ed estirpare abusi speculativi, controllate e gestite dal Garante dei prezzi;
– estendendo a tutto il territorio nazionale accordi, come quello fatto nella Regione Marche, con i commercianti e le associazioni dei consumatori, per bloccare i prezzi di alcuni prodotti per,
almeno, sei mesi;
– accelerando il processo di vendita diretta dei prodotti agro alimentari nelle città, come strumento per calmierare i prezzi;
– attivando strumenti di informazione diretta, tempestiva e gratuita rivolta ai cittadini sui prezzi dell’intera filiera, ad esempio attraverso sms sul telefonino, come in progetto con l’Sms
Consumatori che partirà i primi giorni di aprile.

Insistiamo inoltre affinché, chi avesse un minimo di sensibilità istituzionale, decidesse con un accordo bipartisan una decretazione d’urgenza, per restituire, anche attraverso
strumenti fiscali, potere di acquisto ai percettori di reddito fisso, lavoratori e pensionati, incrementandolo almeno di 1000 ? annui.