La trasformazione smart delle città italiane

La trasformazione smart delle città italiane

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Date: Tue, 9 Oct 2018

Universita’ Bocconi Milano IEFE – Osservatorio Smart Cities – “La trasformazione smart  delle citta’ italiane ” Convegno 2 ottobre 2018 – Via Sarfatti Aula B

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Relazione di Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia  e funding member del nuovo Osservatorio Smart City

UNIVERSITA’ BOCCONI: LA TRASFORMAZIONE SMART DELLE CITTA’ ITALIANE

Oltre a costituire l’ambiente di vita della gran parte della popolazione europea e mondiale, le città sono oggi degli straordinari laboratori di innovazione. La “smart city” costituisce l’obiettivo di un processo di trasformazione urbana che integra in una visione sistemica le dimensioni economica, ambientale e sociale. La trasformazione delle città in ottica smart offre l’opportunità alle amministrazioni pubbliche di rendere più efficienti i servizi erogati ai cittadini e di favorire lo sviluppo di servizi innovativi al fine di migliorare la competitività e la qualità della vita urbana. Allo stesso tempo offre alle imprese la possibilità di sviluppare nuovi mercati e di sperimentare nuovi modelli di business, anche in collaborazione con i soggetti pubblici.

Se ne è parlato all’Università Bocconi di Milano all’evento dal tema “Le città italiane verso una trasformazione smart: esperienza e prospettive”,la prima iniziativa del nuovo Osservatorio Smart City, recentemente costituito dall’Università Bocconi tramite lo IEFE – Istituto di Economia e Politica dell’Energia e dell’Ambiente e il Dipartimento Studi Giuridici A. Sraffa. L’Osservatorio, che gode del patrocinio della Commissione Europea,  si pone l’obiettivo di costituire una piattaforma di approfondimento, dialogo e confronto tra i soggetti interessati allo sviluppo smart delle infrastrutture, dei servizi urbani e della comunità sociale.

Nell’introduzione ai lavori,  Giuseppe Franco Ferrari, Dipartimento di Studi Giuridici, Università Bocconi, Edoardo Croci, IEFE Università Bocconi e Massimo Gaudina, Capo Rappresentanza regionale a Milano, Commissione Europea hannopresentato il punto delle politiche europee e nazionali in materia smart city e messe a confronto le esperienze delle città italiane più avanzate sul tema.

Secondo i relatori successivamente intervenuti, in Italia alcune città – Milano, Torino, Bologna – si sono collocate alla testa delle smart city: che non vuol dire esclusivamente tecnologia, ma anche innovazione sociale collaborazione e partecipazione. Milano: nei prossimi 20 anni la metà delle infrastrutture urbane – secondo dati UE –  necessiterà di profonde ristrutturazioni perché arrivate a fine  vita. Importanti progetti riguardano  efficienza energetica, nuovi materiali da costruzione, mobilità, che usufruiranno di importanti contributi comunitari, mentre il progetto Porta Romana è la prima realizzazione sul campo.

Torino si propone tre obiettivi:  efficienza dei servizi (digitalizzazione); attirare nuove competenze; attirare lavoro. Si parte dall’insegnare nelle scuole elementari l’utilità dei dati (ad esempio, per tracciare il percorso più efficiente della linea 2 della metropolitana) fino a testare a spese del Comune i progetti innovativi delle aziende. Una curiosità: l’utilizzo dei droni  a scopo ludico, come ha dimostrato il simpatico intermezzo visivo con 200 droni che hanno sostituito uno spettacolo pirotecnico, primo caso in Europa.

Bologna, con il Piano di innovazione urbana, nel quinquennio 2016-2021 si propone di andare oltre la smart city costituendo nei sei quartieri in cui è stata suddivisa la città, una collaborazione cittadini-pubblica amministrazione per curare i beni comuni. Sono oltre 350 le iniziative in corso che vedono la partecipazione di migliaia di cittadini.

Se queste città sono i fari, molta ombra avvolge quasi tutte le altre. Manca una visione integrata tra i diversi attori del territorio, tra interessi d’impresa e interessi collettivi, tra università e città. Gli strumenti di finanza innovativa che dovevano sostenere le smart city non sono stati usati. Si registrano ritardi notevoli e la frammentazione tematica dei fondi nazionali e comunitari a scapito di una politica nazionale. E il sistema delle competenze e delle regole all’interno dei Comuni è rimasto quello tradizionale.

Nel corso della tavola rotonda che ha concluso i lavori,   il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici, funding member del nuovo Osservatorio Smart City, ha richiamato l’attenzione sul tema della rigenerazione urbana, parallelo e comprensivo dell’ ammodernamento funzionale e tecnologico della citta’.

“Considerando lo stato di alcune nostre periferie degradate e l’obsolescenza diffusa del manufatto edilizio nel nostro Paese, possiamo dire che l’ Italia e’ mezza da rifare” ha detto.    “Quella della riqualificazione edilizia e funzionale delle citta’ e’ una via che, se adeguatamente sostenuta da politiche sociali ed economiche, potrebbe produrre una fondamentale inversione di tendenza, rilanciando la crescita economica del Paese e la sua competitivita’ a livello internazionale.
Oltre che per la valenza anticiclica si tratta inoltre di un processo economico virtuoso per almeno quattro ordini di ragioni:
1) LA COMPETITIVITA’ DELLE CITTA’
In primo luogo permette alle nostre citta’, adeguandosi allo standard europeo di qualita’ e di attrattivita’, di competere adeguatamente, sul piano internazionale, come motori di crescita economica e socio-culturale.
2) PROBLEMA ABITATIVO
Inoltre e’ l’occasione per la messa a fuoco di un vasto processo di riorganizzazione dell’offerta abitativa, soprattutto in locazione, civile o sociale che sia. Un settore, quello della residenza, sociale, da parecchi anni assente dal quadro di attenzione della politica governativa.
3) IL CONSUMO DEL SUOLO
In terzo luogo, razionalizzando l’uso delle risorse strutturali edilizie esistenti, la rigenerazione urbana permette di praticare una valida politica di risparmio del suolo. Frenando la tendenza in atto, che e’ viceversa quella di consumare suolo.
4) LA LOGISTICA, LA MOBILITA’ E I TRASPORTI
Essa e’ poi  l’occasione per riorganizzare l’impianto infrastrutturale della logistica, della mobilita’ e dei trasporti, che si dimostra, ora piu’ che mai ( caso dei vari ponti che stanno crollando ) bisognoso, non solo di un potenziamento, ma in primis di un radicale controllo.
Veniamo al “da farsi”:
– Occorre innescare un processo di sistema che coinvolga nell’operazione di rigenerazione urbana il risparmio diffuso posseduto dalle famiglie italiane e abbandonare la politica delle singole operazioni di nicchia, privilegiate e pilotate dirigisticamente.
– Occorre in particolare prevedere ampi margini di economicita’per le operazioni di sostituzione edilizia ( le piu’ difficili da impostare ), motivando i condomini che rappresentano il vero scoglio sul percorso di questo processo. Bisogna pensare dunque ad un pacchetto di misure premiali economico/fiscali.
– Occorre di conseguenza  istituire una vasta area ( economico/territoriale) di esenzione fiscale – una sorta di zona franca – con interventi, non solo sul piano delle imposte locali o delle erariali indirette ( imposte sui trasferimenti ), ma anche delle imposte dirette ( introducendo ad esempio una esenzione dall’imposizione fiscale sui redditi da locazione privata, per i nuovi edifici ).
– Occorre un adeguato apparato di norme urbanistiche che permettano l’ edificazione in deroga ad alcuni parametri esistenti e ampie forme di incentivazione in termini di concessioni premiali.
– Occorrono una radicale  armonizzazione ed una semplificazione delle norme urbanistico/edilizie fondamentali, (pensiamo ai tre livelli normativi), approdando finalmente alle leggi nazionali, in tema di regolamentazione del regime dei suoli ( con uno statuto dei diritti edificatori ) e di riforma della legge urbanistica ( superando la dicotomia tra piani conformativi e piani non conformativi nonche’ il concetto di   zonizzazione funzionale –  e regolando l’ urbanistica contrattata con le relative attribuzioni degli indici edificatori o volumetrici).
In particolare si deve superare il vieto parametro/scala per la pianificazione urbanistica rappresentato dal livello territoriale comunale ( che e’ storico/convenzionale) soprattutto ove ci si trovi in presenza della Citta’ Metropolitana.

– Bisogna cominciare a pensare a principi ed istituti volti a correlare gli interventi di nuova produzione edilizia, comportanti insediamenti di volumi edilizi aggiuntivi, ad un momento, non solo pianificatorio, bensi’ anche programmatorio generale. Perche’ gli interventi edilizi non rispondano solo ad una logica di tipo finanziario.
– Last but not least, occorre superare il vetero pregiudizio della nostra politica nei confronti della locazione abitativa privata. Come possiamo vedere, c’e’ molto da fare.”

Le esperienze di trasformazione smart nelle città italiane sono state trattate da Valentina Orioli, Assessore Urbanistica, Edilizia privata, Ambiente, Tutela e riqualificazione della Città storica, Comune di Bologna; Paola Pisano, Assessore all’innovazione e smart city, Città di Torino; Piero Pelizzaro,  assessorato Politiche del lavoro, Attività produttive, Commercio e Risorse umane, Comune di Milano.

La dimensione  smart negli interventi di Agenda Digitale del PON Metro, Daniela Venanzi, esperto PON Metro, Agenzia per la Coesione Territoriale.

L’evoluzione delle smart cities in Italia, Paolo Testa, Direttore, Osservatorio Smart City ANCI.

Il ruolo delle imprese nelle trasformazione smart delle città, Massimo Beccarello, Universitá Milano Bicocca e Confindustria.

Interventi degli aderenti all’Osservatorio Smart City: Luca Bianchi, Presidente, ATM Azienda Trasporti Milanesi; Piergiuseppe Biandrino, Executive Vice President Legal & Corporate Affairs General Counsel, Edison; Achille Colombo Clerici, Presidente Assoedilizia; Renzo Misitano, Direttore Sviluppo Immobiliare, Dea Capital Real Estate Sgr.

Fonte:

Osservatorio Smart Cities
per Newsfood.com

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