LA VAL D’ORCIA E IL SUO 1° SPUMANTE – ORCIA WINE FESTIVAL 2019

LA VAL D’ORCIA E IL SUO 1° SPUMANTE – ORCIA WINE FESTIVAL 2019

DISCOVERING WINES VAL D’ORCIA FESTIVAL SPUMANTE

Giampietro Comolli non poteva mancare ad un appuntamento così importante! L’assaggio delle prime bollicine di un territorio come quello della Val D’Orcia. Un paesaggio tutto da scoprire, magari in autunno quando in vigna i colori sono uno spettacolo della natura e i tini sono  in piena attività.

E’ semplicemente una sensazione goduriosa visitare una cantina e inebriarsi coi profumi dei mosti  e poi entrare in una trattoria con le tovaglie a quadri rosse e poter assaggiare un piatto di pasta fresca all’uovo, condita con un po’ di burro e abbondanti sottili ostie di Magnatum Pico. L’ultima volta che sono stato a San Giovanni D’Asso (c’era anche la Donatella Colombini con il suo  Brunello di Montalcino) mi sono tolto la voglia di tartufo: il Re delle Crete Senesi, il Tartufo Bianco, è stato il protagonista assoluto dagli antipasti, al primo, al secondo piatto e anche sul dolce al cucchiaio (questo ultimo abbinamento… forse un po’ forzato!).

Da oltre trenta anni a San Giovanni d’Asso c’è la Festa del Diamante Bianco Per quella occasione è in funzione il trenino con la locomotiva a vapore (vedi).

Per saperne di più abbiamo fatto una chiacchierata al telefono con Giampietro Comolli, il Re delle Bollicine. Pare che le conosca tutte e, come un buon pastore, le chiami per nome una ad una…

 

VAL D’ORCIA PATRIMONIO UNESCO – DOVE IL VINO E IL PAESAGGIO SONO UNA CULTURA UNICA  – OSPITALITA’ E PERCORSI NOTI DA 1000 ANNI

OGGI ALLA SCOPERTA DEL PRIMO VINO SPUMANTE DELLA VAL D’ORCIA. MA FORSE NON IL PRIMO, SECONDO IL MEDICO ABATE FRANCESCO REDI DEL 1685

La valle del fiume Orcia si incontra subito dopo Siena, uscendo dalla superstrada, percorrendo la antica via Cassia che univa Firenze a Roma intersecando e seguendo in più punti la via più nota e più frequentata nel medioevo, la via Francigena, la strada che dalla terra dei Franchi portava tanti pellegrini e tanti mercanti verso Roma.

Una via battutissima per circa 1000 anni che attraversava e attraversa tutt’ora quell’area geografica nota come Crete Senesi. Colline dolci, ma anche in alcuni punti ripide, non proprio quella terra toscana appena ondulata, fatte di argilla-creta che danno origine a un paesaggio culturale unico, da qualche esperto detto anche “surreale”.  Tante altre strade si dipartono dall’asse principale che porta a San Quirico d’Orcia e bel oltre, fra Buoncovento, Montalcino, Montepulciano fino a Chianciano quasi alle porte del territorio aretino.

Una valle che raccoglie mete fra le più ambite e note al mondo: Pienza, Castiglione d’Orcia, Radicofani, San Giovanni d’Asso, Trequanda e Monteroni d’Arbia, Abbadia San Salvatore, San Casciano dei Bagni, Sarteano e Torrita. Val d’Orcia produce, è patria unica, di alcuni dei vini più famosi e apprezzati al mondo, dal Brunello al Nobile di Montepulciano, dal Rosso Montalcino al Rosso d’Orcia, fra Docg e Doc, c’è solo l’imbarazzo della scelta.  Ma il vino sposa la cultura, fra borghi medioevali storici e altri rinascimentali, alle abbazie e chiese più eleganti, austere e ricche di affreschi che il patrimonio italiano può esprimere, partendo dalla Cappelletta di Vitaleta forse la meno nota in assoluto per arrivare all’abbazia di Sant’Antimo e alla chiesetta di San Quirico d’Orcia, capitale indiscussa e punto di riferimento per ogni escursione ed itinerario fino a Bagno Vignoni, a Trequanda dove ha sede una delle aziende vitivinicole italiane più note, più aristocratiche, più complete e più ospitali, quella di Donna Donatella Cinelli Colombini, uno degli più importanti “scalchi” del vino italiano, produttrice di Brunello di Montalcino e di un Rosso d’Orcia ancor più entusiasmante.

Proprio a San Quirico si è svolto, in occasione dell’annuale presentazione dei vini, un incontro riservato molto particolare sui vini spumanti. Sì, in terra di grandissimi vini rossi si discute e ci si confronta sui vini spumanti.

Deus ex machina dell’incontro, oltre alla presidente Donatella Cinelli Colombini, è stato invitato Giampietro Comolli, l’esperto più esperto di “bollicine” che oggi l’Italia enoica possa avere per conoscenza, esperienza diretta, per professione, per passione e anche per nascita, già produttore prima del 1980 sui Colli Piacentini di un vino frizzante con il fondo ottenuto da un mix di uve delle vecchie vigne materne (estirpate nel 1982) di Trebbiano, Malvasia di Candia, Sémillon e Roussane.

 

Giampietro Comolli, perché si parla di spumanti a San Quirico?

< Perché alcune cantine di grandi vini rossi, vogliono diversificare, creare nuove etichette, puntare ad alcune peculiarità vegetative e sensoriali delle uve locali, per soddisfare i gusti o creare nuovi gusti nel consumatore sempre più alla ricerca della “ propria” bollicina, al di là del Prosecco onnipresente. Ma può essere anche una occasione di ospitalità. Ricordo che nei miei primi viaggi “culturali di apprendimento e da studente” negli anni ’80 e ’90 in Bordeaux e Bourgogne non c’era amico produttore che entrando in casa, prima, mi facesse assaggiare una bollicina bianca o rosata sia di propria produzione o di qualche “compagno” della Champagne o di Limoux, Crémant o Primière Bulle… poi si assaggiavano i suoi vini da vasche, poi i tini e infine le bottiglie di rosso per annata.

Era un biglietto da visita, un segno di grande ospitalità, un messaggio di internazionalizzazione, di apertura, di nazione unica, di unicità enoica francese che ha fatto grande il vino d’Oltralpe. Ora la val d’Orcia vuole abbinare vino-ospitalità-benessere-cultura-paesaggio ed ecco il desiderio di produrre alcuni, forse 10-15, vini spumeggianti>.

Ci può direqualcosa sull’incontro riservato ai soci del Consorzio?  Come è andato e di cosa si è parlato?

< Devo dire – prosegue Comolli – molto bene perché l’attenzione e tensione sul tema per 2 ore è stato intenso, ricco di domande, tanti i perché toccati: tutte cantine già premiate per i vini rossi, presenti nei migliori ristoranti del mondo, ma tutte aziende anche “agrituristiche” visto il contesto toscaneggiante. Alcuni primi assaggi (di vitigni assai differenti e quasi tutti a bacca rossa) devo dire,  mi hanno soddisfatto.  Certo prodotti con metodo tradizionale, ma anche con il metodo italiano: una scelta che dovrà essere fatta o non fatta in base agli obiettivi di ogni azienda. Nell’incontro con i produttori ho ricordato che in Italia uno dei primi territori viticoli che si cimentarono nella spumantistica (il bresciano, l’emiliano, il fabrianense, l’abruzzese), molto pionieristicamente dopo la metà del XVII° secolo, fu proprio la terra di Montalcino, nelle proprietà verso la val d’Orcia dell’ex potente famiglia Salimbeni, con lo spumante Moscadello di Montalcino, metodo della fermentazione in bottiglia, decantato nel 1685 nel celebre ditirambo “Bacco in Toscana” dal medico-abate-naturalista Francesco Redi, descritto molto effervescente, corposo, pieno e assai dolce. C’è quindi un antenato illustre che può essere preso come icona storica per motivare una scelta presente anche, volendo, a denominazione d’origine.>

Quindi tutta l’Italia si muove sulle bollicine?

< Certo, rientra nel dna enoico dei produttori italiani rispetto ai cugini francesi che concentrano in poche aree ben definite la produzione. Nel 2018 ho assaggiato circa 100 etichette nuove, appena prodotte, di vini spumanti usciti da cantine del centro-sud-isole italiane quando fino a poco tempo fa erano solo una dozzina in tutto. C’è fermento, c’è ricerca di novità, c’è modus in rebus, c’è voglia di accontentare i clienti, ma anche tanta voglia di mettersi alla prova. Quella creatività che spesso ha salvato e può salvare l’Italia in periodi di crisi, dando libertà di azione ai produttori ma con chiara certezza del diritto e della consapevole socialità e sostenibilità oggi obbligatoria. Libertà di impresa, ma contesto collettivo sociale nel rispetto della biodiversità, della civiltà, della giustizia, del merito  >      

 

 

Giuseppe Danielli
Direttore di Newsfood.com

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