Bergamo – È stata inaugurata questa sera, nello Spazio Viterbi del Palazzo Provinciale, la mostra Pittori e scultori nell’arte animalier del ‘900 italiano,
organizzata dalla Provincia di Bergamo, in collaborazione con la Fondazione europea «Il Nibbio», l’UBI Banca e l’Editoriale Olimpia, l’esposizione potrà essere visitata fino
al 30 marzo.

Alla serata erano presenti:
Valerio Bettoni, presidente della Provincia di Bergamo
Bonaventura Grumelli Pedrocca, vicepresidente della Provincia
Luigi Pisoni, assessore ad Agricoltura, Caccia e Pesca
Tecla Rondi, assessore a Cultura, Sport e Turismo
– L’avvocato Giovanni Bana, Presidente Fondazione Europea «Il Nibbio» che quest’anno festeggia i vent’anni dalla fondazione
Renato Cacciapuoti, direttore dell’Editoriale Olimpia
Fernando Noris, curatore della mostra

La mostra raccoglie le opere di tre artisti uniti dalla passione per l’arte animalier, nata in Francia agli inizi del 1800. Per quanto riguarda gli oli su tela, le tempere e acquarelli su
cartoncino: Mario Norfini le cui opere si trovano nella parte centrale della sala; Roberto Lemmi a cui sono dedicate due sale). Per le ceramiche Guido
Cacciapuoti
.

Le opere selezionate costituiscono un’esauriente rassegna della pittura e della scultura di genere, che negli ultimi cento anni hanno rappresentato un chiaro elemento di raccordo fra l’uomo, la
campagna, il tempo libero vissuto all’aria aperta, la cultura viva e vitale di un naturalismo a dimensione umana.

Il presidente della Provincia Valerio Bettoni, ringraziando la Fondazione il Nibbio e Cacciapuoti, ha evidenziato l’importanza di una mostra costruita attorno al mondo animale
nella sua vera essenza.

Il concetto è stato ripreso dall’avvocato Bana che ha ricordato l’importante anniversario della fondazione il Nibbio, a 20 anni dalla sua fondazione: «Attraverso questa mostra
vogliamo ricordare che siamo uomini che appartengono a quella ruralità semplice e vera che vogliamo difendere a tutti i costi – ha spiegato l’avvocato Giovanni Bana
-. L’arte animalier ha una sua posizione forte e radicata nella storia dell’arte e la possibilità di avere qui esposte le opere ne è la dimostrazione».

Fernando Noris ha ricordato il valore simbolico che i tre artisti hanno voluto attribuire alle loro opere e ai soggetti ritratti. «Gli artisti – ha spiegato –
ci presentano degli animali trasfigurati nell’arte, animali che smettono di essere una parte della vita quotidiana per diventare simboli della vera natura».