Si sta espandendo la possibilità di vendere il latte appena munto alla stalla o anche al di fuori di questa. Un recente provvedimento ha disciplinato la materia dettando norme di
produzione e di commercializzazione.
Per la verità la possibilità di vendere il latte crudo era già prevista nel vecchio regolamento sulla vigilanza igienica del latte destinato al consumo diretto (Decreto 9
maggio 1929).
Ma le condizioni sanitarie degli allevamenti di allora, con la tubercolosi bovina imperante e la brucellosi dei bovini, ovini e caprini molto diffusa, scoraggiava ogni iniziativa, se non per
rari allevamenti sotto stretto controllo sanitario.
Attualmente i requisiti sanitari per la produzione del latte crudo e del colostro delle vacche, delle bufale, delle pecore e capre e di femmine di altra specie e qui si riferisce in particolare
all’asina, si possono così riassumere:
• Assenza di malattie infettive trasmissibili all’uomo attraverso il latte e di ogni altra infezione che può portare alla sua contaminazione
• Alimentazione razionale ed assenza di sostanze o prodotti non autorizzati e trattamenti sotto controllo veterinario con i prescritti tempi di sospensione
• Igiene delle attrezzature per la mungitura,la raccolta e il trasporto del latte. Il colostro è munto e raccolto separatamente
• Mantenimento della catena del freddo nei contenitori e mezzi di trasporto
• Igiene del personale addetto
• Periodico controllo della carica batterica del latte e delle cellule in modo da escludere qualsiasi iniziale infezione della mammella.
Posseduti tutti questi requisiti, qui sinteticamente riassunti, la commercializzazione del latte crudo destinato all’alimentazione umana è consentita secondo le seguenti
modalità:
• Direttamente nell’azienda di produzione dal produttore al consumatore finale; sono escluse vendite di latte di raccolta da altri produttori ;
• Attraverso macchine erogatrici collocate nella stessa azienda agricola o al di fuori di questa, però nell’ambito del territorio dove risiede l’azienda produttrice o delle Province
contermini.
Il rifornimento del latte alle macchine erogatrici deve essere giornaliero e il latte, non erogato dalla macchina nello stesso giorno di rifornimento, dev’essere riportato nell’azienda di
provenienza e, per la successiva commercializzazione, dev’essere sottoposto a pastorizzazione oppure destinato alla caseificazione per la produzione di formaggi a lunga stagionatura, oppure
all’alimentazione animale.
Come tutti i prodotti alimentari anche questo latte deve recare l’etichettatura prescritta dalle vigenti norme e pertanto le macchine erogatrici devono riportare le seguenti indicazioni:
• Denominazioni di vendita: latte crudo di … (specie)
• Ragione sociale dell’allevamento
• Data della mungitura
• Data di fornitura all’erogatore
• Data di scadenza
• Istruzione per la conservazione domestica (in frigorifero fra 0° e 4°C)
Nel caso di imbottigliamento del latte, i contenitori devono riportare anche la quantità netta in litri, oltre le indicazioni sopra elencate.
L’informazione per il consumatore precisa che si tratta di “Latte crudo non pastorizzato” per distinguerlo da tutti i vari e numerosi tipi di latte in commercio.
Da ultimo si riporta il parere di qualche igienista che sconsiglia questo latte per l’alimentazione dei bambini, in cui il sistema immunitario non è ancora ben sviluppato o per non
immunocompetenti (malati cronici, donne in gravidanza,…) Dall’altra parte abbiamo medici che sottolineano come il latte crudo contenga nutrienti non influenzati dalla pastorizzazione,
quindi pienamente disponibili nella loro integrità.

Dante Mena
Marinella Tarabbia La nuova frontiera dei self-service

Latte: ora disponibile anche in appositi distributori automatici

Molto diffusi in Svizzera e Germania i dispenser automatici di latte stanno prendendo piede anche in Italia, soprattutto al Nord

Sono circa una novantina, oggi, in Lombardia, gli allevatori che vendono direttamente al pubblico il latte “crudo” negli appositi distributori automatici a moneta, col marchio “Il mio latte
appena munto”.
Sono dei veri e propri self-sevice, aperti 24 ore su 24, dove al costo di 1 euro si può prelevare un litro di latte appena munto e con 50 centesimi mezzo litro. Il distributore fornisce
anche la bottiglia, al costo di 0,20 centesimi, ma se ci si organizza la si può portare da casa e risparmiare.
Il vantaggio economico è netto sia per il produttore, che recupera anche più dei 2/3 del valore, sia per il consumatore che risparmia il 30% acquistando un alimento di grande
valore nutritivo, paragonabile per igiene al latte di alta qualità. La vendita infatti può avvenire solo se il latte rispetta le norme sanitarie indicate dalla Direzione generale
Sanità della Regione. Senza contare che l’iniziativa riavvicina i cittadini ai prodotti della fattoria, alle tradizioni e alla cultura contadina.
“Il mio latte appena munto” è un’iniziativa nata grazie alle Associazioni allevatori, ai tecnici SATA e alla collaborazione delle Direzioni Generali Agricoltura e Sanità
della Regione Lombardia.
Ogni giorno quindi si può avere a casa latte fresco di giornata che proviene direttamente dagli allevamenti: più saporito, più cremoso e con più vitamine.

Redazione NEWSFOOD.com