La Corte di Giustizia con sentenza definitiva ha chiarito come il tofu non rientra tra i prodotti caseari, essendo pertanto illegittima e foriera di alterazioni della concorrenza l’eventuale nomenclatura in etichetta come “prodotto caseario-vegetale”.
 Milano, 7 gennaio 2018

Il latte è latte: considerazioni sul caso TofuTown

La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’articolo 78, paragrafo 2, e dell’allegato VII, parte III, punti 1 e 2, del regolamento (UE) n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli. Il caso riguardava un’azione inibitoria a carico della TofuTown diffidata dall’utilizzo della nomenclatura “prodotto caseario” rispetto ad un bene veggie come il tofu. 
Considerando il contesto normativo la parte III dell’ allegato VII del citato Regolamento è intitolata «Latte e prodotti lattiero-caseari». Essa stabilisce:
 
«1.      Il “latte” è esclusivamente il prodotto della secrezione mammaria normale, ottenuto mediante una o più mungiture, senza alcuna aggiunta o sottrazione.
 
La denominazione “latte” può tuttavia essere utilizzata:
 
a)      per il latte che ha subito un trattamento che non comporta alcuna modifica nella sua composizione o per il latte di cui la materia grassa è stata standardizzata (…);
 
b)      congiuntamente ad uno o più termini per designare il tipo, la classe qualitativa, l’origine e/o l’utilizzazione prevista del latte o per descrivere il trattamento fisico al quale è stato sottoposto o le modifiche che ha subito nella sua composizione, purché tali modifiche si limitino all’aggiunta e/o alla sottrazione dei suoi componenti naturali.
 
2.      Ai sensi della presente parte per “prodotti lattiero-caseari” si intendono i prodotti derivati esclusivamente dal latte, fermo restando che possono essere aggiunte sostanze necessarie per la loro fabbricazione, purché esse non siano utilizzate per sostituire totalmente o parzialmente uno qualsiasi dei componenti del latte.
 
Sono riservate unicamente ai prodotti lattiero-caseari:
 
a)      le denominazioni seguenti utilizzate in tutte le fasi della commercializzazione:
 
i)      siero di latte
 
ii)      crema di latte o panna
 
iii)      burro
 
iv)      latticello
 
(…)
 
viii)      formaggio
 
ix)      yogurt
 
(…)
 
b)      le denominazioni ai sensi (…) dell’articolo 17 del [regolamento n. 1169/2011] effettivamente utilizzate per i prodotti lattiero-caseari.
 
3.      La denominazione “latte” e le denominazioni utilizzate per designare i prodotti lattiero-caseari possono essere usate anche insieme ad uno o più termini per designare prodotti composti in cui nessun elemento sostituisce o intende sostituire un componente qualsiasi del latte e di cui il latte o un prodotto lattiero-caseario costituisce una parte fondamentale per la quantità o per l’effetto che caratterizza il prodotto.
 
4.      Per quanto riguarda il latte, le specie animali che ne sono all’origine devono essere specificate, quando il latte non proviene dalla specie bovina.
 
5.      Le denominazioni di cui ai punti 1, 2 e 3 non possono essere utilizzate per prodotti diversi da quelli di cui ai suddetti punti. La presente disposizione non si applica tuttavia alla designazione di prodotti la cui natura esatta è chiara per uso tradizionale e/o qualora le denominazioni siano chiaramente utilizzate per descrivere una qualità caratteristica del prodotto.
 
6.      Per quanto riguarda un prodotto diverso da quelli elencati ai punti 1, 2 e 3 della presente parte non possono essere utilizzati etichette, documenti commerciali, materiale pubblicitario o altra forma di pubblicità, (…) né alcuna forma di presentazione che indichi, implichi o suggerisca che il prodotto in questione è un prodotto lattiero-caseario.
 
Emerge, quindi, chiaramente dal testo del citato punto 1 che la denominazione «latte», in linea di principio, non potrebbe essere legittimamente impiegata per designare un prodotto puramente vegetale, dato che il latte, ai sensi di tale disposizione, è un prodotto di origine animale, come emerge anche dall’allegato VII, parte III, punto 4, del regolamento n. 1308/2013, il quale prevede che, per quanto riguarda il latte, le specie animali che ne sono all’origine devono essere specificate, quando il latte non proviene dalla specie bovina, nonché dall’articolo 78, paragrafo 5, di tale regolamento, che conferisce alla Commissione il potere di adottare atti delegati intesi a precisare i prodotti lattiero‑caseari per i quali devono essere specificate le specie animali che sono all’origine del latte, quando esso non proviene dalla specie bovina.
Emerge parimenti dal testo di tale punto 2 che un «prodotto lattiero‑caseario» deve contenere i componenti del latte, essendo derivato esclusivamente da quest’ultimo. A tal proposito, la Corte ha già statuito che un prodotto lattiero‑caseario, nel quale un componente qualsiasi del latte sia stato sostituito, anche solo parzialmente, non può essere designato con una delle denominazioni di cui all’allegato VII, parte III, punto 2, secondo comma, lettera a), del regolamento n. 1308/2013 (v., in tal senso, sentenza del 16 dicembre 1999, UDL, C‑101/98, EU:C:1999:615, punti da 20 a 22). A maggior ragione, lo stesso vale, in linea di principio, per un prodotto puramente vegetale, dal momento che un prodotto siffatto, per definizione, non contiene alcun componente del latte.
Risulta dall’insieme degli argomenti suesposti che la denominazione «latte» e le denominazioni riservate unicamente ai prodotti lattiero‑caseari non possono essere legittimamente impiegate per designare un prodotto puramente vegetale. L’aggiunta di indicazioni descrittive o esplicative che indicano l’origine vegetale del prodotto in questione, come quelle oggetto del procedimento, non influisce su tale divieto (v., in tal senso, sentenza del 16 dicembre 1999, UDL, C‑101/98, EU:C:1999:615, punti da 25 a 28).
Orbene, il fatto che la possibilità di utilizzare, nella commercializzazione o nella pubblicità, la denominazione «latte» e le denominazioni riservate unicamente ai prodotti lattiero-caseari sia riservata unicamente ai prodotti conformi ai requisiti stabiliti dall’allegato VII, parte III, del regolamento n. 1308/2013 garantisce, in particolare, ai produttori di detti prodotti, condizioni di concorrenza non falsate e, ai consumatori degli stessi, che i prodotti designati dalle suddette denominazioni corrispondano tutti alle stesse norme di qualità, proteggendoli al contempo da qualsiasi confusione quanto alla composizione dei prodotti che intendono acquistare. Le disposizioni di cui trattasi sono dunque idonee a realizzare tali obiettivi. Esse, inoltre, non vanno oltre quanto è necessario per realizzarli, e l’aggiunta a dette denominazioni di indicazioni descrittive o esplicative, per designare prodotti che non soddisfano tali requisiti, non può, come già statuito dalla Corte, escludere con certezza qualsiasi rischio di confusione nella mente del consumatore. Di conseguenza, le disposizioni di cui trattasi non violano il principio di proporzionalità (v., in tal senso, sentenza del 16 dicembre 1999, UDL, C‑101/98, EU:C:1999:615, punti da 32 a 34).