Il 53% dei laureati trova lavoro entro un anno dal termine degli studi e l’85% entro 5 anni.
Questo il risultato del decimo Rapporto AlmaLaurea, che ha intervistato circa 93 mila laureati negli anni 2002, 2004 e 2006 provenienti da 45 università italiane per analizzare la
situazione occupazionale in atto nel mercato italiano.
Dal rapporto emerge una lieve crescita dell’occupazione ( 0,6%) parallelamente ad un lieve calo della disoccupazione (-0,5%), ma risulta ancora alto il tasso di precariato tra i laureati: se a
5 anni dalla laurea il 70% ha un lavoro stabile, il 48%, dopo un anno dal conseguimento dell’ambito diploma (ed il 27% dopo 5), è ancora legato ai contratti a termine.
Resta profondo, inoltre, il divario tra le diverse aree geografiche del Belpaese e i salari continuano costantemente a perdere potere d’acquisto. Basti pensare che la retribuzione varia da
1.040 euro netti al mese per i neolaureati a 1.342 dopo cinque anni.
Secondo il direttore di AlmaLaurea, Andrea Cammelli, “si profila un calo delle matricole” e “si investe poco nella formazione universitaria”, per cui “abbiamo la popolazione adulta meno
istruita d’Europa”: “Non possiamo permetterci di bruciare una generazione – ha osservato Cammelli – dopo averla istruita: non c’è sviluppo senza i giovani. Per questo, serve una
convenzione che veda l’apertura di sportelli AlmaLaurea in tutte le sedi provinciali, al servizio dei giovani, delle imprese, del sistema Paese”.
“Il futuro governo – ha concluso – deve aiutare soprattutto le piccole e medie aziende (il 95% del sistema produttivo italiano), alle prese con la difficoltà di fare ricerca, di accedere
a mercati internazionali, a dotarsi di capitale umano qualificato favorendo la formazione di studi associati”.