LE 5 ESSE DEL NUOVO MODUS VIVENDI – A PARTIRE DALLA PAC

LE 5 ESSE DEL NUOVO MODUS VIVENDI – A PARTIRE DALLA PAC
LE 5 ESSE DEL NUOVO MODUS VIVENDI – A PARTIRE DALLA PAC – A PARTIRE DAL MONDO AGRICOLO

Modello delle 5 esse (S): sicurezza, sussidiarietà, sostenibilità, salubrità, solidarietà

 

PAC2021-2027, PIU’ RIGENERAZIONE E PIU’ SOSTENIBILITA’.
LE 5 “ESSE”: OBIETTIVO STRATEGICO PER LE STRATEGIE POLITICHE E  PER LE IMPRESE PRIVATE E PUBBLICHE
FUTURO DELLE IMPRESE AGRICOLE ITALIANE: CREATIVITA’ MANIFATTURIERA TECNOLOGICA
SOSTENIBILITA’  FA RIMA CON VIVIVIBILITA’
 
La PAC, come noto, è la legge più importante per l’agricoltura europea e italiana. La situazione globale dell’ambiente impone urgenti cambiamenti anche di leggi, norme, direttive, regolamenti e procedure burocratiche consolidate.
In questo momento il freno maggiore allo sviluppo, alla creatività e all’uscita dalla situazione di crisi della produttività, del PIL, dei consumi finali, della spesa privata e pubblica è dato proprio – per l’ambito agricolo ma non solo – dalla impostazione burocratica rigida del super-controllo documentale, cartografico, progettuale che allunga tempi, disattende, parte vecchio e scoraggia gli investimenti.
Un cambio di metodo, una riduzione di pratiche preventive – dicono diversi studi e ricerche universitarie nel mondo – riducono anche del 30% i costi e superano del 40% i blocchi allo sviluppo. E’ su questo che la PAC 2021-2033 (due mandati) deve giocarsi il ruolo di traino e deve definire nello stesso “piano poliennale” una più ampia strategia.
L’agricoltura è anche ambiente, clima, salute, generazione, sostegno, vitalità. Molto può essere fatto e passare attraverso una agricoltura impegnata nel sociale e nel civile. La PAC Europa sono 58 mld/euro l’anno distribuiti a tutti i 28 Paesi europei, pari a circa 400 miliardi ogni mandato. L’Italia è uno dei vecchi Paesi fondatori che versa di più (circa 14 mld/euro l’anno) rispetto a quello che ha di ristorno, contribuendo allo sviluppo di altri Paesi che versano meno e ricevono di più.
La UE investe (non spende solo) 5 mld /euro l’anno per la Pac, per la Coesione circa 4,6 mld/euro, per la Ricerca in Italia circa 1,5 mld/euro, per un totale di 11 mld/euro in Italia.
Per esempio il Belgio versa 3 mld/euro circa e riceve 7,5 mld/euro, la Grecia contribuisce con 1,2 mld e riceve 5,2 mld; l’Ungheria 800mila euro contro 4 mld/euro; la Polonia versa 3 e riceve 12 mld/euro; la Romania 1,3 contro 5 mld/euro…
E’ evidente che l’integrazione, la sussidiarietà, la comunità, la solidarietà, la condivisione di progetti comporta che i paesi più solidi, più affidabili, più ricchi versino di più per ricevere meno.
Ma questo dovrebbe essere un principio etico-morale fra tutti i membri anche su altre questioni: l’Italia è debole parlando di spread e di migranti, mentre è un paese forte contributore, è un paese con disponibilità economica quando deve versare alle casse comuni. Credo che una buona Europa, voluta da tutti, sia quella che vada oltre i prioritari calcoli  di bilancio e il potere della finanza, e ponga anche altri fattori vitali e sociali sullo stesso piano e valore, non di più e non di meno.
Penso al buonvivere, alla salute, il welfare, la difesa e l’esercito comune, contratti di lavoro simili, una sola banca, una sola politica diplomatica estera, accordi collettivi continentali unici e non doppioni,  condizioni di educazione civile, un inizio di lingua comune vera… ma rispettando le peculiarità produttive delle macroregioni e delle nazioni singole. Una federazione.
Schengen deve andare oltre alla semplice caduta dei controlli doganali, il trattato di Lisbona deve andare oltre il libero scambio; il trattato di Dublino deve andare oltre alla semplice tutela soggettiva dei confini per scopo e per destinazione.
Il premier Conte recentemente è stato chiaro. Estrapolo una frase che reputo un paradigma da declinare per tutti i comparti e tutti i settori: < L’obiettivo politico ultimo di questo Governo non è incrementare il nucleo soggettivo degli imprenditori, ma di realizzare le condizioni perché le comunità di donne e di uomini, in qualunque contesto, possano perseguire uno sviluppo sostenibile >.
E’ per questo che anche la PAC deve reinventarsi attraverso una valenza etica dello sviluppo e del consumo (a 360 gradi) a partire dalla rigenerazione di qualunque bene con il fine dello sviluppo sostenibile che può alimentare circoli virtuosi con effetto domino. Non è neppure una idea nuova in economia. La PAC è il primo strumento legislativo collettivo che deve farsi gestore e curatore di un sistema agricolo-biologico-ambientale sempre più  in balia di eventi climatici eccessivi, cambi repentini, nuovi malanni che colpisco, anche, vigneti e ignorano le regole dei disciplinari dei vini.
L’atmosfera produttiva in senso lato (climatico, politico economico, salutistico, consumistico) impone urgenze. In particolare le aree di produzione dei Do-Ig hanno bisogno di misure e parametri geografici-tecnici conformi al nuovo ambiente, soprattutto in quelle fasce di territori difficili e disagiati dove operano non martiri e missionari ma co-attori e responsabili del buono, del sano, di una sostenibilità e salvaguardia che ricade a valle su tutta la socialità, da cui dipende il nostro futuro di vivibilità.
La certezza dello sviluppo infinito è crollato. L’onda lunga di un capitalismo sempre in crescita non è più fattibile. Bisogna ricredersi su molti dogma, e aprire gli occhi, la mente, il futuro su nuove leggi. Abbiamo dimenticato i fondamentali, le regole base, l’economia locale, il piacere del gusto vicinale. In ogni caso la lungimiranza, la visione, la strategia devono essere concepite in una ottica collettiva, di grande respiro e di geopolitica condivisa. Occorre concentrare gli sforzi, elevare concetti di vita collettivi e abbandonare ogni rivalsa consociativa o lobbistica che non ha portato nulla di buono.
Queste sono le scelte vere di vita economica, senza dimenticare, giustamente, la salubrità, la circolarità di un bene, la vivibilità della persona, la bellezza della vita, la funzione dell’uomo e donna nel mondo, la completezza di esistere senza abbandonare qualche piccolo desiderio soggettivo e privato come del buon cibo e del buon vino. Anche questo è economia circolare e sostenibile, come non sprecare, recuperare, riusare, bere meglio ad un prezzo giusto, amare le osterie, i piatti della nonna. In poche parole attivare il modello delle 5 esse (S): sicurezza, sussidiarietà, sostenibilità, salubrità, solidarietà .

Giampietro Comolli

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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

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Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
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