LE GUERRE DEL SALE IN ITALIA

LE GUERRE DEL SALE IN ITALIA

LE GUERRE DEL SALE IN ITALIA.

PER 1000 ANNI IL SALE CONDIZIONO’ L’ECONOMIA E LA VITA DI MOLTI POPOLI

Anche l’Italia ha avuto le sue guerre del sale, soprattutto legate al potere espansionistico e commerciale della Serenissima di Venezia. Un primo contatto armato si ha con la decadenza della città di Comacchio, capitale del sale di allora, già nel 682 d.C. e poi ancora nel 932 da parte di Venezia, poiché Comacchio aveva nel 715 ottenuto l’esclusiva dai longobardi di Liutprando di commercializzare fino a Pavia il proprio sale.

Nel IX-X°sec Venezia iniziò a essere il centro più importante di produzione: Chioggia e diverse isole (Sant’Erasmo, Bovese, Murano…) estraevano sale, ma le conquiste di Cervia, di Canne in Puglia e via fino a Creta e a Cipro ampliarono notevolmente il mercato, il potere e la forza economica.

Quando città o signorie limitrofe cercarono di sottrarsi al monopolio veneziano, immediatamente scoppiarono conflitti che passano alla storia come “guerre del sale”, fra cui quella dell’estate del 1338 contro Mastino della Scala, signore di Verona, Vicenza, Padova e Treviso che alla fine vide Venezia trionfare distruggendo tutte le guarnigioni delle saline scaligere, ma soprattutto diede inizio alla espansione in terraferma conquistando diverse fortezze.

All’inizio del 1482 Venezia dichiara guerra a Ferrara, perché interessata ad espandere i propri domini sulla terra ferma e perchè Ercole I d’Este aveva iniziato a raccogliere il sale, e soprattutto a commerciarlo verso i territori padani e lungo il fiume Po, nelle basse sacche di Comacchio.

Conflitto che coinvolse anche il papato di Sisto IV° e Forlì, la città di Genova e tutto il Monferrato a sostegno della Repubblica, mentre si schierarono con gli estensi, Ferdinando I°di Napoli, i Gonzaga, i Bentivoglio di Bologna e il Montefeltro.

Nel 1484 Venezia ottiene tutti i territori a nord del Po, ma Ferrara mantiene gran parte del potere con l’appoggio del ducato di Milano, del Papa e del regno di Napoli per limitare il potere Veneziano.

Ancora lo Stato Pontificio è protagonista di una guerra del sale. Nel 1531 tutte le città e le signorie facenti parte o alleate del Papa erano obbligate a versare una tassa sul sale, ma nel 1539 papa Paolo III° Farnese interessato ad avere più fondi per ampliare anche il potere famigliare, decide di raddoppiare la gabella causa anche la concomitante e dura carestia che ha colpito i territori dello Stato Pontificio.

Ma la libera città e la Signoria di Perugia non ci sta e si ribella. Il papa che manda l’esercito con a capo il figlio Pier Luigi Farnese. Nel 1541 Perugia cadde ancora sotto il dominio dello stato pontificio, ma i perugini non domati, boicottarono la tassa del sale all’origine della guerra, smettendo di salare il pane, alimento base per il popolo, e da allora in zona si produce pane sciapo, cioè insipido, senza sale.  A onor della cronaca è bene rammentare che nel bilancio della Repubblica di Venezia dell’anno 1582, le entrate complessive della vendita del sale raggiungevano la cifra di 638.000 ducati, ovvero un importo che copriva abbondantemente tutti i costi di manutenzione e navigazione di tutte le grosse navi da guerra e armate della Serenissima, consentiva di ridurre i noleggi dei mercanti per favorire altri commerci e sostenevano tutte le spese della potente Marina Veneziana.

Talmente alta era la necessità di sale per le diverse funzioni tecniche alimentari dell’epoca, che il sale di Venezia in ogni caso copriva solo una fetta minimale del bisogno generale di tutte le popolazioni per cui, già dalla fine del XV° secolo una altra città marinara e commerciale come Genova si diede da fare con il traffico del sale importando da Ibiza-Baleari oltre 6000 tonnellate all’anno scambiato con frumento e grano italiano e siciliano.

Anche dal ragusano arrivava sale in Liguria, da cui poi partivano i carri destinati ai mercati di Saluzzo, Torino e Savoia. Nel 1624 Genova per garantirsi la sicurezza dei viaggi acquistò il feudo dei Del Carretto di Zuccarello nell’alto savonese dove inoltre gli acquirenti di sale (e di olio) dovevano pagare un pedaggio salato per il transito, ma questo fu la causa della guerra con il Duca di Savoia che vide penalizzati tutti i propri possedimenti. Il conflitto si concluse nel 1631 con il trattato di Cherasco, ma il possesso di Zuccarello rimase ai Genovesi

 

Foto cover:
Magazzino di San Marco, dove veniva stoccato il sale

 

Vedi altri articoli e video su SALE ITALIANO

Giampietro Comolli

Redazione Newsfood.com
© Riproduzione Riservata

Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

Mob +393496575297

Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
Curatore Rubrica Assaggi in libertà

Redazione Newsfood.com
Contatti

 

Leggi Anche
Scrivi un commento