Le nuove norme sul lavoro part time

La Fondazione Studi Consulenti del Lavoro ha formulato il principio n. 12 del 27 marzo 2008 con cui ha illustrato le novità in materia di lavoro a tempo parziale introdotte dalla legge
24 dicembre 2007, n. 247.
In primo luogo il legislatore ha eliminato la possibilità delle parti individuali del rapporto di lavoro di stipulare clausole elastiche e flessibili in mancanza di una disciplina
stabilita dalla contrattazione collettiva. Le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, dunque, possono prevedere clausole flessibili per la
variazione della collocazione temporale della prestazione e clausole elastiche relative alla variazione in aumento della durata della prestazione lavorativa.
La Fondazione, dunque, ha inteso chiarire se l’abrogazione della possibilità di sottoscrivere patti individuali per regolamentare singole clausole determini o meno l’immediata
invalidità delle clausole stipulate prima della entrata in vigore della medesima legge (1 gennaio 2008).
Dall’esame della giurisprudenza e del disposto normativo, la Fondazione ha dedotto che le clausole elastiche e flessibili stipulate dalle parti prima del 1° gennaio 2008 mantengono la loro
validità ed efficacia fino a quando la contrattazione collettiva non interverrà con una regolamentazione specifica.
In merito alla decorrenza delle clausole, la legge prevede che il datore di lavoro deve dare al lavoratore un preavviso di almeno cinque giorni lavorativi, ma il datore di lavoro e il
lavoratore di comune accordo possono stabilire periodo di preavviso minore, purchè esso non venga del tutto eliminato.
In caso di assunzioni a tempo pieno per l’espletamento delle stesse mansioni, inoltre, la legge prevede che il lavoratore part time abbia diritto di precedenza: la Fondazione ha sottolineato
che esso rappresenta un diritto soggettivo ed un obbligo per il datore di lavoro a livello nazionale, ma solo per il lavoratore che, avendo un rapporto di lavoro a tempo pieno, ha chiesto ed
ottenuto la trasformazione del rapporto di lavoro a tempo parziale.
Sono esclusi dalla nuova norma, invece, i lavoratori assunti direttamente con part time, per i quali “resta ferma la possibilità di prevedere nel contratto individuale un diritto di
precedenza in caso di assunzione di personale a tempo pieno in attività presso unità produttive site nello stesso ambito comunale, da adibire alle stesse mansioni od a mansioni
equivalenti (articolo 5, comma 2 del D.Lgs. n. 61/2000)”.
La Fondazione ha sottolineato che la nuova norma non prevede che l’assunzione a tempo pieno debba avere una durata a tempo indeterminato, ma ha osservato che, tenendo conto dell’obiettivo di
tutela che essa persegue, “deve ritenersi che il diritto di precedenza non sorge in caso di nuove assunzione a tempo pieno e determinato”.
La legge, inoltre, prevede una specifica forma di tutela per i lavoratori del settore pubblico e privato affetti da patologie oncologiche dotati di una ridotta capacità lavorativa (anche
per effetto delle terapie salvavita) e stabilisce che questi abbiano diritto alla trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale.
Ne consegue che il datore di lavoro non possa negare tale richiesta e l’accordo dovrà essere raggiunto con priorità alle specifiche esigenze individuali del lavoratore o della
lavoratrice di cui un’apposita commissione medica abbia attestato la ridotta capacità lavorativa.
Esistono, poi, situazioni in cui il lavoratore gode del diritto di priorità nella trasformazione del contratto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale:
– coniuge, figli e genitori affetti da patologie oncologiche
– necessità di assistere una persona convivente con totale e permanente inabilità lavorativa, che assuma i connotati di gravità di cui all’articolo 3 della legge
n.104/1992, alla quale sia stata riconosciuta un’invalidità del 100% con necessità di assistenza continua
– figlio convivente di età non superiore ai tredici anni o con figlio convivente portatore di handicap.
Per i datori di lavoro del settore edile è previsto un ulteriore obbligo, che consiste nella comunicazione all’INPS dell’orario di lavoro a tempo parziale stabilito con i singoli
lavoratori. La Fondazione, tuttavia, ha sottolineato la necessità che l’Istituto provveda a coordinare tale disposizioni con quelle relative alle Comunicazioni Obbligatorie on line.

Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, principio n. 12 del 27 marzo 2008

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