Buone notizie per i golosi di patatine fritte. La principale fonte dietetica di acrilamide, infatti, non è associata ad un maggior rischio di cancro, secondo i risultati di una serie di
studi condotti in Italia e in Svizzera e coordinati da Carlo La Vecchia dell’Istituto Mario Negri e dell’Università degli Studi di Milano e da Fabio Levi dell’Università di
Losanna. La ricerca fa chiarezza sull’allarme legato al consumo di acrilamide. Questa sostanza, ricorda una nota del Mario Negri, è un composto chimico che migliora la solubilità
dei liquidi ed è utilizzato nell’industria della carta, delle vernici e nei filtri per l’acqua potabile.
L’acrilamide può raggiungere livelli da 1 fino a 4 mg/kg in alcuni campioni di patatine, mentre è 1.000 volte inferiore nell’acqua potabile. Questa sostanza è neurotossica
ed è classificata come probabilmente cancerogena dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, rispetto a esposizioni e incidenti sul luogo di lavoro. Lo scorso anno un notevole
allarme era stato sollevato dall’osservazione che alcuni alimenti – oltre alle patate fritte anche altri cereali cotti a elevata temperatura (corn flakes, ma anche certi tipi di pane e pasta) –
contenessero livelli quantificabili di acrilamide e potessero costituire un rischio di cancro per la popolazione generale. L’acrilamide si produrrebbe riscaldando a temperatura elevata i
cereali. Per verificare questa ipotesi, sono stati analizzati i dati di ampi studi sui tumori del tratto digerente, laringe, ovaio e mammella, condotti in Italia e Svizzera su oltre 20.000
soggetti (7.200 casi e circa 13.300 controlli). “Per nessuno dei tumori presi in esame – afferma nella nota Silvio Garattini, responsabile dell’Istituto Mario Negri di Milano – il rischio
risultava aumentato nei soggetti che consumavano abitualmente patate fritte o patatine arrosto, che costituiscono la principale fonte di acrilamide nella popolazione italiana”. Tutti i rischi
relativi per i consumatori abituali di acrilamide erano attorno o inferiori all’unità, in particolare per i tumori intestinali.
Analoghi studi, condotti in Nord America e in Svezia, hanno consentito di escludere un’associazione tra fonti di acrilamide e rischio di cancro anche da quelle popolazioni.
“Questi studi evidentemente – conclude il farmacologo – non assolvono il frequente consumo di patate fritte da altri rischi per la salute, come obesità e malattie cardiovascolari e
metaboliche, ma indicano come gli allarmi nell’opinione pubblica, in relazione a esposizioni a basse dosi di sostanze tossiche, siano spesso ingiustificati”.

www.italiasalute.it