Le Polveri? Possono Esplodere!

Il pericolo di esplosioni dovute a polveri combustibili viene spesso sottovalutato rispetto a quello dovuto ai liquidi e gas infiammabili, sebbene i danni causati possano essere anche maggiori.
Le polveri combustibili che possono dare origine ad esplosioni sono presenti in una gran parte delle industrie italiane come quella alimentare, chimica, metallurgica, della lavorazione del
legno, ecc. Basti pensare all’industria alimentare e in particolare a quella parte che si occupa della lavorazione delle polveri di grano, cereali, legumi, foraggi, del latte in polvere e
dello zucchero. Tutti noi utilizziamo questi prodotti nel vivere quotidiano ignorando, nella maggior parte dei casi, che possono essere particolarmente pericolosi nella loro lavorazione nei
cicli industriali.
È necessario affrontare, quindi, le problematiche della scelta degli impianti e componenti elettrici da utilizzare in queste industrie e della classificazione dei luoghi pericolosi per
presenza di polveri combustibili all’interno degli ambienti. Tutto questo è affrontato facendo riferimento alla normativa vigente comprendente il D.Lgs. 233/03 e le norme CEI
31-67, CEI 31-66 e CEI 31-56.

Le polveri combustibili possono dar luogo a due tipi di pericolo:
– in caso di dispersione in atmosfera possono causare delle esplosioni;
– in caso di deposito in strati su componenti che producono calore possono dare origine ad incendi.

Il pericolo di esplosione dovuto alla presenza di polveri combustibili si manifesta quando queste, disperse nell’aria, formano delle miscele (nubi) di combustibile (polvere) e di
comburente (ossigeno presente nell’aria), cosicché, in presenza di una sorgente di accensione di sufficiente energia, sono in grado di formare un’onda di pressione ed un
fronte di fiamma con effetti esplosivi. Perchè questo si verifichi è necessario che la polvere combustibile sia presente all’interno della nube in una concentrazione
compresa nel campo di esplodibilità della stessa.

Un altro parametro, che si può introdurre per capire quale sia il pericolo che può originare una data polvere combustibile, è la granulometria. Essa consiste nella
misurazione della ripartizione percentuale delle particelle della polvere combustibile in questione in funzione del loro diametro. Visto che le particelle di polveri combustibili con grandezza
superiore a 500 μm possono considerarsi, con una certa cautela, non in grado di dare origine a nubi esplosive, se da questa misura risulta che la polvere in questione è formata in
gran parte da particelle aventi queste dimensioni, si può fare riferimento al solo pericolo di incendio. È da ricordare che, comunque, per l’effettuazione di questa misura
deve essere preso in considerazione un campione rappresentativo di tale polvere prevedibile nell’ambiente oggetto di studio nelle peggiori condizioni. Questo in quanto le particelle di
polvere possono essere sottoposte, durante la lavorazione e il trasporto, a diverse operazioni che ne determinano uno sminuzzamento con la conseguente formazione di particelle più fini,
che possono creare pericoli di esplosione.

Il pericolo di incendio è dovuto, solitamente, al deposito di strati di polvere sulle apparecchiature elettriche, che ne causano un peggioramento del raffreddamento con un conseguente
aumento della temperatura superficiale. Se questo aumento di temperatura porta ad una temperatura finale maggiore di quella di accensione della polvere in strato, questa si innesca dando
origine al solo incendio nel caso in cui questi strati siano incapaci di sollevarsi e quindi di formare nubi esplosive. Questo pericolo può essere evitato mantenendo un buon livello di
pulizia, che tenga lo spessore degli strati entro limiti trascurabili.

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