Secondo una nuova ricerca finanziata dall’UE, pubblicata sulla rivista «Ecography», il clima del passato potrebbe avere ripercussioni sulla biodiversità maggiori di quanto si
pensasse. I risultati sono utili a una comprensione più approfondita delle reazioni delle specie agli effetti del cambiamento climatico.

Per secoli gli scienziati hanno tentato di comprendere perché alcune regioni ospitino più specie rispetto ad altre. Negli ultimi 20 anni molti studi, formulando la cosiddetta
ipotesi del «clima contemporaneo», hanno affermato che la distribuzione odierna delle specie è determinata dalla combinazione attuale di acqua ed energia.

Tuttavia, secondo una teoria alternativa, denominata ipotesi del «clima storico», l’attuale ricchezza delle specie riflette le risposte ai cambiamenti storici del clima.

In quest’ultimo studio i ricercatori hanno esaminato le specie di rettili e anfibi in Europa per stabilire in quale misura la variabilità del clima attuale e di quello passato abbia
contribuito alla distribuzione odierna di tali specie. I loro risultati mettono in dubbio l’ipotesi secondo la quale solo i modelli climatici contemporanei sono in grado di spiegare e predire
la diversità delle specie.

«I nostri risultati sono sorprendenti in quanto contraddicono gli studi precedenti dei modelli su larga scala di ricchezza delle specie», ha commentato il dott. Carsten Rahbek
dell’Università di Copenaghen. «Utilizzando un approccio analitico quantitativo, essi forniscono la prima prova a dimostrazione del fatto che il clima storico può
contribuire agli attuali modelli di ricchezza delle specie indipendentemente dal clima contemporaneo ed almeno in pari misura.»

I risultati hanno implicazioni importanti, come spiega il dott. Miguel Araújo del Museo nazionale di scienze naturali spagnolo. «La comprensione dei meccanismi che generano e
mantengono la diversità è fondamentale per poter prevedere le ripercussioni dei cambiamenti del clima contemporaneo sulla biodiversità», ha dichiarato.

«Se il clima contemporaneo influisce realmente sulla ricchezza delle specie, le variabili del clima attuale potrebbero essere utilizzate per prevedere con precisione gli effetti del
cambiamento climatico sulla biodiversità. Se, come indicato dal nostro studio, i meccanismi alla base dei modelli di ricchezza delle specie contemporanei sono di fatto fortemente
influenzati dal clima del passato, le attuali previsioni climatiche potrebbero essere decisamente fuorvianti e occorre quindi sviluppare approcci alternativi per prevedere gli effetti del
cambiamento climatico sulla biodiversità.»

Il progetto ha ricevuto il sostegno dell’UE tramite il progetto ECOCHANGE («Challenges in assessing and forecasting biodiversity and ecosystem changes in Europe»), finanziato a
titolo dell’area tematica «Sviluppo sostenibile, cambiamento globale e ecosistemi» del Sesto programma quadro (6°PQ).