Firenze – Lo scorso 11 febbraio e’ stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto del Governo, dipartimento del Turismo, che ridefinisce la classificazione degli alberghi in
base alle stelle. Un’iniziativa molto attesa, da consumatori e operatori del settore, per cercare di avere un’offerta univoca e facilmente intellegibile sul territorio nazionale e in
linea con le classificazioni simili in altri Paesi d’Europa e del mondo. Fino ad oggi, per esempio, tra un albergo a due stelle di Trapani, c’era un abisso rispetto ad altrettante
stelle a Rimini o a Bolzano, non solo nella qualita’ ma anche nel prezzo: l’assegnazione delle stelle e’ oggi decisa dalle Regioni in base a specifici regolamenti che, visto il
risultato, sono molto diversi da territorio a territorio.

Entusiasmo generale quindi, e elogi al sottosegretario con delega al Turismo, Michela Vittoria Brambilla.

Presi anche noi da tanto entusiasmo (sono molte le lamentele e le segnalazioni di disguidi che arrivano al nostro servizio di consulenza “Cara Aduc”), abbiamo cominciato a darci da fare
per cercare di rendere pratico in lettura ed uso il decreto 21/10/2008, cosi’ come facciamo con le varie “schede pratiche” a disposizione di consumatori ed operatori sul nostro sito
Internet.

Ma ci siamo subito fermati. Il decreto e’ una bufala!! Che tutto promette e nulla cambia o -meglio- forse potra’ cambiare qualcosa, ammesso che sara’ ancora in vigore, tra qualche
secolo. Si’, proprio tra qualche secolo. Siamo esagerati? Leggendo il decreto, a parte le premesse piene di buone promesse e intenzioni, per far capire come stanno le cose, ecco cosa
dicono due articoli cruciali:
– in base all’art.3, la nuova classificazione non riguarda gli alberghi esistenti ma solo quelli nuovi e quelli ristrutturati. Quindi o c’e’ un terremoto in tutto lo Stivale per cui
quasi tutti gli alberghi dovranno essere ristrutturati o riedificati come nuovi, oppure per qualche secolo (grossomodo la durata media di un edificio), la classificazione a stelle
continuera’ ad essere identica a quella attuale. Ovviamente le regioni possono fare in modo diverso, ma, per l’appunto, possono e non devono… aspettiamo il terremoto…
– Ma il Governo (forse consapevole dei limiti dell’art.3?) ha cercato di venire incontro alle esigenze di uniformita’ e standard di qualita’ con l’art.6, istituendo un sistema di
rating, associato alle stelle, che consenta la misurazione e la valutazione della qualita’ del servizio reso ai clienti. Una sorta di toppa, quindi, per la iper-relativita’ dell’art.3?
No, anche qui una bufala, perche’ le stelle sono quelle dell’art.3 e gli alberghi vi aderiscono solo su base volontaria. A che serve, oltre a dire che c’e’?

Che tristezza! Ci hanno preso in giro. E pensare che credevamo che l’univocita’ della classificazione alberghiera a stelle potesse servire a tutti… evidentemente non avevamo dato il
sufficiente credito ai poteri corporativi delle specifiche categorie che, invece, pare siano ben ascoltate dal Governo che, per l’ennesima volta, dimostra di esser sordo alle esigenze
dei consumatori e della democrazia economica

Vincenzo Donvito, presidente Aduc