Leonardo da Vinci amava la Malvasia o Marvasia … ecco la storia

Leonardo da Vinci amava la Malvasia o Marvasia … ecco la storia

Leonardo da Vinci – 500° anniversario della morte

2 maggio 1519 – 2 maggio 2019

Buon amante del vino bianco tranquillo e corposo, la Malvasia o Marvasia come dicono i Veneziani.

 

500 anni dalla morte del “genio”, il 2 maggio 1519, nel castello Lucè di Amboise sulla Loira, ospite di Francesco I° di Francia… migrante dall’Italia.

La Francia ha dedicato a Lui quasi tutto il luogo: un parco che ricorda e propone diverse riflessioni tecniche, scelte architettoniche, gestione dell’acqua. Leonardo da Vinci, non solo un maestro dell’architettura e dell’arte,  è uno dei pochi personaggi mondiali degli ultimi 1000 anni che appartengono al mondo, che tutto il mondo riconosce…come Platone, Cesare…. Toscano, Lombardo, Italiano di nascita ma grande curioso, uomo che ha girato e visto tanti luoghi.

Uomo che racchiude in se non solo il tempo straordinario della fine dell’alto Medioevo ma “profeta unico” del Rinascimento. Ha vissuto eventi straordinari, ha guidato descritto anticipato una epoca che poi è durata 3 secoli. Un architetto globale e un grande anticipatore.

Impossibile ricordare tutte le sua attività, interessi, luoghi, mi limito ai brevi rapporti con la mia città, Piacenza. Quasi sicuramente non la visitò mai, ma mosse tutte le amicizie importanti che aveva per proporsi, verso il 1490-1493, all’amministratore dei beni ecclesiali della Cattedrale, forse un tal Fabbricieri anche se il nome è riferito al tipo di funzione più che un cognome, per costruire in bronzo le porte del Duomo, al posto di tal mastro Ferrero, che Leonardo screditava da tempo.

Il potente clero piacentino, a quel tempo, era in piene lotte intestine di vario tipo: si arrivò all’arresto del Vescovo! Leonardo vedeva Piacenza come luogo obbligato di transito verso nord e verso sud, quindi anche una vetrina, all’epoca, mondiale che avrebbe dato lustro a una sua opera così visibile. Piacenza è un crocevia importantissimo, ma la proposta di Leonardo non ebbe seguito.

Dopo il matrimonio fra Ludovico il Moro e Beatrice d’Este, Leonardo lavora a diverse opere, compreso santa Maria delle Grazie, ottenendo come pagamento un terreno con orto e vigna, proprio dietro a Santa Maria delle Grazie, a Milano,  dove ha lavorato, posto nei pressi del giardino del palazzo Landi che il Moro donò agli Atellani (zona via Magenta). Le piante di vite di Leonardo sono sicuramente quelle che Beatrice d’Este ricevette, come dono di nozze, dalla regina di Cipro Cornaro (un carico di oltre 500 piante di specie diverse mediterranee di Cipro, Creta, Libano, Dalmazia) portato da un battello veneziano fino a Milano.

Sicuramente piante di vite di Moscato provenienti dall’Egitto, progenitrici di tutte le varietà di Moscato, Zibibbo e Malvasia che oggi conosciamo. Gli Atellani impiantarono alcune di queste piante di uva dolce naturale bianca dorata gustosa sulle colline piacentine, dove proprio gli Atellani avevano casa e dove, in occasione dell’impianto di vigna, fu presente anche Leonardo.

Non viceversa: è dalla vigna di Leonardo a Milano che arrivano le piante di Moscato Bianco sui colli piacentini, sul crinale con il pavese, e da quelle piante probabilmente ha origine la odierna, dopo tanti incroci naturali e non, Malvasia di Candia aromatica bianca.

Candia infatti era il nome che i commercianti veneziani, di stoffe, di spezie e di vino dolce, davano all’isola di Creta perché tutte le casa erano “candie”, ovvero bianche.

I Colli Piacentini assurgono quindi a una patria della Malvasia, storica, iniziata 500 anni fa, ma poi registrata e scoperta neanche 200 anni fa. Piacenza all’epoca era una sosta fondamentale verso Milano  come Firenze lo era per Roma. Ad ogni modo Leonardo, negli anni fra il 1490 e il 1500, fu sicuramente a Piacenza e a Cremona per alcuni studi sulle chiuse e canalizzazioni del fiume Po collegato al porto sul grande fiume, particolarmente interessato alla signoria di Milano: fu ospite del castello di Fombio e della Rocca di Monticelli d’Ongina.

Poi Leonardo fu ospite a Venezia del doge Barbarigo con cui passeggiava nelle calli, gli piaceva sostare nei “bacari” vicino a San Marco che venivano chiamati  eccezionalmente “marvasie” che era sinonimo di “ombra di vino bianco di alta qualità”, in esclusiva, quello che proveniva dal mediterraneo orientale, esattamente dal grande magazzino greco ( solo stoccaggio e non produzione) del porto di Monenvasia (da cui Malvaxia… Malvasie…Malvasia).

Questo vino stoccato (un mix di tanti vini diversi raccolti in vari luoghi del mediterraneo)  piaceva a Leonardo, lo beveva nel “ gotto” o goto,  tipico bicchiere da osteria. Venezia all’epoca aveva il monopolio di questo vino bianco ottenuto dalle uve in vigneti delle coste mediorientali, dell’isola di Creta, di Cipro, di Rodi ma non dalle vigne di Monenvasia.

Questo monopolio commerciale  veneziano fu causa di un altro evento unico, quando il bastimento di Piero Querini nel 1432 naufragò con tutto il carico di vino nel viaggio da Candia alle Fiandre e i superstiti riuscirono a raggiungere le isole norvegesi di Lofoten dove scoprirono la produzione dello stoccafisso, da cui prenderà origine il baccalà veneziano.

Infatti in Grecia non esistevano e non esistono viti denominate Malvasia. E’ Venezia che ha creato il mito di quel  “vino” proveniente da Monenvasia e da Candia. Nelle ampelografie storiche il nome Malvasia compare alla fine del 1700 e da allora ne sono state riconosciute o nominate o individuate circa 50 fra vitigni e varietà.

A Leonardo si deve anche un vezzo che ha forse modificato la storia del vino della SS.Messa: nell’ultima cena, nei calici ha disegnato il vino bianco, ma Cristo utilizzò sicuramente vino rosso, come si usa ancora oggi nelle celebrazioni ebraiche (il vino Kasher nella Pessah o Pasqua).

Le recenti analisi del DNA non fanno altro che confermare la strettissima parentela fra le viti&uve Moscato con le Malvasia bianche aromatiche. Il capostipite di tutto è il Moscato di Alessandria (Egitto), dal quale é nato il Moscato bianco presente in tutta Italia. Da questo Moscato é derivata la Malvasia odorosissima primordiale (difficile da trovare), poi si è ottenuta la Malvasia di Candia aromatica bianca che conosciamo oggi.

 

Tiziano Spigariol presidente dell’Associazione Ea Congrega del Tabàro  titolare del marchio MarVasia
www.congregadeltabaro.it

Massimo Zanta Ass. Art Way ideatore del progetto
www.artwaygallery.it

Letterio Riso della Studio Inkimage inventore del marchio MarVasia ed immagine coordinata
www.inkimage.it

Giampietro di Mauro grafico Studio Desarts per realizzazione grafica bottiglia evento 500 anni, etichette, sigillo di Leonardo da Vinci  www.desarts.it

Simone Guglielmini dello Studio Nice Touch  che ha realizzato il rivestimento in tessuto di seta della bottiglia commemorativa
www.nice-touch.it

Stefano Lunardelli della Cantina Capo di Vigna fornitore del Malvasia www.capodivigna.it

Luigi de Marchi di A.B.C.Onlus  riprese video e promozione della comunicazione via Web Tv e Tv del digitaleterrestre   www.beneiculturalionline.it

Roberto Stagnetti di The Wow Factor tour operator incoming per realizzazione Filmato su Leonardo da Vinci
www.thewowfactor.it

Stefano Imperi di Venice Fundraising & Co. per realizzazione Filmato su Leonardo da Vinci
www.venicefundraisingandco.com

 

Giampietro Comolli

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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

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Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
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