La proroga al 31 dicembre prossimo dell’obbligo di indicare in etichetta l’origine della carne di pollo è sicuramente un elemento positivo. Ora, però, è necessario che
questo obbligo diventi definitivo, così la Cia-Confederazione italiana agricoltori commenta la pubblicazione in Gazzetta ufficiale dell’ordinanza del ministero della Salute.

L’etichettatura sull’origine -ricorda la Cia- venne introdotta nell’emergenza provocata dalla psicosi dell’influenza aviaria. Una misura che ha contribuito alla ripresa delle vendite nel
settore del pollame garantendo i consumatori.

Un provvedimento del genere -sottolinea la Cia- deve divenire permanente in quanto una etichettatura chiara e trasparente permette una reale rintracciabilità del prodotto e costituisce
un elemento di garanzia sia per i consumatori che per i produttori. Questa è una scelta irrinunciabile per contrastare ogni tipo di falsificazione e per favorire il successo del
«made in Italy» sui mercati internazionali.

La Cia rileva che il riconoscimento della provenienza dei prodotti permette di salvaguardare l’agricoltura di qualità. L’origine in etichetta, d’altra parte, è resa obbligatoria
in Europa per alcuni importanti prodotti, quali la carne bovina, le uova, l’olio d’oliva, gli ortofrutticoli freschi e il miele. Obbligo che, dopo il pollo, andrebbe esteso per la carne di
maiale e di agnello, le conserve vegetali, i succhi di frutta, la pasta e i derivati dei cereali e i derivati del latte.